La segreteria nazionale, la Direzione, La Voce Repubblicana hanno appreso della morte dell’amico affezionatissimo Italico Santoro. Negli anni Italico è stato deputato del partito, membro di Direzione, membro di segreteria e condirettore della voce repubblicana dando sempre un contributo di passione, dedizione ed intelligenza in ciascuna di queste sue mansioni. I numerosi libri che ci ha lasciato, dopo che si era ritirato dalla vira politica attiva, sono un’estrema testimonianza della vivacità e della profondità del suo pensiero e rappresentano un’eredità importante per il mondo e la militanza repubblicana.
Italico aveva una visione ironica, pessimistica, mai cinica, della nostra vicenda nazionale a cominciare dall’interpretazione del Risorgimento sino agli eventi di Mani Pulite e l’epopea bipolarista. Era sostanzialmente convinto che un paese incapace di compiere una profonda riforma della sua vita pubblica, sospeso perennemente fra rivoluzione illusoria e conservazione di fatto, non sarebbe stato capace di porsi all’altezza delle sfide del mondo contemporaneo. Piuttosto era plausibile scivolare mestamente in un ruolo comprimario ed irrilevante sullo scenario internazionale e questo era il suo giudizio di fondo sul peso politico dell’Italia e della sua classe dirigente, maturato negli anni ’90 del secolo scorso. Non la penava diversa da Rino Formica quando in un’intervista disse che Craxi a Berlusconi non avrebbe fatto fare nemmeno il ministro senza portafoglio. Italico, amava parafrasare Rousseau,, un popolo che ha perso la sua libertà una volta, non la riconquisterà mai più, con, un popolo che ha perduto la sua originaria potenza, quello dell’antica Roma, non la ritroverà mai più. Era pronto a scorgere persino nella concezione democratica, l’oscura minaccia del totalitarismo, tanto da ritenere solo la forma repubblicana, la strenua difesa delle istituzioni che era capace di darsi, in grado di difendere le libertà individuali ed il diritto sociale. Questo lo portava a ritenere solo ed esclusivamente gli Stati Uniti d’America campioni del mondo libero e considerava le resistenze dell’Europa ad assimilare il modello politico, economico, religioso, statunitense come il rigetto all’evoluzione positiva del vecchio continente.
Anche quando si era allontanato formalmente dalla vita di partito per dissapori con la segreteria nel 2011, e lamentava le tante occasioni sprecate, non ha mai smesso di seguire, criticare e consigliare, l’attività repubblicana, rivendicando i diritti della sua lunga militanza. Di fatto ci è sempre rimasto vicino, se non politicamente, umanamente e culturalmente. Questo rende ancora più dolorosa a tutti noi la sua perdita.







