Sfilatasi i guantoni e scesa dal ring di Atreju, il presidente del Consiglio ha indossato il doppiopetto istituzionale e si è recata alle Camere tutta soddisfatta. Nel giro di poche ore, l’onorevole Meloni è passata dal rancore verso Romano Prodi, all’ammirazione per Aldo Moro, il padrino storico di Prodi. Anche se la velocità della trasformazione avvenuta causa il capogiro, bisogna considerarla positivamente. L’onorevole Meloni rappresenta l’Italia ad un vertice europeo, meglio che si richiami ad un qualche sincero europeista, soprattutto se espone il simbolo di un partito che all’epoca di Moro aveva un”idea dell’Europa affatto diversa e conflittuale. Ascoltato che oggi l’onorevole Meloni la pensa come Moro, inizi coni l cambiare quel simbolo, cosa che del resto ha suggerito già un suo ministro.
Dispiace per il presidente La Russa, ma lo impone un’esigenza di chiarezza nei confronti del paese. Ancora davvero non si comprende se il presidente del consiglio italiano sostenga la commissione europea o solo il commissario Fitto. Cosa più grave non si capisce come sia possibile che nel suo stesso governo ci sia chi non sostiene né l’una né l’altro e si riunisca a Bruxelles con chi condanna quello che l’onorevole Meloni pure ritiene fondamentale per l’Unione europea, il sostegno all’Ucraina. Le parole dell’onorevole Meloni ala Camera sull’Ucraina, sono state degne di una autentica democratica occidentale. Peccato che nel suo governo c’è chi pensa l’esatto contrario, sceglie come portavoce Vannacci e si riunisce con Orban, tra l’altro interlocutore privilegiato dell’onorevole Meloni.
Questo guazzabuglio sarebbe degno in effetti di mettere l’Italia in una posizione di un qualche imbarazzo nei confronti dell’Unione europea, il che non significa necessariamente renderla isolata. In vero, mai la voce repubblicana ha ritenuto l’Italia isolata, nemmeno ai tempi del governo Conte. Male che andava nelle foto di gruppo si metteva Conte defilato, Angela Merkel fingeva di non vederlo. In compenso il governo dell’onorevole Meloni non può vantare quel ruolo epocale che pure vagheggia. Nei vertici sull’Ucraina, l’Italia non è stata convocata e l’onorevole Meloni nemmeno se ne preoccupa, come non si accorge che in Libano, nonostante i nostri soldati sul campo, il monitoraggio della tregua spetta alla Francia che di soldati non ne ha schierati affatto. Se poi il presidente del consiglio vuole un riconoscimento per la lotta alla camorra a Caivano, quello glielo concediamo volentieri anche se Caivano attiene alla rubrica degli interni e non necessariamente degli affari europei.
Al limite si può dire che il presidente del Consiglio faccia benissimo a frequentare Elon Musk. L’amicizia con personalità di questa rilevanza è un merito, ci mancherebbe solo non riconoscerglielo. Mentre per esercitare il ruolo di collegamento fra gli Stati Unirti e l’Europa che il presidente del consiglio ha l’ambizione di esercitare, occorre essere innanzitutto rispettosi delle direttive europee. Il che non impedisce di discuterle. non condividerle e persino di volerle cambiare, tutte prerogative di un paese membro della comunità. Pertanto che restano in vigore ci si attiene scrupolosamente ad esse. Una volta riconosciutone il valore, come pure ha fatto l’onorevole Meloni nel suo intervento in Aula. non ci, si mette a contestare la magistratura che le richiama. Il governo chieda all’Unione europea di cambiare le direttive sul rimpatrio e fino a che non saranno cambiate, la pianti di inviare migranti in giro per l’Adriatico. Piuttosto ammetta di aver sbagliato a costruire quella specie di carcere in Albania. Non è una questione di costi, perché anche se l’Italia avesse risparmiato in questo affare, non si è attenuta alla linea europea vigente sui rimpatri, quella linea che la magistratura chiede di osservare, non perché ideologizzata, ma perché conosce la legge.
galleria della presidenza del Consiglio dei ministri







