Il partito nazional socialista dei lavoratori non ha mai superato il 43,9 per cento dei voti e per restare cancelliere Hitler dovette appoggiarsi al centro cattolico tedesco ed agli altri partitini nazionalisti, sfruttando la divisione fra socialisti e comunisti tedeschi imposta da Stalin. Anche se il voto in Sassonia dell’altro ieri fosse il risveglio del passato nazional socialista, migliorando leggermente la media nazionale del marzo 1933, la AFD, come il vecchio NSDAP, non ha la maggioranza assoluta dei consensi. L’importante è che nessun partito democratico residuo ceda alla tentazione di aprire la strada ai vincitori parziali della tornata elettorale. Grazie a Dio la Germania ha ancora un sistema proporzionale puro e non uno alla Bersani versione 2011, per cui il partito che vince le elezioni per un voto, la notte stessa fa il governo del giorno dopo. Meno male che sarebbe il Pd il difensore della Costituzione.
Anche se il voto di AFD migliora di qualche decimale il voto preso da Hitler nel 1933, questo non significa che la Germania stia tornando nazista. Piuttosto di tutti i paesi europei la Germania è quella che soffre di più sul piano della rottura con le relazioni con la Russia, l’ostpolitick, inaugurata durante la guerra fredda, è oramai naufragata completamente. Poi la Sassonia è uno dei Land più ricchi dell’Est, la disoccupazione è regolarmente assistita, mentre l’immigrazione è si altissima rispetto alle medie europee, ma anche qualificata. Bisognerebbe capire, visto anche che gli immigrati sono più giovani dei lavoratori sassoni, se si è instaurata una forma controproducente di competitività. Piuttosto i dazi di Trump hanno prodotto degli effetti negativi per la Germania, dal momento che l’industria automobilistica tedesca ne è un bersaglio diretto. In Sassonia si producono microprocessori, vai a sapere se il voto alla AFD comporta anche una critica all’America di Trump, oltre che all’Europa burocratica.
Il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa, presente al forum Ambrosetti di Cernobbio, aveva appena detto che bisognava riconoscere il valore di quanto costruito in Europa ed esserne orgogliosi. Costa avrebbe anche ragione, non fosse che in un’area democratica ad alto sviluppo, nessuno è mai soddisfatto abbastanza. La libertà è il principale volano per la ricchezza di una regione, e un popolo libero è altamente suggestionabile. La Germania che si consegnò al nazismo era uno dei paesi più liberi al mondo e non certo tanto povero come lo si dipinge. Solo che chi è abituato alla ricchezza, non sopporta la prospettiva della miseria, per cui se il governo tedesco riuscirà a garantire gli standard di benessere conquistati in questi decenni, non dovrebbe temere di correre particolari avventure.
L’Europa che precipitò nel fascismo il secolo scorso, era quella più colpita nella perdita di ricchezze e la più spaventata dal bolscevismo, tanto da sostenere la controrivoluzione squadristica. Vero che oggi si continua a credere che l’aumento delle tasse sia una soluzione a tutti i mali. L’onorevole Fratoianni dopo aver studiato la situazione al Togo Bay beach, ha appena lanciato l’idea di una nuova patrimoniale. Ma se la proposta più audace del campo largo è il salario minimo, la borghesia non ha bisogno di cercare dei manganellatori. Molti sono apparsi preoccupati dalla presenza di Vannacci a Cernobbio, nel cuore dell’imprenditoria borghese italiana. Forse hanno ragione, anche se non bisogna dimenticare che la borghesia spesso di annoia delle solite vecchie facce e rincorre emozioni a buon mercato, senza necessariamente impegnarsi.
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