Trump per sostenere la sua politica dei dazi e per rabbonire le preoccupazioni di alcune opinioni pubbliche del Paesel, ed anche di quelli che etichettatiamo come gli oligarchi americani intrinsecamente e culturalmente contrari (anche se suoi grandi finanziatori) ha annunciato che gli Usa si stavano incamminando verso l’orizzonte dell’età dell’oro.
Allora ho riletto il rapporto Draghi sulla competitività dell’Europa, ritrovando la sua efficace riflessione sulla dinamica della ricchezza del mondo occidentale. Draghi ci ha spiegato che negliultimi 50 anni l’Europa mediamente ha avuto tassi di crescita del Pil sostanzialmente limitatati, mentre gli Usa hanno attraversato, sino a ieri, anni di crescita continua ed opulenta, con livelli di consumi interni da record.
Siccome tutto ciò è vero, allora vuol dire che il “racconto” di Trump di un Europa ché ha continuamente fregato gli Usa è una congettura del titolo parziale. Era l’idea che il tycoon americano riservava a quella parte della classe operai del Paese che era stata penalizzata dagli anni della globalità, che aveva fortemente decurtato il loro reddito, ma che con il voto elettorale lo aveva portato alla Casa Bianca, e ora lui ii “esibiva” nelle conferenze stampa a sostegno della politica dei dazi. Tacendo invece il dato della notevole ricchezza che era stata indotta nel segmento produttivo dei servizi ad altissimo valore aggiunto, che ha proprio assicurato l’età dell’oro Usa, con i livelli di consumo esplosi ai massimi livelli.
Riprendendo il pensiero di U. La Malfa, potremmo dire che negli Usa è mancata la politica dei redditi







