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Serve un ministro degli Esteri come Cameron

Riccardo Bruno di Riccardo Bruno
23 Febbraio 2024
in L'editoriale
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Appassionati come sono dal dibattito sul terzo mandato è difficile capire se al governo vi è una qualche consapevolezza della situazione internazionale in cui ci si trova, non proprio felicissima. Tanto che dopo aver ascoltato il vice presidente del Consiglio, senatore Salvini, spiegare compunto come sia necessario aspettare le analisi dei medici ed il giudizio dei magistrati, prima di potersi esprimere sulla morte di Navalny, non si capisce per quale motivo la Farnesina abbia convocato sua sponte l’ambasciatore russo. Il buon ambasciatore caduto dal letto avrebbe potuto benissimo rispondere alla richiesta di chiarezza venuta del ministero degli Esteri italiano sul caso Navalny, con le parole del ministro Salvini. Cosa che parzialmente è avvenuta dal momento che l’ambasciatore ha detto semplicemente alla Farnesina di non impicciarsi in quello che è un affare interno di Mosca. Solo che l’ambasciatore ha aggiunto anche di considerare le accuse di vario genere rivolte al suo di governo, “inutili e inaccettabili”. E questo accusatore non può essere stato certo Salvini, semmai qualcuno altro del governo italiano con un atteggiamento esattamente opposto a quello tenuto dal vice presidente del Consiglio. Per cui se l’ambasciatore russo poteva cavarsela comunque promettendo la sua collaborazione, non si comprende perché la Farnesina non abbia già chiesto la rimozione di detto ambasciatore. Non c’erano le condizioni per convocarlo, ma dal momento che è stato convocato ed ha risposto in quel modo, sarebbe dovuto esser cacciato dall’Italia su due piedi, a meno che il governo italiano nel frattempo si fosse convertito al pensiero di Salvini. Purtroppo non si capisce cosa pensi davvero il governo italiano.

Tantomeno si capisce cosa faccia. Il ministro degli Esteri dopo essere stato preso a ceffoni dall’ambasciatore russo, ha annunciato un accordo bilaterale con l’Ucraina sulla sicurezza. A questo punto bisogna pure che spieghi in cosa consista tale accordo sulla sicurezza con una paese esposto ad un rischio di annientamento da più di due anni. Appunto purché l’Ucraina non è la Croazia. L’Ucraina è una nazione invasa per il venti per cento del suo territorio e ogni giorno sotto le bombe. Quale sarebbe dunque l’impegno italiano per la sicurezza di un paese in tale condizione e quale sicurezza potrebbe mai darci da parte sua un paese completamente minacciato, qual è l’Ucraina? A rigori per la sicurezza dell’Ucraina, l’Italia che di armi nemmeno si sa cosa invii, se ne invia, magari invia giubbotti antiproiettile, dovrebbe schierare i soldati. Più in generale, invece di promuovere un bilaterale per la sicurezza, come ha già fatto la Francia tra l’altro e anche il bilaterale della Francia è poco chiaro, l’Italia, invece di scimmiottare la Francia, dovrebbe chiedere all’Europa un’impegno comune per la sicurezza dell’Ucraina, ponendo almeno al centro degli accordi un rifornimento ininterrotto di munizioni che mancano e di conseguenza l’istituto di una unica difesa europea in modo da avviare una produzione degli stessi calabri per le stesse armi e tutto questo andrebbe fatto molto in fretta, altro che bilaterale. Non osiamo sperare poi nella realizzazione congiunta di un ministero degli Esteri europeo, dove quello italiano potrebbe giusto avere funzioni di succursale, cosa che sarebbe oltremodo necessario davanti a simili performance del ministro,

All’Italia e all’Europa servirebbe un capo diplomatico come David Cameron, che rivolgendosi direttamente all’omologo russo nel corso del g20 , ha affermato senza tanti fronzoli che la Russia ha ucciso Navalny e che per questo ora “la dovrà pagare”. In attesa di vedere il formidabile testo del bilaterale sulla sicurezza italo ucraina, ecco la premessa che sarebbe necessaria da considerare. La Russia deve pagare anche per l’invasione in Ucraina.

foreign office gov. uk
   

Tags: ambasciaotreFarnesina
Riccardo Bruno

Riccardo Bruno

Riccardo Bruno si è laureato in Storia della Filosofia presso l'Università di Roma La Sapienza nel 1988. Dal 1987 al 1989 collabora all'Ufficio esteri del PRI diretto dall'onorevole Vittorio Olcese. Dal 1994 è capo ufficio stampa del PRI, dal 1995 giornalista professionista iscritto alla stampa parlamentare. Nel 1999 è capo redattore de La Voce Repubblicana. È stato poi editorialista per il Foglio di Giuliano Ferrara e l'Indipendente di Vittorio Feltri. Dal 2019 è prima vice direttore de La Voce Repubblicana e poi direttore politico

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