Dopo il vertice dell’Organizzazione per la cooperazione di Shangai, il presidente Xi ha ragione di essere raggiante. Magari non è riuscito a esportare gli ideali della sua giovinezza in tutto l’universo mondo, Xi era un maoista convinto, in compenso ha esportato il capitalismo cinese di Deng Xiao Ping, cosa che sarebbe potuto apparire anche più difficile e delicata. Vero che il presidente Mao odiava il capitalismo, ma solo perché la Cina non ne aveva ancora nessuna cognizione. La Cina era un paese che credeva necessario sterminare i passeri per rilanciare l’agricoltura. Quanta strada è stata compiuta da allora. Adesso con le merci cinesi che invadono tre continenti, gli schiavi africani che accumulano il lidio, la Russia tenuta al guinzaglio, è tutta un’altra prospettiva, quella del trionfo.
Tanto si aspetta Xi per i festeggiamenti dell’ottantesimo anniversario della fine della guerra e con un legittimo orgoglio. La Cina debole, contesa e divisa del 1945 è divenuta una autentica potenza, con un balzo compiuto nel settore militare formidabile. Su questo magari meglio non fare eccessive illusioni. I cinesi hanno avuto un glorioso passato militare fino all’anno mille e cento. Poi il mongolo Gengis Khan cambiò tutto. Allora la Cina affinò le capacità commerciali che hanno avuto il sopravvento sugli istinti bellicosi e questo vale anche adesso. Taiwan. Il presidente Mao la rivendicava assolutamente, ma nel nel 1970 rideva, non avremo bisogno di riaverla prima di cento anni. Ancora ne mancano 45 prima che scada il tempo, più o meno il gap che divide i cinesi dagli americani sul piano degli armamenti.
Che la Cina si compiaccia dell’accresciuta potenza militare è cosa che va da sé. Ciò non toglie che alla Cina con la sua potenza commerciale la guerra nuoccia agli affari. Per questo Xi sostiene volentieri la Russia. Più la Russia si infogna nella guerra civile ucraina, più la Cina la domina dall’alto, la schiaccia. Più legnate prende Putin, meglio è per i cinesi che lo incoraggiano.
Putin del resto è oramai un boxeur suonato. Putin quest’estate doveva prendere Odessa, o almeno Sumy, oppure Pavrosk. Non ha preso niente, ha contato altri 90 mila morti, le raffinerie in fiamme, il baltico minacciato. Davanti all’ennesimo fallimento continua a ripetere che la guerra è colpa dell’occidente. Può darsi anche che abbia ragione. Da decenni i russi accusano gli americani di fare golpe in mezzo mondo, eccone un altro a Kyiv. Peccato che il problema non è chi ha fatto il colpo di Stato, ma che gli ucraini i russi non li vogliono fra i piedi, altrimenti non starebbero a combattere da più di tre anni. Gli avrebbero steso il tappeto rosso a Putin, lanciato i fiori ai suoi carri armati.
Una grande vittoria davvero quella che celebra Xi a Pechino oggi, la vittoria sulla Russia. Nemmeno il presidente Mao avrebbe osato sperare tanto.
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