Il 2 settembre del 1812 il generale Kutuzov rilevato il comando dell’armata russa che continuava a fuggire davanti a quella francese, ricevette l’ordine di difendere Mosca dall’onta di una conquista. Kutuzov, un militare da operetta, fece del suo meglio per trincerare tutta la sua truppa che più numerosa, meglio equipaggiata, meglio armata e più nutrita e riposata, sarebbe stata spazzata via lo stesso a Borodino.
Il mito farlocco della storiografia russa, inizia a costruirsi da qui, Borodino, un disastro clamoroso, sarebbe stata una vittoria tattica. Non fosse che i francesi dovevano infrangersi a Borodino. E visto che invece i francesi entrarono a Mosca e Mosca cadde nelle loro mani, Napoleone divenne un invasore e questo era ancora più falso della mancata vittoria. Napoleone non ci pensava proprio ad invadere la Russia, Napoleone aveva varcato la Nema con meno di trecento mila uomini, per annientare la minaccia contro la Polonia. Erano i russi gli invasori, solo che codardi se la diedero a gambe sino a Mosca. Quando lo Zar intervenne per fermarli, perse Mosca. Se Napoleone fosse stato un invasore e quindi non si fosse portato a Mosca solo centomila dei trecentomila uomini entrati in Russia, non sarebbe rimasto in una città deserta ad aspettare la resa del suo amico Alessandro tutto il mese di settembre. Avrebbe riunito l’esercito e puntato su Pietroburgo, come gli chiedeva Murat, per dare il colpo letale al prestigio dello Zar rimasto senza protezione. Napoleone commise il più grande errore della sua carriera. Per fare davvero la pace con la Russia, occorreva rovesciare lo zarismo. Duecento anni dopo, l’Occidente sta commettendo lo stesso errore di Napoleone.
Roosevelt e Churchill fecero anche peggio. Lasciarono passare l’eccidio di Katyn a Stalin diventato un loro alleato. Stalin lo era stato anche di Hitler ed in Polonia fece capire chi era davvero. I leader occidentali gli abbonarono Katyn pensando che la Russia si sarebbe democratizzata dopo la vittoria. Churchill nutriva parecchi dubbi, ma Roosevelt lo rassicurò. Di Stalin ci si poteva fidare. Qualcosa del genere deve aver pensato Bill Clinton di Putin durante la guerra in Cecenia. Alla Casa Bianca appena sapevano dove fosse la Cecenia e comunque quella guerra l’aveva iniziata il loro amico Boris Eltsin. I ceceni erano banditi e narcotrafficanti. Guardate Kadyrov. Se Putin voleva eliminarli affari suoi. Nemmeno l’affondamento del Kursk svegliò Clinton dal torpore. Come era possibile che davanti ad un simile disastro Putin rifiutasse gli aiuti inglesi ed americani, rinunciando a salvare le vite di marinai russi? Il sottomarino era affondato, quali segreti avrebbero dovuto carpire gli americani da una simile bagnarola? Se non si capiva che razza di individuo fosse Putin dalla sua reazione sul Kursk, non lo si sarebbe compreso più e si è arrivati all’aggressione all’Ucraina. Putin non la può interrompere e non la interromperà mai, altrimenti si sarebbe fermato in Crimea. Lo aveva giurato ad Obama, la Crimea è Russia, come l’Austria era Germania.
Se il governo tedesco oggi possiede le prove che l’attentato all’aeroporto di Lipsia, sia opera dei russi, la reazione di Berlino è troppo blanda ed ancora più blanda, al limite del ridicolo, quella del governo italiano. “Noi non siamo in guerra con la Russia, non bisogna neanche pensare possa esserci un attacco militare”, ha detto il ministro Taiani. Purtroppo è la Russia in guerra con gli europei, Italia inclusa ed il suo attacco militare lo ha già lanciato eccome, ben quattro anni fa. Solo che gli europei ancora non se ne sono accorti e sembra che non se ne accorgeranno fino a quando non gli cadrà una bomba in testa.
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