Quando il conservatorismo statunitense voleva insultare Barak Obama lo accusava di socialismo, il modo in cui i repubblicani giudicano le politiche di Welfare democratiche dai tempi di Roosevelt. A contrario della tradizione politica europea che ha visto il socialismo prendere piede ed avere successo nelle sue versioni più disparate nel primo dopoguerra, da Parigi a Pietroburgo, in America la dottrina è completamente screditata. In parte perché atea, in una società abbastanza bigotta. In parte, perché il richiamo collettivistico è antitetico ai principi individualisti a cui si richiama la cultura e la storia statunitense. Solo dio può essere posto sopra alla libertà della volontà umana, mai e poi mai lo Stato.
Trump va sempre interpretato quale espressione radicale di questa visione del mondo, per di più corroborata dai suoi rapporti personali con Roy Cohen ad inizio carriera. Cohen, vice procuratore distrettuale, divenne un’espressione di punta del maccartismo, dopo esser stato pubblico accusatore del processo contro le spie sovietiche Rosemberg. Sostanzialmente Trump è un imitatore di Cohen, che era un ebreo, omosessuale, il cui credo si esprimeva nel bullismo antisocialista. Bisogna sempre considerare che la stella polare di Trump si è dunque completamente oscurata, in quanto il socialismo come nemico non lo trova più da nessuna parte del mondo. I cinesi si denominano ancora tali e sono capitalisti quanto lui, forse di più. In Russia il socialismo non c’è mai stato, c’è stata solo la repressione forsennata e l’eliminazione della popolazione, mentre in Europa i socialisti sono oramai interamente democraticizzati e sottomessi, vedi Blair o Starmer. Lo spagnolo Sanchez, Trump lo considera principalmente un caso umano, più che politico, con i giorni contati, e comunque lo vorrebbe fuori dalla Nato.
Per cui Trump ha essenzialmente la sua principale vena di rancore politico, inevitabilmente deviata su altri obiettivi, imprevisti. Gli manca il suo bersaglio naturale, la società socialista aggressiva, quella contro cui avrebbe voluto muovere i suoi passi da nuovo crociato. Trump è innanzitutto un personaggio tragico, è andato alla Casa Bianca vent’anni dopo la fine del suo nemico. Manco più a Cuba credono al socialismo.
Dopo l’elezione a sindaco di New York di Zohran Mandami, lo scgomento è generale. Per la prima volta, dai tempi del senatore McCarthy, non solo c’è qualcuno che si proclama socialista, ma che invece di nascondersi in una cantina, viene acclamato a furor di popolo. In meno di un anno dal suo mandato, Trump ha prodotto l’anti Trump, il che dovrebbe dirla lunga su tutti i bonzi nostrani che predicano la fine della democrazia americana. L’America con Trump è divenuta talmente democratica che può persino eleggere un socialista nella sua città simbolo, la grande Mela. Qualcosa di mai visto.
Qui da noi ancora non si vede qualcuno in grado di battere la Meloni, mentre quelli che potrebbero surclassare gli Starmer, i Macron e i Merz sono considerati comunemente parafascisti. Come negli anni venti del secolo scorso, l’Europa è di nuovo minacciata e senza rendersene nemmeno conto. L’America invece suo malgrado è andata avanti, tanto che potrebbe presto smettere di voltarsi indietro per soccorrerci. Anche perché rischia una seconda guerra civile.
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