Per quanto possa essere grande il potere del presidente degli Stati Uniti, il sistema di contropoteri americano è altrettanto grande, con la caratteristica che se si coalizza, il presidente viene sovrastato. La Corte Suprema conta una maggioranza di repubblicani e tre giudici legati personalmente a Trump eppure non è la prima volta che boccia i decreti presidenziali. La sconfitta sullo ius solis, segna però una svolta, se Trump pensa di riscrivere daccapo la storia americana, si sbaglia.
Ci sono mille ragioni per limitare l’accesso dei migranti negli States e non è Trump il primo a volerlo fare. Il muro con il Messico lo ha iniziato a costruire Bush padre e lo ha ampliato Bill Clinton. La famigerata Ice l’ha costituita Obama, la pressione nelle periferie statunitensi da parte di comunità straniere. le violazioni della legge. sono inquietanti. Interi quartieri hanno cambiato fisionomia e sono molto difficili da governare. Spesso sono preda di vere bande. Tutto ciò non toglie che lo Stato americano sia fondato sull’immigrazione, tutta la popolazione bianca statunitense è fatta di migranti. I veri nativi hanno la pelle rossa. George Washington era figlio di un cittadino inglese emigrato nel 1657, Trump di uno tedesco, più recentemente. Lo ius solis è la conquista di quelle generazioni di migranti che hanno fatto l’America. Se si vuole controllare il problema della immigrazione, serve un’altra strada, qualcosa che non comporti lo snaturamento stesso della vita americana. La Corte suprema lo ha ricordato e Trump prima lo capisce, meglio sarà per lui.
Giunto quasi a metà del suo secondo mandato il presidente deve rendersi conto che la situazione non è delle migliori e che se anche costretto a sgomitare per farsi largo fra bulli di un certo peso, il bullismo non potrà mai essere il tratto distintivo della Casa Bianca. Probabilmente Trump teme che se si mostra arrendevole gli possano mettere i piedi in testa, cosa che potrà accadere in qualsiasi momento. La presidenza statunitense, lo si è visto altre volte, è uno scudo che può infrangersi a garanzia della sopravvivenza della nazione. Trump è molto vicino a quel punto di rottura.
Egli è il primo presidente statunitense ad ingaggiare uno scontro epico contro il globalismo. La politica dei dazi, ripresa dalla presidenza Obama per la verità, sono i democratici favorevoli ai dazi tradizionalmente, non i repubblicani, è finalizzata a questo obiettivo, l’indipendenza produttiva americana. Il dubbio è che sia possibile riuscirvi, ovvero se si possa riportare il corso della storia all’indietro, perché generalmente, quando si è tentato di farlo, i risultati sono stati per lo meno discutibili. Questo non impedisce ad un capo di governo di volerci provare, se i suoi concittadini lo sostengono, non è che tutti credono nel progresso o per lo meno che lo debbano sostenere sempre. Al mondo ci sono anche governi reazionari, o conservatori. Trump vorrebbe portare l’America agli anni precedenti a Reagan, libero di provarci.
Quello che invece non può riuscire a fare, perché come si vede non gli è consentito. è di mutare i principi istitutivi per cui l’America esiste ed anche con un certo successo da 250 anni.
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