Yari Lepre Marrani ha inviato il seguito del suo saggio inedito su Giuseppe Mazzini
Nel capitolo finale – il terzo – del precedente saggio sull’opera “I Doveri dell’Uomo”(1860) di Giuseppe Mazzini, il discorso si è concentrato sulla questione sociale che l’agitatore affrontò come perno su cui ruotava l’elemento essenziale della sua auspicata riforma politica. “
Ma il socialismo non può ovviare ai mali della società: volgendosi, sotto la forma estrema del comunismo, contro il diritto inviolabile della proprietà, esso attenta ad un diritto sacro della vita di ognuno. Abolendo la proprietà privata e individuale, si nega la libertà dell’uomo e si garantisce al consorzio civile solo una “vita da castori”: con queste parole, Mazzini definì un concetto chiave del suo pensiero che non condannò in toto il socialismo ma solo quel socialismo espanso ai limiti estremi del comunismo marxista, nemico dei diritti inviolabili dell’individuo e, quindi, dell’uomo stesso come essere umano. Mazzini fu un anticollettivista, non un antisocialista. Non avrebbe potuto esserlo considerate le sue pulsioni d’amore e riforma verso la classe sociale rappresentata dagli operai, dal proletariato, cui dedicò alla fine della sua vita uno scritto pubblicato nel giornale “Roma del Popolo” proprio il 13 luglio 1871, un anno esatto prima della sua morte. In questo scritto-testamento, Mazzini vi fa una critica a fondo dell’Internazionale socialista, fondata a Londra il 28 settembre 1864 e conosciuta come Prima Internazionale: un’Associazione Internazionale dei Lavoratori(AIL)), avente lo scopo di creare un legame internazionale tra i diversi gruppi politici di sinistra socialisti anarchici repubblicani mazziniani e marxisti e tra le varie organizzazioni di lavoratori, in particolare operai. Per questo motivo viene anche conosciuta come Associazione Internazionale degli Operai o secondo altre traduzioni come Lega Internazionale dei Lavoratori.
Mazzini definì Karl Marx, padre del marxismo scientifico e iniziatore dell’AIL, come uomo sì d’ingegno acuto ma dissolvente, dominatore, senza forti, profonde credenza filosofiche o religiose e, soprattutto, animato più dal sentimento dell’ira anche se giusta che da quello dell’amore e della fratellanza. Per questi motivi di povertà morale e spirituale, secondo il Mazzini l’internazionalismo socialista era destinato a dissolversi e smembrarsi a causa della sua impossibilità di governare, se non tirannicamente, le masse: una vasta moltitudine di uomini e donne diversi per patria, tendenze personali e condizioni politiche, interessi economici. E sugli stessi principi promossi dalla Prima Internazionale Mazzini fece leva per criticare ab origine le deviazioni patologiche del marxismo scientifico: tali principi erano la negazione di Dio, la negazione della Patria, la negazione della proprietà. Tutti questi capisaldi della nascente organizzazione socialista portavano in sé gli iniziali germi del suo dissolvimento .n Dio, l’immortalità della vita, il concetto spirituale di Patria, il concetto del Dovere, la Legge Morale, la famiglia, la proprietà, la libertà, l’Associazione, queste sono le idee mazziniane vere e ingenite nell’Umanità di cui devono seguire il Progresso sociale e umano. E’ quindi necessario per Mazzini che i lavoratori non si pieghino a quell’estremismo del socialismo tirannico e criminale che è il comunismo marxista ma si educhino, si istruiscano – l’ignoranza è sempre stata funzionale al potere – e si moltiplichino le loro associazioni, che si uniscano gli operai dell’industria con quelli del suolo, creando più frequenti società cooperative di consumo. I lavoratori, gli operai in particolare, devono dimostrare di saper fare, saper agire e non soltanto di parlare e contrappongano un Patto di Fratellanza nell’unità del fine, ad un’Internazionale dalla quale non può venire ad essi salute, prosperità, felicità. Questo appello mazziniano ottocentesco agli operai italiani del tempo ha particolare importanza nel chiarire la posizione dell’agitatore Mazzini innanzi al movimento socialista che si andò sviluppando in quegli anni.
Sebbene avesse una visione etica del socialismo, Mazzini non la definiva come una lotta di classe, ma come una questione di giustizia sociale e morale, di cui la classe operaia era la protagonista. E l’anno della composizione dello scritto in oggetto, il 1871, fu un anno cruciale per il movimento operaio europeo, con la nascita della Prima Internazionale, e Mazzini si inserisce in questo contesto, sebbene la sua visione del socialismo si differenzi da quella del marxismo scientifico elaborato da Karl Marx. E su queste basi elaborò la sua teoria sociale già ampiamente formulata ne I Doveri dell’Uomo, undici anni prima. Lo stesso incipit dello scritto “Agli operai italiani” è illuminante sulle tendenze intellettuali dell’agitatore: in esso egli scrive “ A voi, figli e figlie del popolo, io dedico questo libretto, nel quale ho accennato i principii in nome e per virtú dei quali voi compirete, volendo, la vostra missione in Italia: missione di progresso repubblicano per tutti e d’emancipazione per voi. Quei che per favore speciale di circostanze o d’ingegno, possono più facilmente addentrarsi nell’intelletto di quei principii, li spieghino, li commentino agli altri, coll’amore, col quale io pensava, scrivendo, a voi, ai vostri dolori, alle vostre vergini aspirazioni, alla nuova vita che — superata l’ingiusta ineguaglianza funesta alle facoltà vostre — infonderete nella Patria Italiana.” E continua, verso le ultime righe, rimarcando le piaghe dalle quali era doveroso che gli italiani repubblicani e la classe operaia si guardassero al fine di evitare insidie morali e perché essi stessi costituissero l’avvenire del popolo italiano e dell’Europa. Infatti Mazzini scrisse “Ma questo avvenire della Patria e vostro, voi non lo fonderete se non liberandovi da due piaghe che oggi pur troppo, spero per breve tempo, contaminano le classi più agiate e minacciano di sviare il progresso Italiano: il Machiavellismo e il Materialismo
Il primo, travestimento meschino della scienza d’un Grande infelice, v’allontana dall’amore e dall’adorazione schietta e lealmente audace della Verità: il secondo vi trascina inevitabilmente, col culto degli interessi, all’egoismo ed all’anarchia.” Nel concetto di “materialismo” era insita la critica verso quel socialismo deviato dalla manifestazione estrema del comunismo le cui caratteristiche, come prima accennato, egli vide già nella personalità del fondatore della Prima Internazionale, Karl Marx. L’operaismo ossia la tendenza del movimento operaio che individua, anche in forme settarie, nella classe operaia e più specificatamente nel proletariato di fabbrica, il soggetto privilegiato dell’azione sindacale e della trasformazione sociale, nonché il protagonista politico del processo rivoluzionario, fu letto da Mazzini con le lenti di un socialismo morale unificatore, retto sul binomio mazziniano di “Dio e Popolo”. Se Mazzini non arrivò, per motivi temporali, a verificare la dimensione criminale del comunismo marxista, di sicuro ne intuì la portata devastante e materialistica che avrebbe portato alla nascita dell’Unione Sovietica e al socialismo reale di Stalin, con tutte le deviazioni delittuose e antiumane che tale socialismo estremizzato al comunismo avrebbe portato.
Museo del Risorgimento Mazziniano Genova







