Senza particolare bisogno di seguire i sondaggi, si può dire sulla semplice base della situazione internazionale che la presidenza Biden non disporrà di un secondo mandato. Oltre alla crisi mediorientale, completamente scappata di mano all’amministrazione statunitense, tale da essere ridotta ad un comprimario, c’è la situazione in Ucraina. La prossima campagna elettorale si potrebbe svolgere in contemporanea alla battaglia per Kyiv o, peggio, dopo la caduta di Kyiv. Non si capisce come spiegherebbe Biden un simile scenario alla nazione americana, dal momento che aveva assicurato di sostenere l’Ucraina fino alla vittoria. L’Ucraina è già stata abbandonata. La candidatura di Trump dispone quindi di maggiori argomenti di successo. Intanto il sostegno praticamente incondizionato a Netanyahu gli offre una sponda per stare in gioco in quell’area. Poi come si legge dal Washinton post, Trump ha pronto un suo piano per la pace in Ucraina, che è in verità quello elaborato dai democratici e rimesso per pudore nel cassetto, ovvero il riconoscimento dei territori arraffati dalla Russia in cambio della fine delle ostilità.
Il lato debole di questa posizione è perché mai i russi dovrebbero accettarla, dal momento che l’Ucraina è priva dei sufficienti mezzi di difesa. A Putin perdere un milione di soldati, lasciare parte della sua popolazione al gelo perché saltano le tubature, allagata, vengono giù le dighe, martoriata, c’è la jihad islamica, gli rimbalza. Soprattutto se vede la possibilità di fare il bottino pieno, di schiacciare finalmente, magari con un po’ di ritardo sulla tabella di marcia, la feccia nazista contro cui aveva lanciato la mirabolante “operazione speciale”, divenuta una “guerra santa”. L’unico problema che avrebbe Putin è di come la controlla questa russificata Ucraina. Uno potrebbe pensare che come controlla la Bielorussia controllerebbe anche questa, non fosse che a parte le dimensioni, la Bielorussia è grande un terzo, la popolazione, gli ucraini sono 5 volte di più anche se ne ammazzi tre milioni, in Bielorussia non c’è stato un conflitto totale lungo più di due anni.
Questo è il motivo per cui abbiamo scritto dal primo giorno che una sola cosa era sicura e cioè che Putin la guerra in Ucraina l’aveva persa nel momento stesso era costretto a dichiararla. Putin doveva essere accolto dagli ucraini con i fiori e rischia di trovarsi sotto il fuoco persino delle fionde. Poi la Nato, che non ha difeso l’Ucraina, si è rafforzata in tutti i suoi confini. Varrebbe la pena per la Russia, incapace in tutto questo tempo a sconfiggere la povera Ucraina, misurarsi con la Nato schierata dalla Bulgaria alla Finlandia? E se la Russia militarizza l’intera Ucraina, come potrebbe evitare il confronto con la Nato? Per questo motivo il piano di Trump, che appunto era quello originario dell’amministrazione statunitense, il piano Kissinger insomma, ha una qualche possibilità di attuazione, fondata sul residuo realismo politico militare del Cremlino. Cosa che, per quanto appaia difficile ad oggi rilevare, non si può completamente escludere.
Resterebbe solo un problema ad ombreggiare la seconda presidenza Trump e di converso, la magra figura delle democrazie europee. Ovvero come intendono normalizzare i rapporti est ovest, dal momento che quanto sarebbe sopravvissuto dell’Ucraina, per sicurezza dovrebbe comunque essere incluso nella Nato. A quel punto tutti gli stati indipendenti della Regione, a cominciare dalla Moldavia, ne farebbero richiesta. Chi glielo spiega a Putin, che tutti i suoi vicini, lo odiano e che la Russia dovrebbe vivere in pace con chi si arma per odio contro di lui? Una piccola riserva al piano Trump.







