Chi conosce fin troppo bene la situazione del dissesto idrogeologico dagli anni in cui Nicolazzi era ministro, figuratevi se ha mai voglia di accusare il governo Conte per quanto avvenuto ad Ischia. Piuttosto sarebbe ora che Conte imparasse il significato delle parole usate. Se nell’articolo 25 del decreto Genova ci è scritto “condono” per le abitazioni danneggiate o distrutte dal sisma dell’agosto 2017 nei comuni di Casamicciola Terme, Forio e Lacco Ameno, il governo Conte si è comportato a riguardo come il governo Craxi. Ma questa dovrebbe essere una lezione per il suo elettorato che ha votato uno che giunto al governo ha usato la tragedia del ponte Morandi per sistemare i sospesi con qualche sostenitore. Al limite Conte potrà essere accusato di aver abolito l’unità di missione “Italia sicura” e bloccato il progetto “Casa Italia” lanciato da Renzo Piano voluto apposta per mettere in sicurezza le zone a rischio sismico. Che danni volete abbia mai fatto Conte al nostro paese?
Giunti a questo stato delle cose il problema non è però il giudizio sui governi Conte, che abbiamo espresso quando Conte era in carica. Il problema sono le intenzioni del nuovo governo. Purtroppo, queste non appaiono chiarissime. Un ministro vuole mandare in galera i sindaci ed un altro li vuole con maggiori poteri. Per cui in frangenti simili dobbiamo aspettare che il presidente del Consiglio si esprima, perché le due ipotesi formulate, insieme non possono tenersi.
Una differenziazione interna al governo su una questione di tale rilevanza, che riguarda principalmente la realtà del Mezzogiorno, non è confortante. Soprattutto dopo l’ultimo rapporto Svimez da brividi pubblicato. E meno male che il governo intenderebbe procedere con la proposta di autonomia differenziata. Che autonomia potrebbe mai avere un Meridione ridotto nelle condizioni descritte dallo Svimez, caro ministro Calderoli?
È anche vero che nel governo vi sono esponenti che hanno promesso un rilancio del Mezzogiorno realizzando una grande ambizione, ovvero quella del ponte sullo stretto, proposta avanzata da Berlusconi nel 1994, dopo Andreotti, non ricordiamo nemmeno più quando. Con tutto il rispetto, visto l’attuale situazione sarebbe il caso prima di impegnarsi in questo progetto mirabolante di controllare tutto il territorio che lo riguarda, perché Ischia è solo l’aspetto più evidente di una ferita aperta per il paese che dalla Campania si spinge sino alla Calabria e raggiunge la Sicilia, senza particolare bisogno di un ponte, che potrebbe pure franarti addosso.
Varrebbe anche la pena di fare una riflessione sul reddito di cittadinanza. È evidente dal rapporto Svimez che questo non ha aiutato la ripresa del sud del paese, se quello continua a sprofondare miseramente. Se il governo vuole risollevare il Mezzogiorno, deve sostituire il reddito con investimenti in formazione e progetti, recuperare il progetto di Renzo Piano e intensificare la lotta alla criminalità organizzata, su cui non abbiamo notizie, nessuno ne parla.
Sarebbe importante per il nuovo governo imboccare da subito una nuova direzione di marcia cosa che al momento non sembrerebbe capace di fare. Non vorremmo presto dover scorgere una certa assomiglianza fra Conte e l’onorevole Meloni, con anche lei costretta a dire della promessa abolizione del reddito di cittadinanza, che quella non era una promessa. Intanto per il 2023 l’ha confermato e con questo si rischia di dare il colpo di grazia ad un Mezzogiorno che agonizza.
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