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Più un’età del piombo che dell’oro

Riccardo Bruno di Riccardo Bruno
11 Marzo 2025
in L'editoriale
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A nemmeno due mesi dal suo insediamento, il presidente Trump è in calo vertiginoso nei sondaggi. Di tutto il suo daffare gli americani apprezzerebbero solo le politiche contro l’immigrazione clandestina. Le borse sono in picchiata e si parla di recessione. I dazi spaventano lavoratori e aziende, i tagli hanno seminato un diffuso malcontento persino nel governo. Peggio la politica estera. Con il Canada i rapporti non erano tanto pessimi dal tempo in cui Toro Seduto vi si rifugiava per fuggire le giacche blu. In Inghilterra, si vuole cancellare l’invito a Balmoral e magari pure la monarchia. In Francia, il super consigliere di Mitterand, Jacque Attali, ha paragonato Trump ad Hitler come il professor Galli della Loggia in Italia. La Germania per ora si limita a non comprare più auto Tesla e Elon Musk, incredibile, perde soldi.

Sulla proposta di Gaza la comunità islamica è in rivolta, mentre quella di colore accusa Trump da anni di essere in combutta con il Ku Kux Klan. Poi ci sono i pendenti giudiziari e le risse con la stampa. Nixon odiava il Washington Post, Trump disprezza anche la Cnn e glielo dice in diretta. In pratica, manca solo che Melania chieda il divorzio. Per quanta immaginazione ci possa essere, gli inizi del secondo mandato sono sconcertanti. Più che età dell’oro sembra quella del piombo.

L’unico vantaggio a favore di Trump è che sensibile agli umori dell’America profonda, ha tutto il tempo per cambiare marcia. Sempre che non ci sia un altro cecchino capace di avvicinarglisi tanto come in campagna elettorale. Bisogna pur considerare ogni evenienza, incluse falle nella sicurezza. E pure Trump sta offrendo la pace in Ucraina e gli si è saltato addosso per questo. Chissà cosa sarebbe accaduto se avesse ordinato di alzare i bombardieri. Se la presidenza americana è già in stato di confusione, questo non significa che molte accuse non siano gratuite e strumentali. Asserire che Trump voglia cedere a Putin l’Ucraina è un’affermazione priva di senso, dal momento che non si conoscono i dettagli della proposta americana, probabilmente ancora da definire. Trump è un uomo d’affari interessato alla terre rare, di certo non le regala ai russi, non favorirà il multilateralismo. L’accordo sulle terre rare è una garanzia per la sovranità dell’Ucraina superiore allo scudo nucleare offerto dalla Francia.

Quello che poi si sarebbero detti Trump e Putin non lo sa nessuno. Si contesta il fatto che Trump abbia riaperto il dialogo e con uno come Putin sarebbe meglio mandare i marines. Solo che non li ha mandati Biden, non li vuole mandare l’Europa, il papa rischia di morire, perché dovrebbe mandarli Trump? Trump non vuole far gravare sul bilancio dello Stato i miliardi per la difesa dell’Ucraina. Questo aspetto è rilevante a lungo termine e lo sarebbe anche per la Spagna di Carlo V.

L’America non ha mai elargito simili cifre alla difesa di un paese terzo direttamente. Intanto, perché nel mondo ex sovietico la corruzione ed il lucro sulla spesa militare era prassi consolidata, Zelensky ha dovuto rimpastare il suo gabinetto di guerra a conferma. Oggi l’Ucraina è il paese più armato del continente e nella sua resistenza alla Russia, l’unico dotato di capacità belliche. La Francia ha abbastanza recentemente mandato i suoi soldati in Mali e le ha prese dai guerriglieri jiahdisti. La Polonia ha raddoppiato la spesa militare, perché nella sua storia si è dovuta difendere dalla Russia e altrettanto dall’Ucraina. Bandera, deportato dai nazisti, non ha nessuna complicità con l’olocausto. Invece era accusato di aver assassinato un ministro di Varsavia a colpi di rivoltella. Zelensky è un amico dell’Occidente e della Polonia, ma vai a sapere che non ritorni domani un Petljura, o un altro nazionalista cosacco, a capo di un’Ucraina capace di resistere alla Russia, quando l’Europa ancora deve farsi un esercito e rifiuta il reArm di Ursula.

Che Trump voglia ridurre gli aiuti, non è insensato, a parte quelli di intelligence che saranno ripristinati, come ovvio. Tanto è vero che l’Ucraina vuole collaborare. L’impostazione politica nei confronti della Russia è invece l’errore di Trump, convinto che le lusinghe riportino Putin a miti consigli. Non sarà certo togliendogli le sanzioni che Putin accetterà la pace, Il Cremlino sta svicolando. E Trump rischia di restare li appeso alla parola dei russi. Allora si che i repubblicani avranno motivo di lamentarsi, altro che il crollo della borsa, che pure, per uno come Trump, dovrebbe essere sufficiente a buttarsi di sotto.

licenza pixabay

Tags: HitlerTrump
Riccardo Bruno

Riccardo Bruno

Riccardo Bruno si è laureato in Storia della Filosofia presso l'Università di Roma La Sapienza nel 1988. Dal 1987 al 1989 collabora all'Ufficio esteri del PRI diretto dall'onorevole Vittorio Olcese. Dal 1994 è capo ufficio stampa del PRI, dal 1995 giornalista professionista iscritto alla stampa parlamentare. Nel 1999 è capo redattore de La Voce Repubblicana. È stato poi editorialista per il Foglio di Giuliano Ferrara e l'Indipendente di Vittorio Feltri. Dal 2019 è prima vice direttore de La Voce Repubblicana e poi direttore politico

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