Oramai anche la piccola Armenia, tre milioni di abitanti, trentamila chilometri quadrati stretti fra la Georgia e l’Azerbaijan, non ne può più. Il ministro Lavrov è intervenuto ringhiando che i rapporti con Mosca stanno andando al collasso. Da quando è stata invasa l’Ucraina, l’Armenia non fa che ospitare missioni Nato una dietro l’altra. I ristoranti di Erevan sembrano quelli della base di Sigonella, tante sono le uniformi che li pullulano, canadesi, inglesi, americane. Oramai la Nato per la cricca del Cremlino non è più un avversario, è un’ossessione. Di fronte alla costruzione della nuova base in Bulgaria, Putin ha detto per la prima volta una cosa sacrosanta, ovvero che l’America spende il 35 per cento del suo prodotto interno lordo in armamenti, contro il 5, dato falso, comunque indicativo, della Russia. Come si può pensare che la Russia voglia la guerra con la Nato? La sola idea è ridicola. Solo che oramai Putin è ad un tale livello di parossismo che non riesce a tenere il filo di un ragionamento e si dice pronto a distruggere tutti gli F 16, che tra l’altro in Ucraina non ci sono e magari mai ci saranno, ovunque, anche nelle basi Nato. Da che, come si può pensare che la Nato, colpita in una sua base militare non si senta tenuta ad una risposta bellica di qualche tipo? Eccola la guerra con la Nato.
La riprova che Putin poi non capisca niente di cose militari si ha dalla sua stessa descrizione degli F 16. Secondo lui possono trasportare armi atomiche. Anche una biciletta, in effetti, può trasportare una bomba atomica. L’America che però l’ha fatta esplodere davvero, ha elaborato un metodo standardizzato che prevede un modello di bombardiere completamente differente dalle caratteristiche degli F 16 che è solo un caccia da combattimento. Carichi un missile di un F16 con un’atomica ed hai più probabilità di vedere esplodere l’aereo in volo che di riuscire a lanciarlo. Gli Stati Uniti si rimettono ai B 2 Spirit per l’eventuale impiego dell’atomica, un’aereo apposito, non ad un caccia che in verità è già dismesso dalla loro marina militare da diversi anni, per quanto rimanga altamente efficiente per quello che offre il mercato internazionale dell’aereonautica. Persino chi comprende meno di Putin di cose militari, davanti alle foto del Northon Grumman statunitense confrontate a quelle dei vari Tupolev di produzione sovietica, l’ultima versione russa nel caso migliore è un prototipo, è in grado di capire di cosa si sta parlando.
Putin doveva concludere l’operazione speciale in tre settimane, possibilmente senza sparare più di un colpo. Il governo cosacco scappava e lui insediava chi di suo gradimento a Kyiv, Questo sarebbe stato un successo, pari a quello ottenuto in Crimea nel 2014. Allora si che sarebbe apparso al mondo come un’autentica potenza dominante. Invece sta li da due anni a sguazzare nel fango, non c’è una settimana che non gli cada uno suo di areo, o gli si affondi una fregata. Non solo è stato costretto a mandare al fronte i carcerati, ma è persino riuscito a chiedere munizioni alla Corea del Nord. La sua portavoce ha gonfiato il petto, ricordatevi di quando i russi arrivarono a Parigi. Si ricordasse lei di quando i russi hanno dovuto dar fuoco a Mosca
Alzasse bandiera bianca fin che è in tempo, perché oramai la Russia è predata persino dai tagiki con i kalashnikov, altro che gli F 16. Putin si avvia tragicamente a pagare un errore politico clamoroso, il suo sogno di ricostruzione dell’impero russo che non interessa a nessuno. Non agli ucraini, non ai georgiani, non agli armeni. Non parliamo nemmeno delle nazioni che hanno goduto di una qualche indipendenza prima di essere annesse dall’Unione sovietica. Giusto in Transnistria vorrebbero vedere la Grande Russia rinascere dalle sue ceneri e se Putin si arrendesse adesso, per qualche forma di umana pietà la Transinistria gliela si potrebbe anche concedere. I moldavi si seccherebbero parecchio, ma la Nato potrebbe mettere una buona parola perché ci se ne faccia tutti una ragione. Disgraziatamente Putin è un ratto che si crede un leone. Adesso minaccia pure l’Armenia che è già pronta a riceverlo.






