Chiunque abbia la pazienza di rileggere l’articolo 11 della Costituzione Repubblicana deve avere anche la compiacenza di leggerlo nella sua interezza. Detto articolo dice che “L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa – quindi non di difesa, ndr – alla libertà degli altri popoli e come mezzo della risoluzione delle controversie internazionali”. Questo non significa che l’Italia non possa combattere a sostegno di un aggredito, al contrario, il ripudio della guerra come strumento di offesa alla libertà dei popoli consente a tutti gli effetti una reazione, altrimenti il ripudio della guerra imporrebbe in assoluto nel testo la neutralità della Spagna franchista e non consentirebbe invece, secondo capoverso di detto articolo “in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessaria ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le nazioni”, che significa per l’appunto che si debba operare per questo, ed è il governo a decidere il modo. Da qui il terzo e ultimo capoverso, l’Italia “promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo”. Infatti partecipa sotto l’egida dell’Onu, a quelle in Libano, dopo aver partecipato a quelle in Somalia ed in Afghanistan, come sotto l’egida della Nato a quelle nella ex Jugoslavia ed in Libia. Vi sarebbe al limite da discutere della costituzionalità della missione in Iraq, che come però ricordiamo era di pacificazione della regione e non di guerra, per cui possiamo dire che è proprio sulla base dell’articolo 11 che l’Italia sostiene militarmente l’Ucraina e che potrebbe persino domani intervenire direttamente con le sue truppe nel conflitto se un’organizzazione internazionale lo ritenesse indispensabile per ripristinare la pace.
In questi giorni si usa ricordare l’onorevole Berlinguer per la cosiddetta questione morale, ma l’onorevole Berlinguer va ricordato a maggior ragione per la sua scelta a favore della Nato. Sarebbe clamoroso che dopo Berlinguer vi fosse in Italia un’opposizione più vicina alla Russia di quanto il Pci, lo fosse all’Unione sovietica.
Solo chi è affatto privo di sensibilità democratica, per non dire di intelligenza costituzionale, vedrebbe nell’articolo 11 un dispositivo che consentisse alla Repubblica di voltare lo sguardo davanti ad un’aggressione alla libertà altrui.
Sotto questo profilo bisogna quindi riconoscere all’onorevole Conte, che si oppone all’invio delle armi formalmente, dopo che pure in precedenza lo aveva sostenuto, di non accampare motivo di costituzionalità alcuno. Egli sostiene infatti che sia sbagliato il metodo, non il principio o per lo meno questo ci pare di aver capito dalla sua requisitoria e la discussione sul metodo è legittima. Non possiamo escludere, ad esempio, che se invece di inviare armi agli ucraini, inviassimo un reddito di cittadinanza anche ai russi, questi non interrompessero prima l’aggressione. Ognuno interpreta la realtà della situazione come gli pare. L’importante è che non si asserisca che l’Italia da paese pacifico divenga per costituzione un paese pacifista, come pure qualcun altro ha sostenuto.
Senza una guerra di liberazione, l’Italia e l’Europa sarebbero ancora nazifasciste, questo ricorda e ispira il principio della costituzione.







