A fronte di un pronunciamento dei giudici che ritenevano necessario trattenere in carcere l’ingegnere iraniano Abedini accusato dagli Stati Uniti d’America di trafficare in droni mortali, il ministro Nordio ha preso carta bollata e penna e lo ha liberato. Tutto rigorosamente in nome del diritto. Articolo 2 del trattato di estradizione tra il Governo degli Stati Uniti d’America e il Governo della Repubblica italiana, per cui possono dar luogo all‘estradizione, ha scritto Nordio, “solo reati punibili secondo le leggi di entrambe le parti contraenti”. Una condizione che, allo stato degli atti, non può ritenersi sussistente. A conti fatti, sono stati solo ammazzati dei marines americani, mica dei nostri ragazzi. Poi, l’acuta mente di Nordio, riteneva l’accusa di associazione a delinquere priva di corrispondenza alcuna nelle fattispecie previste e punite dall’ordinamento penale italiano. Quanto al fornire supporto materiale ad una organizzazione terroristica, non scherziamo. L’unica certezza riscontrabile con evidenza, sarebbe stata lo svolgimento, attraverso società riconducibili ad Abedini, di attività di produzione e commercio di strumenti tecnologici. Per carità, “potenzialmente” ad applicazione militare, ma non esclusivamente a tale fine. Tutto questo era il 12 gennaio scorso, quando il bravo ingegnere lasciava il carcere in cui era stato rinchiuso. Non essendo ritenuto pericoloso, Abedini se ne tornava tranquillo nel suo bel paese. La magistratura iraniana avrebbe colmato il ministro Nordio e l’Italia di apprezzamenti per lo squisito senso del diritto dimostrato e badate, titoli simili da parte degli ayatollah e dei loro giudici, sono un vanto per la storia personale e politica di chi li riceve. Nordio ed il governo possono esserne fieri. Testa alta.
Tale e tanta la fatica compiuta dal ministro Nordio per riesaminare un caso così delicato e complesso. Bisognava visionare le carte in tre lingue diverse, prendere a scrivere alle procure e dir loro che si sbagliavano, depositare le motivazioni in Corte di Appello, avvisare la stampa e infine rassicurare il governo tutto affaccendato sul caso Sala tra Roma e Mar – a – Lago. Non si poteva certo pretendere dal ministro un impegno ancor più gravoso a soli dodici giorni di distanza. Anche perché, detto fra noi, un conto è l’eventuale contenzioso con la giustizia americana, uno ben diverso, con la Corte Penale Internazionale dell’Aja. Cosa volete che all’Italia, da un anno si cerca di spedire e senza successo dei migranti disgraziati nei lager costruiti appositamente m Albania, possa mai fregare dei crimini contro l’umanità? Poi, “crimini contro l’umanità”, sono un parolone. L’Italia è il paese del maresciallo Graziani, gasatore di libici ed eritrei e gli hanno fatto persino un monumento. In ogni caso lo ha spiegato bene il ministro Tajani, la corte dell’Aja non è la bocca della verità.
Nordio, che ha sfidato gli Usa indossando l’armatura, con gli europei si è messo in pigiama. Il presidente del consiglio, tornata dall’Arabia saudita, lo ha detto candidamente. Almisri con il governo italiano, non c’entra niente. La decisione presa è della corte di Appello. Ma lo avete riaccompagnato su un aereo di Stato! O bella, il soggetto, ascoltate l’audizione del ministro Piantedosi, era pericoloso ed un individuo considerato tale, per prassi consolidata, si carica su aereo militare e si riporta a casa. Le pernacchie all’Italia rivolte dai libici, sono invece da considerare facoltative e quindi scivolano sulla scorza del presidente del consiglio, che nemmeno se ne cura. Il prestigio italiano nel mondo non si cura dei beduini. Piuttosto, bisogna chiedersi perché mai la Corte dell’Aja ha segnalato proprio la presenza di questo personaggio all’Italia, quando pure aveva girato settimane per mezza Europa. Con senso del dovere patriottico e di pronta difesa dell’identità nazionale, bisogna pensare che si tratti sicuramente di un complotto. Un perfido complotto ordito da poteri oscuri e malvagi contro l’Italia, contro questo governo garantista, rispettoso della libertà della magistratura e del diritto, invidiato da mezzo mondo. E come non potrebbe invidiarcelo anche il resto del mondo?
Ora che fatalmente si può contare su un presidente del consiglio che non può essere ricattato, la cui algida figura si staglia splendente sull’ invidia meschina di quei poveri governi europei con i giorni contati, perché dei dubbi, tipo lil timore di aver commesso in meno di 15 giorni, due errori catastrofici per le relazioni internazionali dell’Italia? Rassicuratevi. L’onorevole Meloni con il piano Mattei ha guadagnato dell’Africa l’ammirazione. Il presidente Trump la riceve a colazione, Elon Musk ha un’adorazione. La ministra Santanchè è pronta per la beatificazione.
Galleria della presidenza del consiglio dei ministri







