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I perdenti delle guerre vinte

Riccardo Bruno di Riccardo Bruno
11 Aprile 2026
in L'editoriale
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Siamo arrivati al punto che commentatori nostrani spiegano come l’America non vinca una guerra dal 1945. Ma dai, neanche nel ’45. Altrimenti perché lasciare a Stalin, alleato di Hitler nel ’39, più di mezza Europa. In compenso dal 1991, l’Unione sovietica non esiste più. Inspiegabile. Si aspettava dovesse crollare l’America che le ha perse tutte. Invece Putin si trova al governo della Russia perché fu scelto dal presidente Clinton. E bisogna dire che l’ex Kgb si diede da fare per risalire la china. Già nel 1999 massacrava i ceceni e l’amministrazione statunitense, bonaria, nicchiava. Aveva abbastanza guai con la Serbia. Anche la guerra con Milosevic, l’America l’ha persa. L’ha vinta D’Alema. La verità è che, morto Gengis Khan, nessuno capisce più niente di guerra, nemmeno i vincitori.

Von Clausewitz, che pure era cresciuto nell’esercito di Federico di Prussia, non sapeva dove piazzare una batteria da otto. Figurarsi gli inglesi che le avevano appena prese dai loro coloni oltre oceano. Il governo di Sua Maestà, alla notizia della morte dell’ammiraglio Nelson, considerò la battaglia di Trafalgar una catastrofe. William Pitt trema davanti ad Austerlitz. Nessuno in tutta l’Inghilterra si accorse che Napoleone avrebbe dovuto ripetere Austerlitz all’infinito, quando Trafalgar assicurò il controllo navale per oltre un secolo. Gli americani poi, nonostante i primi successi con gli inglesi, si rivelarono disastrosi. Celebrarono Custer, annientato dalle tribù Dakota in pochi minuti, un eroe del West. L’apachi Geronimo, che con sei guerrieri sei tenne in scacco due divisioni di cavalleria per oltre un anno, fino ad arrendersi dalla noia, lo misero ad esibirsi al circo.

Peggio di Custer fece, cento anni dopo, McNamara alla Difesa. Non si accorse che il Vietnam era interamente scavato da gallerie sotterranee dove passavano allegramente i Viet Kong. Ci volle il pugno di Nixon per salvare l’Indocina dalla dittatura di Hanoi. Forse Nixon venne portato in trionfo? Nemmeno per sogno, cadde con il Watergate. Così il mondo si convinse che i nord vietnamiti entrati a Saigon, a due anni dal ritiro americano, avessero vinto la guerra. Andate oggi in Vietnam. Sembra di stare a Broadway. Il generale Giap, il più grande stratega del ‘900, visse rintanato nella sua caserma, senza mettere piede fuori, fino all’ultimo.

Meno male che l’ Iraq fu peggio del Vietnam. Saddam era stato sostenuto per un decennio dall’America in chiave anti iraniana e già quando Bush padre scelse di difendere il Kuwait, gli ayatollah allo stremo, tornarono a respirare. Con Obama si sono persino messi ad arricchire l’uranio. La guerra all’Iran è iniziata con la caduta di Assad, nessuno può ancora dire quando si concluderà e meno che mai chi può vincerla. Trump, come spesso accade, parla a vanvera. La civiltà persiana venne mandata all’aria da Alessandro, una volta sconfitto Dario, trecento anni avanti cristo. L’Iran è un punto di contatto fra culture diverse, dall’ellenizzazione sino al dominio britannico. Per circa trent’anni della seconda metà del secolo scorso, l’Iran fu un partner degli Stati Uniti affidabile, decisivo nella guerra del Kippur. Quella almeno l’America la vinse. Si escluda che alla Casa Bianca vogliano distruggere l’Iran, semmai vogliono ripristinare il vecchio status. E questa in effetti potrebbe essere una battaglia persa. Nessuno vorrebbe più lo scià.

C’è un solo vincente al mondo, Zelensky. Quattro anni fa appena si sapeva chi fosse, adesso difende gli emirati del Golfo. I russi perdono trentamila soldati al giorno e questo marzo anche 140 chilometri quadrati del tanto sofferto territorio conquistato. Putin passa le feste a far sparare missili sull’Ucraina e ora vuole la tregua della pasqua ortodossa. Non ha più riserve. Napoleone si avvelenò quando glielo dissero. E Putin soffre anche una straordinaria moria di generali. Senza l’Iran che glieli rifornisca, manco ci ha più i droni d’assalto. Ecco un perdente sicuro, di cui pure nessuno parla.

pubblico dominio

Tags: CusterNelson
Riccardo Bruno

Riccardo Bruno

Riccardo Bruno si è laureato in Storia della Filosofia presso l'Università di Roma La Sapienza nel 1988. Dal 1987 al 1989 collabora all'Ufficio esteri del PRI diretto dall'onorevole Vittorio Olcese. Dal 1994 è capo ufficio stampa del PRI, dal 1995 giornalista professionista iscritto alla stampa parlamentare. Nel 1999 è capo redattore de La Voce Repubblicana. È stato poi editorialista per il Foglio di Giuliano Ferrara e l'Indipendente di Vittorio Feltri. Dal 2019 è prima vice direttore de La Voce Repubblicana e poi direttore politico

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