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Riflessioni sull’uomo di Stato

Riccardo Bruno di Riccardo Bruno
2 Maggio 2024
in L'editoriale
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A rigori chiunque sia elevato a guidare un governo, è un uomo di Stato, basta aprire un dizionario per saperlo, non c’è bisogno di un uomo politico a spiegarlo. Dall’uomo politico si attende una valutazione, non una definizione, così come da un generale si attende che obbedisca agli ordini, a meno che sia Bonaparte che invece gli ordini li dava. Per cui nessuno dubita che Mussolini abbia avuto rango di statista, più di vent’anni alla guida del governo italiano, chiunque ne è consapevole. Il dramma è invece il giudizio da dare sul governo di Mussolini. Nell’eccezione migliore si può dire che tanta durata non ha giovato. Dopo l’omicidio Matteotti, cioè nel 1924, il governo Mussolini sarebbe dovuto cadere, ed essendosi Mussolini assunto le responsabilità politiche e morali della morte di un deputato dell’ opposizione, Mussolini sarebbe dovuto uscire dalla vita politica. Al contrario, gli si è prolungata la fiducia sino a ritrovare l’Italia coinvolta in una guerra schierata dalla parte sbagliata. Comunque la si pensi su Mussolini, questo è un fatto indiscutibile. Rispetto alla guerra in Spagna dove Mussolini conduceva il gioco, la guerra mondiale avviene a rimorchio dei tedeschi di cui Mussolini non ha nessuna stima e nessuna fiducia. Li segue solo perché convinto che siano vincenti, e questo è evidentemente un errore politico clamoroso, così come risulterà penoso il tentativo di staccarsi dall’alleanza oramai perdente, anche Mussolini arriva a capirlo, nel luglio del’43, per poi finire direttamente la carriera come loro pupazzo. Persino Hitler apparirà più uomo di Stato di Mussolini dal momento che non cerca di scappare con l’amante indossando il cappotto di un altro.

Tutto sommato una riflessione adeguata su Mussolini politico e uomo di Stato non si è mai davvero compiuta sino in fondo. Renzo De Felice che vi si era prodigato venne subito equivocato come sospetto. Scurati che il duce lo ha addirittura spettacolarizzato, viene invece preso ad esempio di antifascismo, cosa che dal tenore dei suoi libri davvero era difficile immaginare. Il principale problema di Mussolini persona era una sorta di mitomania. Ne conseguiva che l’Italia doveva essere esempio per tutti. Il movimento dai lui creato, il fascismo, diventare un modello continentale e per questo si gettò nell’avventura spagnola senza nemmeno prendere in considerazione che Franco si preoccupava di mantenere buoni rapporti con l’Inghilterra e l’America, cioè come gli scriveva Farinacci, che nemmeno di Franco ci si potesse fidare. Invece niente. Mussolini, si credeva Cesare, con il mondo a ruotargli intorno ammirato.

La mancanza di una adeguata riflessione su Mussolini ha fatto si che determinati uomini di Stato anche sinceramente antifascisti ne mutuarono determinati difetti, scambiandoli per pregi. Il primo fu Bettino Craxi che si vantava di aver superato il Pil inglese. Anche i dati più favorevoli consiglierebbero di tenere i piedi per terra. Questa convinzione di un’Italia economicamente superiore all’Inghilterra il buon Craxi l’ha pagata duramente. Berlusconi che sale sul predellino dell’auto a Milano per chiedere il partito unico del centrodestra, superò Craxi persino in peggio. Oltre ad avere la stessa sicumera di Craxi, tanto da non accorgersi nemmeno della crisi finanziaria in cui stava precipitando il Paese, Berlusconi assumeva plasticamente i crismi della personalizzazione della politica del duce. Salvini su un cavallo bianco e che guida le ruspe era una parodia ridicola di Mussolini e Salvini nemmeno era presidente del consiglio, lo era Conte che voleva anche lui fare delle misure imposte all’Italia per la pandemia, un modello per tutto il mondo. Il lock down lo ha importato la Cina mica Conte. Avere come modello politico sanitario la Cina per un paese democratico, Conte se ne sarebbe accorto a sue spese, si rivelerà un bel problema.

Grazie al buon dio, oggi a capo del governo abbiamo una donna, e come si sa nulla può essere più lontano dal fascismo e da Mussolini che le donne le voleva intente ad occuparsi della casa, di una donna a capo dello Stato. Eppure anche qui di nuovo è tornato il ritornello dell’Italia perno dell’universo mondo sull’occupazione, l’immigrazione e visto le mise della premier, l’alta moda. Come non sottrarsi al fascino della grandezza del Bel paese, se non proprio Cesare, Dante, ,Leonardo, e via via più artisti che uomini politici e di Stato, proprio ad essere pignoli. Roma poteva ancora essere centrale in un mondo che si credeva confinato dalle colonne d’Ercole e piatto, abitato oltre le alpi da tribù selvagge che appena lavoravano il ferro. L’Italia del ‘900 che arrancava alla conquista di colonie che il resto delle nazioni moderne erano sul punto di abbandonare, meno. Una volta uscita persino sconfitta da una guerra che ne aveva completamente azzerato lo sviluppo avrebbe dovuto imporsi una classe dirigente capace di stare a ventre piatto almeno per cinquant’anni. Nemmeno passati la metà, che i nostri uomini di Stato si sono messi a pavoneggiarsi, un po’ come piccoli e patetici Mussolini. Poi vedi i risultati.

pixabay, cco

Tags: CesareMussolini
Riccardo Bruno

Riccardo Bruno

Riccardo Bruno si è laureato in Storia della Filosofia presso l'Università di Roma La Sapienza nel 1988. Dal 1987 al 1989 collabora all'Ufficio esteri del PRI diretto dall'onorevole Vittorio Olcese. Dal 1994 è capo ufficio stampa del PRI, dal 1995 giornalista professionista iscritto alla stampa parlamentare. Nel 1999 è capo redattore de La Voce Repubblicana. È stato poi editorialista per il Foglio di Giuliano Ferrara e l'Indipendente di Vittorio Feltri. Dal 2019 è prima vice direttore de La Voce Repubblicana e poi direttore politico

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