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La nazione più potente al mondo

Riccardo Bruno di Riccardo Bruno
21 Gennaio 2024
in L'editoriale
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Anche il dispotismo assoluto trova un suo punto di rottura quando l’interesse della cerchia al comando entra in conflitto con i bisogni della nazione. Imboccato un simile percorso, tutte le voci diventano possibili perché non c’è più nessuna corrispondenza con la realtà tale da essere credibile. È quanto accadde alla Russia dello zar nel 1917, quando paralizzata nelle trincee si ritrovò appesa alle profezie di Rasputin. La Russia di Putin anche se non si trova sotto l’influenza di un monaco ciarlatano è persino ridotta peggio, in quanto è proprio il governo a farneticare. L’ultima sarebbe quella di lanciare una nuova offensiva generale contro l’Ucraina come quella fallita due anni fa. Altrimenti, dal Cremlino si fa filtrare anche questo, attaccare direttamente i paesi baltici. Allora perché mai non tutti e due? L’Ucraina una seconda volta, la prima è fallita, e pure Lituania, Estonia, Lettonia, Questo sarebbe davvero russo, anche se comunque su un piano inferiore della guerra fatta dello Zar a suo cugino il Kaiser tedesco..

I russi si rendono ben conto che una guerra contro quello che è storicamente un loro protettorato non è particolarmente edificante, tanto è vero che parlano di “operazione speciale”, non di guerra all’Ucraina. Poverini i bravi russi devono cacciare i nazisti che pure sono stati sconfitti nel 1945. Putin nemmeno si accorge di aver riavvolto all’indietro l’orologio della storia. A maggior ragione, combattere due anni e nemmeno aver preso Avdivka, paesello che nessuno al mondo fuori dall’oblast di quella Regione conosceva, non è molto gratificante. Davvero servirebbe una nuova offensiva per ridare un po’ di prestigio ad un governo che non ne ha più nessuno. Purtroppo per i russi ci sono due impedimenti, lo sforzo bellico ha allentato la manutenzione delle infrastrutture delle aree più remote nel paese, perché se duecentomila sarebbero i russi riconosciuti dal governo rimasti senza l’accesso al riscaldamento è possibile che ve ne siano già un milione in quelle condizioni. L’unica sarebbe di mandare questi disgraziati al fronte perché quelli che già ci sono non hanno nessuna voglia di mobilitarsi. Parrebbe incredibile ma i russi combattono ancora come a Stalingrado, dritti in bocca al nemico al passo di corsa. Perdono più del 50 per cento in ogni attacco, per questo non fanno progressi e quello che è peggio sono le perdite delle forniture che mantengono un esercito tanto esposto, pari al 90 per cento.

Si è poi assistito ad un curioso dibattito che ha coinvolto l’intelligence militare russa sull’invio dei carri armati di nuova generazione T14, il carro armato più letale al mondo. Che impatto avrebbe avuto finora questo molosso sul conflitto perché davvero l’opinione pubblica russa non riesce a capirlo. Ad un fato momento è intervenuto il ministero della Difesa per dire che i T14 non sono stati ancora schierati in Ucraina. E cosa aspettano a farlo, perché si vedono riprese satellitari di modesti Bradley M2, ovvero semplici blindati di trasporto truppe prodotti nel 1982, mettere al tappeto un mostruso M90 che pure dovrebbe essere l’ultimo aggiornamento del T14. Chissà se alla Difesa di Mosca se ne sono accorti, le armi statunitensi di 40 anni fa, sarebbero più avanzate di quelle russe appena fabbricate.

Questa è la realtà per cui un esercito raffazzonato e senza esperienza sul campo, come quello ucraino, appena armato dai paesi Nato. privo di un’aviazione decorosa, senza disporre di una flotta, non ha ancora i famosi Abram, combatte con i modesti Bradley, eppure tiene testa alla potente armata russa, considerata la seconda al mondo. La prima risulta quella americana, solo che sembra essere prima davvero di molto.

Tags: PutinRasputin
Riccardo Bruno

Riccardo Bruno

Riccardo Bruno si è laureato in Storia della Filosofia presso l'Università di Roma La Sapienza nel 1988. Dal 1987 al 1989 collabora all'Ufficio esteri del PRI diretto dall'onorevole Vittorio Olcese. Dal 1994 è capo ufficio stampa del PRI, dal 1995 giornalista professionista iscritto alla stampa parlamentare. Nel 1999 è capo redattore de La Voce Repubblicana. È stato poi editorialista per il Foglio di Giuliano Ferrara e l'Indipendente di Vittorio Feltri. Dal 2019 è prima vice direttore de La Voce Repubblicana e poi direttore politico

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