Mazzini divenne un caso in Inghilterra quando l’opinione pubblica di quel paese chiese le dimissioni del ministro degli Interni che ne controllava la corrispondenza per conto dell’Austria. Nelle sue lettere Mazzini cospirava contro mezza Europa, non contro l’Inghilterra che l’ospitava ovviamente e dunque per Westminster il governo non era autorizzato a violarne la privacy. Il ministro di sua Maestà fu costretto a dimettersi.
La Costituzione repubblicana rende onore a Mazzini nell’articolo 15 quando tutela la riservatezza della corrispondenza ed ogni altra forma di comunicazione per qualsiasi cittadino, dal momento che Mazzini era pur sempre una celebrità. Eventuali restrizioni devono essere autorizzate dall’autorità giudiziaria.
La domanda che bisogna porsi di fronte a qualsiasi intercettazione, dunque, è se questa è stata autorizzata da un magistrato. Una domanda di carattere legale. Poi ve ne è un’altra di carattere morale, dal momento che l’articolo 15 della Costituzione concerne appunto il Titolo dei “Diritti e Doveri del cittadino”.
Nel caso in cui un organo di informazione acquisisca una qualche forma di comunicazione privata, questa può essere resa pubblica? Il punto è molto delicato, perché riguarda l’interesse generale e pure l’interesse generale non potrebbe rivelarsi ragione sufficiente per la divulgazione di un documento o una testimonianza privata, soprattutto se si incrina il diritto di riservatezza di un singolo individuo, per non parlare del carattere di spontaneità che non esiste in un pubblico processo.
In teoria, non dovrebbe esserci bisogno di un garante della privacy per comminare una multa ad un quotidiano o ad una trasmissione televisiva che riporta all’attenzione le conversazioni telefoniche di un ministro con sua moglie. Quale possa essere l’argomento trattato, escluso l’Alto tradimento e quindi non quello coniugale, questo dovrebbe restare rigorosamente privato. Particolarmente grave se l’episodio non viene spiattellato su una gazzetta di provincia, ma sulla televisione di Stato che per definizione sottende in ogni suo singolo atto la Costituzione Repubblicana.
Se il problema dell’Istituto del Garante dovesse concernere principalmente casi tanto clamorosi, tali che chiunque può giudicare sulla base della lettera costituzionale, non c’è alcun bisogno dell’autorità del Garante. Non che si debba dunque sciogliere l’attuale consiglio. Bisognerebbe proprio sciogliere un’altra istituzione completamente inutile. Nel caso in cui fosse coinvolta la Rai, la stessa dirigenza aziendale dovrebbe disporre della sufficiente autorità per intervenire con rigore, dal momento che non si tratterebbe affatto di giornalismo di inchiesta. Si tratta di giornalismo scandalistico e persino dal sapore piuttosto grossolano. La libertà di stampa cara a Camille Desmoulins, che se fosse esistita in Russia avrebbe fatto cadere lo Zar, in una settimana, non c’entra un bel niente.
Piuttosto bisognerebbe capire se nelle trasmissioni Rai sia ormai prassi comune spacciare del volgare gossip per raffinate ed esclusive inchieste politiche e di governo, senza riguardo alcuno per ciò che prescrivono gli articoli fondamentali della Costituzione. Di questo si che varrebbe la pena preoccuparsi.
Museo del Risorgimento mazziniano di Genova







