Fosse per il voto della maggioranza di governo italiana, la commissione Europea sarebbe stata affondata sulla mozione di sfiducia al presidente Ursula von der Leyen. Solo Forza Italia ha votato a favore, la Lega contro, Fratelli d’Italia si è defilata, abbandonando il ramingo commissario Fitto. Quale possa essere la credibilità internazionale del governo italiano dopo una simile performance bisogna domandarlo alla Pizia. Non che l’opposizione sia meglio. Il Pd è diviso, il movimento cinque stelle è con la Lega, Verdi e Sinistra non votano con i fascisti, come dice Fratoianni, ma la pensano uguale a loro. Questo il quadro della politica italiana. I riformatori? Semplicemente in Europa non ci sono, si sono spaccati e sono rimasti fuori.
In queste condizioni l’Italia è irrilevante, dal momento che la Commissione procede nonostante lo scompaginamento delle forze politiche italiane e non ha nemmeno particolare bisogno di essere grata a Taiani, dal momento che ha comunque voti sufficienti per andare avanti. Taiani per essere credibile politicamente dovrebbe aprire un chiarimento all’interno della sua maggioranza ed è evidente che non ci pensa proprio. Un miracolo che il governo stia ancora in piedi e che qualcuno lo prenda sul serio.
Si capisce perfettamente che davanti ad un simile spettacolo si senta il bisogno di voltare pagina e si sia pronti a tutto. Bisogna solo rendersi conto di quale sia il grado di difficoltà di allestire una coalizione che potrebbe sembrare il riflesso negativo di quella che si vuole cacciare. Senza considerare il rischio che davanti ad una promessa di cambiamento tanto male assortita, gli italiani che già in maggioranza disertano le urne, preferiscano aggrapparsi al vecchio, confidando nell’esperienza. Anche il fatto che il governo sia sottomesso agli Usa, Biden o Trump è lo stesso, non è uno svantaggio, anzi.
Servirebbe per lo meno indicare una leadership credibile dotata di una autorevolezza tale da mediare se non risolvere posizioni tanto distanti e anche su questo disgraziatamente il paese è a corto di risorse. Se ne sono sprecate troppe. Almeno uno sforzo in questo senso va tentato perché altrimenti si rischia di finire in un tritacarne dove non si da un valore aggiunto. Al momento lo schema è che la Meloni resta la leader di facciata del suo scombinato schieramento mentre gli avversari si pestano i piedi Schlein e Conte, Renzi e Calenda. Senza un’idea diversa l’Italia potrebbe tenersi la Meloni anche per altri quattro anni, sempre che ce l’abbia ancora tanto tempo da sprecare il paese davanti a sé.
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