La presa della Bastiglia fu un moto popolare presumibilmente ordito dal Duca di Orleans in risposta alla minaccia che gli svizzeri richiamati dalla corona rivolsero al Terzo Stato riunito in maniera permanente a Versailles. La Bastiglia era priva di valore militare e politico e persino carcerario, ma era il simbolo dell’Assolutismo. Distrutto quello, il messaggio fu forte e chiaro. Il re infatti richiamò gli svizzeri e si mostrò collaborativo. I due grandi protagonisti della Rivoluzione, dispiace dirlo, furono il re e suo cugino. Luigi perché dopo due secoli convocò gli Stati Generali credendo di tenerli in pugno e soffocare le lamentele nel regno. Il Duca di Orleans perché aveva una strategia per soffiargli il trono animando i tumulti. Tutti i rivoluzionari in scena nel 1789, da Mirabeau a Marat, passando per Fournier l’Americano, Santerre, Desmoulins, sono a libro paga del Duca, l’uomo più ricco di Francia e quindi di Europa.
L’idea della macchina rivoluzionaria che si mette in moto da sola una volta che le idee dell’illuminismo si sono diffuse e fatto proseliti, è bellissima quanto inconsistentemente astratta. C’è una mano e soprattutto una borsa che punta a rimuovere la dinastia regnante e sostituirla con un’altra. Nemmeno Robespierre era repubblicano nel 1789. Tutto quello che la Francia chiede è una monarchia costituzionale all’inglese ed il Duca di Orleans conosce troppo bene suo cugino per sapere che quello mai si adeguerebbe ad una simile trasformazione. Una volta aperta la valvola della crisi della corona, gli eventi non saranno più controllabili. Quello che però è evidente dalla Costituzione del 1789, è che il re resta il padrone della Francia, l’Assemblea abolisce solo i privilegi feudali.
Appena Momoro, un incisore del club dei cordiglieri, si inventa il motto Liberté, Egalité, Fraternité, la Francia è attaccata da ogni confine. La più furiosa è la lontanissima Caterina di Russia che chiede una punizione esemplare. La Rivoluzione sarebbe dovuta finire a Valmy nel ”92, quando l’esercito si ritenne fosse spacciato. Ed ecco che in un solo anno, l’armata si era ricreata e quello sarebbe stato solo l’inizio. Per altri vent’anni, l’esercito francese unificò l’Europa sotto le sue armi, producendo i più grandi soldati della storia. Non fosse accaduta questa incredibile mobilitazione armata della nazione, non si sarebbe mai aperto un percorso democratico nel continente. L’assolutismo si sarebbe mantenuto saldo e avendo ridotto i danni, chissà per quanto altro tempo sarebbe rimasto in piedi. Soprattutto il veleno della Rivoluzione francese non sarebbe circolato in lungo ed il largo fino al 1815, per poi riemergere nel ’30, nel ’48. Il marchese Alexis de Tocqueville che sbraitava ancora alla Camera nel 1849 contro quel giacobino sanguinario di Mazzini.
Coloro che dicono che la minaccia russa non esiste oggi per l’Italia, potrebbero anche avere ragione. I russi non riescono a sfondare in Ucraina, figurarsi se sono in grado di attaccare il resto d’Europa. Per cui perché mai armarsi? L’Italia, è l’arte, il turismo, la cucina, la moda, spendiamo in sanità che ne abbiamo bisogno. Aumentiamo il welfare che siamo pieni di poveri. Riduciamo le bollette che non ci va di scavare per il gas ed il petrolio ed il piano Mattei non è servito ad un emerito fico secco. Quanto alle armi, qualche pistola ai pizzardoni, un paio di motovedette per controllare l’immigrazione che spendiamo fin troppo. E visto che siamo convinti di essere alleati di un pazzo, che nemmeno sa perché comincia le guerre, rompiamo l’alleanza con l’America. Ci espone solo a dei rischi. Se i russi hanno delle ragioni, se gli iraniani sono attaccati illegalmente, se in medio oriente Hamas e Hezbollah difendono la loro terra, diventiamo neutrali. Federiamoci con la Svizzera e usciamo dalla Nato, dei guerrafondai. Anche il pontefice sarà contento.
A proposito di Rivoluzione, appena Bonaparte arrivò in Italia la prima cosa che annotò è la superficie costiera più estesa d’Europa. Fai dell’Italia una nazione e, hai la più grande potenza navale del continente, tale da mettere soggezione all’Inghilterra, senza bisogno della tradizione delle repubbliche marinare. Non c’è bisogno di una minaccia russa. In caso di disarmo ne basta una libica che già aveva bombardato Lampedusa. Poi la Grecia. I greci vogliono Cipro, perché mai non chiedere la Calabria, la Campania, tutta la magna Grecia. I Turchi potrebbero rivendicare Venezia e gli alto atesini non sono austriaci? Per quale motivo l’Alto Adige dovrebbe restare italiano, se Gerusalemme non può essere ebrea? Magari i croati vorrebbero sbarcare a Ravenna. I francesi arrivare almeno a Loano. L’Inghilterra riprendersi Capri. Con che armi le difendiamo? La diplomazia? Quando una classe dirigente non impara niente dalla storia, non si tiene una patria nemmeno se gliela regalano. In compenso può fare facilmente un intero popolo schiavo.
Pubblico dominio







