La Corte Penale Internazionale fu istituita a Roma nel luglio del 2002 ospite del governo Berlusconi. L’Italia riconobbe la sua carta come quarta nazione sottoscrittrice e ancora oggi la sostiene finanziariamente. Nessuno la obbliga a farlo. Ci sono diversi paesi che non riconoscono l’autorità della Corte e se un governo ritiene che questa predichi nel deserto o che non sia la bocca della verità, come è stato autorevolmente detto, può benissimo ritirarsi. Quale possa essere la procedura, non sarà poi più complessa di quella per gli Usa che vogliono uscire dall’Oms.
Con tutti i problemi che già il governo italiano annovera con i magistrati ordinari, inutile crearsene di altri con quelli straordinari. Anche perché a sentirlo il governo, se la magistratura è come quella da lui descritta, in piccola parte o meno che sia, la sua riforma della Giustizia fondata sulla separazione delle carriere, non servirebbe a un bel niente. Piuttosto sarebbe necessaria una riforma alla Montesquieu. Il visconte, non ammettendo una giustizia separata dal potere del re, come pure avvenne nell’epoca moderna, pretendeva che la magistratura divenisse “invisibile o nulla”, De l’esprit de lois, XI,6, quindi tribunali provvisori, costituiti dalla stessa base sociale e professionale degli imputati, sciolti subito dopo la sentenza, tanto odiosa e detestabile al mondo, la categoria dei giudici.
Se il governo decidesse di laciare la Corte Penale Internazionale, questo renderebbe più facile il prossimo passaggio alle Camere con i ministri o il presidente del Consiglio stesso, a riferire su tutto l’affare Almasri, senza doversi riparare dietro la ragione di Stato che vale quanto il segreto di Pulcinella. La politica del governo Meloni ritiene prioritaria la difesa delle nostre coste dai migranti clandestini. Propina piani mirabolanti per l’Africa, di cui manco si conoscono i plenipotenziari, tanto che i comici russi telefonano a palazzo Chigi, i russi ci stavano in Africa ai tempi di Progozhin, e in vero, nonostante gli ammirevoli sforzi dell’Eni, non si comprende nemmeno l’esatta possibilità di realizzazione. In compenso, si finanzia qualsiasi regime, o tribù, disposto a reprimere il fenomeno migratorio, come meglio ritiene opportuno. Gli interlocutori tunisini dell’Italia, applicano una politica razziale di segregazione. Magnifico. Quelli tripolini, la tortura, lo stupro, l’omicidio, benissimo. Almasri è un amico del governo italiano, tale per cui se si ritrova nel nostro territorio, non può essere arrestato, checché ne dica per l’appunto la Corte dell’Aja. Indi per cui lo si dichiara “pericoloso”, un eufemismo, e lo si fa rientrare di corsa nel suo paese con volo di Stato, una volta assicuratagli la presenza allo stadio per vedersi la partita, ovviamente. Se poi questo comporta gli sberleffi dei beduini sulla pista di atterraggio rivolti alla nazione, pazienza.
Come si può asserire una tesi del genere con tanta ostentata sicurezza? Perché questa era la politica anti migranti del governo Berlusconi, prima delle rivolte arabe che sconquassarono Tunisia, Egitto e Libia e che il governo Meloni vorrebbe riuscire a ripristinare in accordo con l’Unione europea, magari dopo le prossime elezioni in Francia e Germania. L’Ungheria delle barriere di filo spinato è già dalla sua parte. La controprova l’ha fornita un senatore di Forza Italia che ospite di una trasmissione Mediaset ha ricordato come fatidico il tragico errore di aver eliminato Gheddafi.
Un governo che tira dritto e lo fa per la sacra causa della difesa della sicurezza degli italiani a testa alta, come ci dice il presidente del Consiglio, non ha ragione alcuna di mentire e se ne assume volentieri le conseguenze. L’Italia è alleata di torturatori e assassini razzisti, si potrebbe dire “complice” e perseguita quei poveracci che giungono da noi a costo di trascinarli, mobilitando la marina militare, sino all’Albania se occorre. Questa è la politica del governo italiano, altro che stare ad ascoltare la Corte Penale Internazionale, che si fottano quei legulei. Quanto alla magistratura italiana un modo lo si troverà per metterla al suo posto, state pur certi.
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