Confidiamo di non avere avuto preoccupazione alcuna sul risultato delle presidenziali francesi già dopo il primo turno. La nostra stima era che Macron vincesse con uno scarto minimo di sette punti di vantaggio. Ha vinto con quattordici. La soluzione politica del presidente francese ha svuotato il partito socialista e quello neogollista, mostrandosi oltremodo efficace sul piano economico tanto da offrire una prospettiva di rilancio per la Francia che è stata apprezzata. In periferia meno, nel nord del paese per niente, ma da quando la Francia è una nazione è Parigi a decidere la politica e a Parigi Macron ha il novanta per cento dei consensi.
Nei suoi cinque anni di mandato precedente Macron ha avuto dei problemi obiettivi, anche preoccupanti, sul fronte dell’ordine pubblico almeno, ed ha saputo affrontarli con una certa dose di pragmatismo. Sotto il profilo della politica internazionale Macron ha mostrato una tempra che ne ha fatto in Europa un protagonista positivo. Soprattutto nel post pandemia ha dato con il contributo di Draghi una svolta alle politiche economiche del continente, consentendo la ripresa. Superata la nera epopea dei rapporti con i governi Conte, i punti più bassi delle relazioni Francia Italia, l’asse fra i due paesi è diventato un punto di riferimento fondamentale per la politica continentale prima e dopo l’intesa bilaterale anche per il Mediterraneo.
Non è un caso se Macron è stato votato prevalentemente da un elettorato anziano, ovvero da coloro che hanno ragione di temere maggiormente le difficoltà che bisognerà affrontare nei prossimi anni e che non vogliono rischiare brutte avventure. Marine Le Pen, premesso che, se avesse avuto una qualche possibilità di vittoria, sarebbe stato nelle elezioni precedenti e non in queste, con la trovata elettoralistica di indebolire la Nato, quando in tutti i paesi europei si chiede di rafforzarla, ha contribuito ad aggravare il distacco dal suo avversario. La proposta di abbandonare il comando unificato dell’Alleanza Atlantica ha avuto un effetto peggiore dei suoi rapporti finanziari con Putin. Ovviamente la guerra in Ucraina ha avuto un peso ulteriore sul voto e l’indicazione che proviene dall’elettorato premia un leader che ha mostrato moderazione e fermezza. E’ una strada che sarà proseguita nei prossimi cinque anni per rafforzare l’insieme della comunità europea, le relazioni con gli Stati Uniti d’America, l’intesa con l’Italia.






