La Yersinia pestis, l’agente eziologico della peste, faceva parte dell’arsenale dell’Unione sovietica. Il fatto che non risulti sia mai stato usato, lascia pensare che per lo meno sino al 1991 non fosse facilmente maneggiabile. Il 27 ed il 28 agosto scorso il laboratorio anti-peste di Irkutsk è stato protagonista di un’esercitazione congiunta a Fuyuan con la Cina sulla preparazione alle malattie infettive. Nel programma era inclusa la simulazione di uno scenario di una peste importata. Presente Sergey Balakhonov, il direttore dell’Istituto di ricerca di Irkutsk, dove è morta, solo pochi giorni fa, la lavoratrice del laboratorio che avrebbe rotto proprio una provetta contenente il batterio in questione. Vero? Falso? L’Organizzazione Mondiale della Sanità, che sta per finire in mano ai cinesi, ha affermato, sulla base delle informazioni non ufficiali disponibili, in Russia è ufficiale solo quello che dicono al Cremlino, di ritenere il rischio per la salute pubblica della popolazione generale abbastanza basso.
Tutto sommato le prove disponibili non indicano un’emergenza globale, eppure l’intelligence americana è convinta che Mosca abbia iniziato un nuovo programma clandestino di sviluppo infettivo. Tanto è bastato perché Trump tornasse in azione, e lo ha fatto alla sua maniera preferita. Una telefonata a Putin per sospendere le sanzioni. In cambio gli Usa riceveranno milioni di gasolio russo. Il presidente americano se l’è rigirata annunciando un ribasso a breve dei prezzi dei combustibili per gli Stati Uniti e il mondo intero. Un modo elegante di arrampicarsi sugli specchi. Anche in questo caso vai a sapere quali saranno gli sviluppi al netto dell’ottimismo di Donald che è atteso da una prova elettorale poco incoraggiante.
Se le migliaia di bombe atomiche russe non spaventano la Casa Bianca, un piccolo batterio segreto, terrorizza eccome. Zelensky l’ha presa malissimo. La sospensione delle sanzioni consentirà alla Russia di mantenere alta la pressione su Kyiv. E questa è già ai massimi, non per gli aiuti coreani, del Sud e del Nord, o dei cinesi. L’Europa nel 2026 ha pagato alla Russia il gas artico per 7,9 miliardi di euro. Se Trump ha preso una cantonata, che dire della dipendenza europea? Disponendo di tali risorse, Putin, non solo bombarda l’Ucraina. Ha promesso aiuti all’Iran.
L’Iran è il vero nodo strategico della vicenda. Se non lo sciogli in fretta, non sai cosa ne può venire fuori e se Putin non può perdere l’Ucraina, figurarsi se può perdere l’Iran. Siamo giunti alla stretta decisiva sul futuro ordine mondiale. Esclusa la Santa sede, nessuno vuole il multilateralismo. Putin ha festeggiato il suo compleanno con una vecchia conoscenza, il cancelliere tedesco che successe a Helmut Kohl, 1998, Gerard Schroeder, da anni sul libro paga del Cremlino. Un tristo segnale all’Europa, tanto tempo perso. D’altra parte, per restare in sella 27 anni, non basta la spietatezza omicida, il crimine comune, la mafia. Occorre anche una qualche abilità. Quella di cui difetta nel complesso il mondo occidentale che pensa di trattare con una minaccia mortale e regala premi Nobel a chi non ha mai detto una sola parola per difendere il diritto in Russia, o in Cina, o in Iran. Certo, il Nobel per la pace lo prese persino Arafat, ma insieme a Shimon Peres. Il Nobel alla Pillay è un Nobel alla pace eterna, quella di chi è sepolto nella steppa.
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