Pubblichiamo il testo inviatoci da Sergio Posenato del Pri Trentino
Come tutti noi ben sappiamo la “NATO” è una organizzazione di reciproco aiuto e assistenza collettiva nata al termine del Secondo Conflitto Mondiale per la salvaguardia della sicurezza militare dei Paesi Fondatori. In quel tempo, era il 1949, l’Europa usciva stremata da un conflitto che aveva devastato la quasi totalità del Vecchio Continente ed una parte importante dell’Africa per la scellerata decisione di due dittatori che erano andati al potere dopo la Prima Guerra Mondiale in Germania ed in Italia. L’organizzazione di difesa collettiva funzionò ma poi, come disse Churchill nel 1946, da Trieste a Stettino calò un muro che per decenni è stato chiamato la “Cortina di Ferro”.
Molti fatti sono avvenuti in quegli anni che è bene ricordare; lo smembramento della Germania, la rivolta in Ungheria, l’invasione della Cecoslovacchia ed in particolare una separazione ideologica che portò molto dolore sia da una parte del muro che dall’altra. Poi come spesso succede nella storia vi fu una evoluzione importante con la riflessione avvenuta in particolare in Russia sul comunismo ed a catena seguirono una serie di eventi che allietarono in particolare l’Ovest dell’Europa con la speranza di un’era interminabile di pace. La grande paura era passata. In questo contesto la “NATO” aveva svolto un ruolo importante e doveva affrontare allora il suo futuro; si era alla fine degli anni ’80 del secolo scorso. Il da farsi fu opera dei Governi dei vari Paesi Europei i quali si trovarono ad assumere decisioni importanti ma poco lungimiranti se avessero dato una breve ripassata alla Storia dell’Impero Romano. Cosa fecero i Romani al massimo del potere di espansione in Europa e in Oriente? Per quanto possibile le Legioni Romane, dal “Limes”, erano arretrate da coloro che ritenevano essere potenziali non amici creando delle zone cuscinetto con la creazione di “Stati Clienti” ovvero nazioni protette da Roma ma non riconosciute facenti parti dell’Impero Romano. La storia poteva essere riproposta anche con la prima “NATO” tenendo presente che la Russia, sia pure in un profondo ripensamento storico, era e rimaneva una grande potenza. La “NATO” avrebbe dovuto essere prudente nell’espandersi ad Est conglobando nazioni facenti parte di altra sfera di influenza.
Avrebbero potuto entrare i nuovi paesi nella Unione Europea ma non nella NATO e fare come avevano fatto i Romani con gli Stati clienti. La disquisizione può apparire “sottile” ma la prudenza era d’obbligo. Oltre tutto George Frost Kennan, sia pure contestato da molti, ci aveva avvertito che se la “NATO” si fosse allargata ad Est sarebbe stato un “errore politico di proporzioni storiche” per la vecchia Europa. Oggi siamo come tutti ben sappiamo in una situazione in cui le fabbriche delle armi lavorano a tempo pieno ma la domanda che dovremmo farci è: potevamo in passato essere pii§ cauti si o no? Se si con l’espansione della “NATO” abbiamo sbagliato qualche cosa e dovremmo oggi immaginare un possibile eventuale ripensamento?
Posenato chiude il suo intervento con due domande alle quali vorremmo poter dare almeno una risposta. Prima però raccogliamo volentieri la riflessione sull’impero Romano al massimo della sua espansione, avvenuta contro le necessità dei popoli invasi. Roma non si poteva considerare semplicemente un aggressore, come il regno unno per esempio. Assicurava la legge ed anche una certa protezione oltre al prestigio di una civiltà molto evoluta nel continente europeo. Poi andrebbe valutata l’integrazione. Ciononostante, coloro che integrati o assoggettati, altrimenti sterminati, non avvertivano un particolare bisogno di diventare romani. Anche se vi sono casi di tribù e villaggi che si rivolsero a Roma, nel complesso, l’espansione romana era per l’appunto imperiale, imposta con le armi e poi gestita a secondo dei casi e dei tempi, o del governo romano che è durato non ottant’anni , ma, fra alterne vicende, un millennio.
La Nato premesso che risponde ai criteri di una struttura difensiva e non offensiva come era principalmente quella romana, ha avuto richieste di adesione indipendente da parte di paesi terzi, generalmente, quelli emancipati dal dissolto blocco sovietico. Nello specifico, l’Ucraina ha chiesto più volte l’adesione alla Nato e questa adesione è stata rifiutata e proprio per una presunta ragione di cautela in quanto nessuno aveva mai distinto nella vecchia Europa i russi dagli ucraini, al contrario. Gogol, Bulgakov, per non dire di Trotskij sono sempre stati considerati a tutti gli effetti russi e loro stessi si consideravano tali, dal momento che il popolo, la religione e la cultura sono le stesse. Piuttosto, il rilievo di una regione come l’Ucraina, le influenze che ha subito nella sua storia, contesa com’era dai turchi e dall’Austria Ungheria, la guerra con la Polonia, ha sedimentato correlazioni complesse, anche per le dimensioni del territorio e della popolazione. Lo zarismo aveva molto chiaro questo aspetto geopolitico tanto da riconoscere un’amministrazione autonoma all’Ucraina con l’etmanato ed abbiamo un precedente nel 1917, per cui a fronte della rivoluzione bolscevica, l’etmano chiese al Kaiser aiuto. Il Kaiser, ovviamente, non era più in grado di proteggere nemmeno se stesso. Ecco una terza domanda, se mai l’errore della Nato non fosse stato quello di non concedere immediatamente l’adesione all’Ucraina dal momento che è l’unico paese di confine che la Russia ha aggredito, insieme alla Georgia, che anche non fa parte della Nato e pure vorrebbe e questo non riflettendo sull’impero romano, ma sulle dinamiche più recenti dell’impero russo. Allora si, la Nato ha sbagliato di sicuro. L’Ucraina ancora non ne fa parte e pure è l’unico Stato che sa combattere i russi. rb







