Barack Obama nel marzo del 2016 rilasciò un’intervista a The Atlantic per lamentarsi di Francia e Gran Bretagna. Obama si era pentito dell’intervento contro la Libia di Gheddafi. “L’abitudine degli ultimi decenni in queste circostanze è spingerci ad agire”, aveva detto Obama dei suoi alleati, per aggiungere che poi questi mostrano una mancanza di volontà di mettersi in gioco. “Sono scrocconi” è frase di Obama dieci anni prima di Trump. Il giudizio poco lusinghiero distoglieva dalla questione principale, ovvero le ragioni di un’azione contro un regime che per quanto detestabile fosse, non era più una minaccia da anni. Al contrario, la destabilizzazione dell’area, avvenuta senza l’invio di truppe a terra, aveva creato un problema molto serio di equilibri nel Mediterraneo, che in verità non è ancora risolto a distanza di altri dieci anni.
Obama desiderava concludere l’intervento americano successivo all’11 settembre. Saddam era stato rovesciato, Osama Bin Laden eliminato ed il fatto che i talebani riprendessero il potere in Afghanistan, non lo turbava più di tanto. Gli alleati europei gli avevano chiesto un intervento in Libia e lo aveva fatto di malavoglia. Si sentì vincolato ai suoi partner occidentali. Con l’America di traverso, l’Alleanza Atlantica avrebbe subito un contraccolpo. Restava l’amarezza per una scelta che ancora non riusciva a convincerlo.
Trump è intervenuto in Iran sulla base di una ragione plausibile, gli si creda o meno, quale l’arma nucleare nelle mani degli ayatollah. A contrario della Libia di Gheddafi, l’Iran aveva tre focolai aperti in medio oriente contro alleati americani, in Libano, a Gaza e nello Yemen. Tralasciamo che fornisse tecnologia alla Russia in Ucraina. Francia ed Inghilterra non si sono sentite in dovere di aiutare. L’operazione in Iran non riguardava la Nato per nessuna ragione e lo hanno sottolineato senza remore. Il presidente del Consiglio italiano ha fatto di più, l’ha giudicata persino illegale. Se l’opposizione comprendesse qualcosa di politica internazionale, aveva l’occasione per chiedere al presidente del Consiglio di uscire dalla Nato o di dare le dimissioni da presidente del Consiglio. Non ci può essere nessun orgoglio nazionale per chi sostiene un’alleanza dove il partner principale commette atti di guerra illegali.
Francia ed Inghilterra sono eredi diretti dei governi al potere o in esilio di quegli stessi paesi alleati dell’America nella seconda guerra mondiale. Il governo italiano ha una radice nella repubblica sociale di Salò, una marionetta della Germania nazista. Come si potesse pensare che un presidente del Consiglio proveniente da quella tradizione, estranea alla stessa costituzione repubblicana, diventasse un partner privilegiato dell’America, solo la Pizia saprebbe dirlo. Se invece una volta avvenuto quello che pure avrebbe dovuto essere ovvio, lo scontro fra chi rappresenta la più grande democrazia al mondo e chi rappresenta non si sa esattamente cosa, Fratelli d’Italia era il partito che commemorava Almirante e proponeva Putin come modello politico, siamo tutti solidali con il presidente del Consiglio italiano, perbacco. La destra italiana dà lezioni di democrazia e legalità internazionale agli Stati Uniti d’America. Non solo si meriterà un secondo mandato. Si merita anche un capo dello Stato proveniente da questa formidabile notte di Valpurga da cui è già uscito un personaggio come Vannacci che inneggia alla Decima Mas, altri noti amici degli americani.
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