Ai simpatici siparietti che caratterizzano la politica italiana, solo l’altro ieri il Parlamento era tutto impegnato in una inconsueta prova canora, si è aggiunto un ordine del giorno di politica estera presentato dall’onorevole Romeo, capo gruppo della Lega alla Camera. Il testo ha avuto la particolarità di essere stato presentato in un modo e poi corretto in un altro. Trattasi del primo documento a nostra conoscenza di politica estera da parte di un movimento per il quale l’estero era principalmente l’altra sponda del Po. La cosa potrebbe stupire, perché la Lega al tempo di Bossi possedeva ancora certe credenziali. Quando Prodi e Veltroni non sapevano cosa fare con l’euro, Bossi aveva già pronti i coni della nuova moneta. Poi tutto si è sciupato con Salvini che si è messo a stampare magliette con il viso di Putin. Questa generazione di leghisti deve discendere dai lombardi che baciavano le mani a Suvarov, un sanfedista ma pur sempre l’unico generale capace di suonarle ai francesi, quando Putin manco riesce a suonarle agli ucraini. Morale, la modifica del testo ha fatto indignare il pentastellato Patuanelli che ha accusato la Lega di aver fatto “un vero giro della morte”. Prima ha presentato un ordine del giorno che si dissociava dalla linea bellicista del governo. “Poi sono stati rimessi in riga da Meloni, Tajani e Crosetto e hanno cancellato tutto il ragionamento sul fallimento della strategia militare ucraina, rimettendosi per ora l’elmetto in testa”. Parole di Patuanelli che voleva votare il documento per vantarsi della prossima crisi del governo. Alla fine è stato presentato un testo piuttosto incolore che invita alla ripresa diplomatica.
Per una volta non bisogna troppo infierire sulla giravolta leghista. Davvero c’è una pressione nell’opinione pubblica italiana per piantarla li con il sostegno alla guerra. Cosa ne abbiamo cavato e poi, cosa ci importa di chi comanda in Ucraina. Questo il senso. Persino in America c’è una visione non troppo dissimile, se non per il fatto che gli americani oramai si sono convinti che i russi sono troppo incompetenti e disorganizzati, per rappresentare davvero una minaccia. Vero è che i tedeschi la pensano completamente diversa, e già si vogliono riarmare come mai avevano più fatto dagli anni trenta del secolo scorso. Nel complesso europeo la si pensa però come leghisti e cinque stelle anche in Francia e Spagna, soprattutto con le preoccupazioni aumentate per la crisi in medio oriente, molto più sentita e inquietante. Se la vedono un po’ loro, sti ucraini, che Zelensky ha stufato. Non dimentichiamoci poi l’Ungheria che essendo stata schiacciata dai russi per ben due volte in due secoli distinti, teme di esserlo anche in un terzo e si prostra da subito ai loro stivali. Non tutti i popoli europei sono nati indomiti, Rousseau insegnava che c’erano anche quelli rimasti di schiavi.
In questo contesto è stata per lo meno anomala la voce del capo di Stato maggiore dell’esercito di Sua Maestà che senza tante perifrasi ha detto a Londra ai cittadini di prepararsi alla guerra con la Russia. Gli inglesi sono tipici di simili bizzarrie. Quando tutti si mettono a strisciare davanti a chi usa la forza, loro sono pronti a farci a testate. In Europa è accaduto proprio nel secolo scorso, tutti si piegavano davanti ad Hitler tranne l’Inghilterra a cui pure era stata offerta dalla stessa Germania la protezione delle colonie. Sai cosa gliene importa agli inglesi delle colonie se non sanno proteggersele da soli. Proprio non sopportano le minacce e non arretrano di un passo quando sfidati. In parte questo è dovuto ad un loro carattere scorbutico da isolani. Per il resto lo si spiega con chi si è conquistata l’indipendenza e la libertà dal tempo dei romani antichi. Costoro sanno che bisogna essere pronti a combattere, rispetto a chi aspetta che la propria libertà venga regalata con il sangue degli altri. Dio salvi l’Inghilterra.
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