La risposta di Putin al tracollo militare in Ucraina prevede due aspetti. Il primo, dare fondo all’arsenale di missili balistici della vecchia Unione sovietica. Anche se difettosi e capaci di esploderti addosso, su cento che vengono sparati, almeno venti colpiscono qualcosa. Il secondo, epurare la cerchia di potere dai dissenzienti, familiari inclusi con una sistematicità omicida. Gli oligarchi morti sono già otto, quasi uno al mese dalla mancata presa di Kyiv.
Stalin in Finlandia, persi centomila uomini, ritirò le truppe mestamente. Il maresciallo Voroshilov finì alla sussistenza. Putin, ha già cambiato i generali come le camicie e dichiarato di poter perdere il triplo dei suoi uomini ed è sicuro che li perderà. Il livello di preparazione delle truppe al fronte è sempre più scarso. Putin, a contrario di Stalin in Finlandia, non può accettare la sconfitta in Ucraina, perché questa comporta un principio dissolvente per un regime che non regge il confronto con una società libera, con la sua stessa lingua, ai suoi confini. E poi la Russia che doveva prendersi la Svezia, manco si afferma in Ucraina?
Ma l’Ucraina una volta armata dai missili patriot americani, può diventare una preda più facile di quella che ha saputo difendersi e contrattaccare con i droni turchi? Una nuova offensiva russa serve solo ad evitare il processo politico a costo di una catastrofe, tanto che c’è Medevedev a minacciare con l’arma nucleare. Uno che vince, non butta l’atomica.
Se però vogliamo davvero capire qualcosa degli scenari bellici e dei loro sviluppi, dobbiamo rivolgerci ai vescovi. Grazie all’arte della divinazione i vescovi sono in grado di dirci, lo fanno con il loro giornale l’Avvenire, che anche in assenza di dati di intelligence, i missili russi più obsoleti divengono miracolosamente balistici. E Mosca ha accumulato prima della guerra almeno 5mila armi di precisione. In dieci mesi ne ha usate non più del 70% e l’industria militare russa può sfornarne fino a 300 all’anno. L’embargo occidentale incide su molti settori, ma il comparto missilistico dipende meno dall’elettronica di punta. Poi ci sono i traffici clandestini, un classico della guerra fredda che ritorna.
Ora se i vescovi, oltre che di armi, capissero anche di matematica, si accorgerebbero che proprio sulla base delle loro cifre Putin è spacciato. Il 70 per cento di 5000 è 3000, ed i missili che la sterminata industria bellica russa è in grado di fornire in un anno ne richiede altri dieci per colmare le perdite di questi nove mesi, dove i russi sono stati costretti a ritirarsi oltre al Dnepr. Ma lasciamo che i vescovi siano convinti che invece Putin poggi su un ben di Dio capace di garantirgli la vita eterna, come lo considerano il sistema difensivo americano? Senza aver bisogno dei patriot, l’Ucraina il sedici dicembre scorso ha tirato giù 60 dei 76 missili russi lanciatigli contro. Con i patriot arriverà ad intercettarne almeno 70 su 76.
Perché, questo il quotidiano dei vescovi dimentica di dirlo, la tecnologia americana, a contrario di quella russa, è perfezionata eccome, soprattutto in caso di armi nucleari. Per questo Zelensky appena incontrato Biden a Washington ha detto che nel 2023 l’Ucraina tornerà libera ed unita. Lo ha detto perché sa fare due conti.
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