Nel discorso dell’insediamento Donald Trump è stato impietoso, come lo fu nel 2017 del resto, nei confronti dell’amministrazione precedente. L’ha accusata di aver contribuito al declino del prestigio dell’America nel mondo. Un copione poco originale, già usato da Obama nel 2007. Rispetto ad otto anni fa, lo ha notato Federico Rampini in una diretta televisiva, l’accento usato era in compenso molto diverso. Questa volta, Trump ha dato per certo una nuova età dell’oro che finalmente iniziava. All’epoca del primo mandato, una simile promessa nemmeno se la poteva sognare. La realtà è che l’America con Biden ha fatto dei passi avanti significativi. Mai si era vista una disoccupazione tanto bassa, e soprattutto, una volta superata la pandemia, l’America è tornata a crescere più della Cina. Tanto che Trump per poter superare i risultati acquisiti, ha vagheggiato la conquista dello spazio, la bandiera a stelle e strisce piantata su Marte. Se può permettersi simili sparate è perché il nuovo presidente sa di saltellare su un trampolino di lancio piuttosto solido.
Per fare un’ulteriore balzo, Trump vorrebbe recuperare risorse energetiche stipate nel sottosuolo statunitense. “Drill baby drill”, significa finirla lì con l’energia green ma anche qui, Biden non si è risparmiato scavando come un pazzo. Mai Trump riuscisse a fare meglio, c’è chi ne dubita, davvero il prezzo del barile potrebbe crollare verticalmente, stravolgendo il mercato. Trump che non vuole combattere guerre fuori dai suoi confini, vuole portare la pace, minaccia una vera e propria sfida energetica al resto del mondo. Se poi si riprendesse il canale a Panama, cosa che fa meno ridere del voler cambiare nome al golfo del Messico, la Cina avrebbe ragioni di preoccuparsi molto di più che per la questione del Taiwan. Mancherebbe solo la Groenlandia a completare il quadro, ma dell’Artico e quindi della Russia, il presidente non si è occupato. Nemmeno la vede più la Russia, Trump. È scesa troppo in basso.
Trump ha citato e per ben due volte, un solo presidente del passato, quel William McKinlay, che fu l’ultimo reduce della guerra di secessione ad entrare alla Casa Bianca, fine dell’800. McKinley era un convinto protezionista, e per quanto fosse molto diverso mettere i dazi allora rispetto a quello che sarebbe oggi, bisogna tener conto che la politica di McKinlely portò dritto alla guerra a Cuba, non alla pace. L’America onnipotente ed invincibile descritta da Trump non sembrerebbe essere molto disponibile al riequilibrio mondiale. Il multipolarismo pretende un’America al palo. Trump la vorrebbe portare alle stelle.
Molti in Europa sono invece più preoccupati del ruolo che avrà Musk nella nuova amministrazione. Il peso dell’arcimiliardario viene considerato come una minaccia alla democrazia e quant’altro. Ospite di Corrado Augias, Ezio Mauro ha spiegato che il capitalismo non ha bisogno della democrazia ed ha ragione. Anche se Mauro dimentica che il capitalismo non ha nemmeno la necessità di distruggere la democrazia per prosperare. Guarda caso, Lenin, Mussolini e Hitler, non erano capitalisti e nemmeno bilionari. Milionario e capitalista era invece Walter Rathenau che difese la repubblica di Weimar sino alla morte. Il punto di collegamento fra democratici e repubblicani, è Musk, sostenitore di Obama prima e poi di Trump. L’uomo d’affari non sta molto a guardare il colore della pelle, o alla diversità delle idee. Se apre alla destra fuori dal governo, domani da ministro, potrebbe tornare a sinistra.
Pronunciamenti o meno, alla nuova presidenza conviene, per lo meno fino alle elezioni del mid term, una ricomposizione nazionale. I repubblicani non hanno tradotto tutti questi voti ottenuti nel paese in seggi al Congresso. Meglio muoversi con cautela, tanto che Trump ha annunciato una legge scritta insieme ai democratici. Se Trump fuori dalla propaganda, riuscisse nell’impresa, oliare le vecchie ruggini e smussare i rancori sedimentati, compirebbe già un piccolo capolavoro, per il quale varrebbe la pena superarsi.
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