Giovanni Falcone ha in vita una sorella che ne tutela la memoria, altrimenti verrebbe dileggiato impunemente anche Giovanni Falcone. Tanti di quelli che si riempiono la bocca del nome di Falcone dimenticano l’ostilità che lo circondava già all’interno della procura di Palermo e poi nei giornali e nei partiti che prendevano sul serio le calunnie anonime diffuse per discreditarlo. Dopo che la magistratura scartò la sua nomina alla procura antimafia a Falcone sarebbe convenuto, come molti suoi colleghi, farsi eleggere in parlamento, meglio se europeo. Falcone scelse di continuare la sua lotta sul campo come collaboratore del ministro Martelli in un governo Andreotti e rimase un bersaglio vero, non da tele sceneggiato. Venne ucciso, dopo che stimati e immacolati magistrati deprecarono pubblicamente la sua scelta in una trasmissione di Costanzo.
Più che sapere con chi andava o non andava a cena Falcone, sarebbe stato utile conoscere il suo punto di vista su tangentopoli, sulle accuse rivolte da una procura ad un sistema politico, sulle inchieste che hanno riguardato la trattativa Stato, mafia. Tutte materie sue. Infine, anche avere un parere di Falcone sui risultati ottenuti da tanti suoi colleghi che criticavano i suoi, rimasti vivi e vegeti, o morti serenamente nel loro letto. Falcone invece è stato tolto di mezzo e si sono visti i nuovi paladini della Giustizia italiana affollarsi alla televisione per dirci tutti i giorni il loro di pensiero, dei nuovi Giovanni Falcone che pure non gli assomigliavano affatto. Falcone scelse di andare in televisione quando isolato all’interno della magistratura dovette iniziare a difendersi in prima persona ed è un vanto per la voce repubblicana come lo fu per l’Avanti, non quello di Lavitola, essere gli unici quotidiani italiani a sostenere Falcone, respingendo tutti gli attacchi che gli vennero rivolti. Il Falcone che piaceva davvero poco da vivo, venne incensato da morto. Adesso i suoi estimatori si assottigliano.
Falcone non era un uomo di parte, era appunto un servitore dello Stato. Questo significava svolgere la propria funzione istituzionale, qualsiasi fosse la tua posizione politica personale. Lui andava in una direzione, l’Italia in un’altra. Falcone fece scandalo. Rifiutava persino le principali convenzioni del suo ambiente professionale, come la tesi del terzo livello della mafia. Per questo accade che a trent’anni superati dall’esplosione di Capaci ancora lo si equivochi clamorosamente. Il sistema di valori in cui credeva Falcone e soprattutto il suo metodo di lavoro sono praticamente morti con lui. Di Falcone si agita giusto un simulacro, quasi sempre impropriamente. Può darsi che la mafia sia stata sconfitta nel frattempo. Resta il dubbio che nessuno sia più in grado di infastidirla davvero.
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