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Verso il 50° Congresso, il contributo di Chiocchiarello

Riccardo Bruno di Riccardo Bruno
27 Aprile 2022
in Tribuna precongressuale
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L’amico Claudio Chiocchiarello consigliere nazionale del partito ci ha inviato il seguente contributo precongressuale.

«Per una forza politica, celebrare il proprio 50 congresso in 127 anni di storia è un evento che non capita tutti i giorni. Viviamo in un’ epoca nella quale  i partiti definiti ottocenteschi sono considerati obsoleti, residuali, se non addirittura morti e sepolti. Vanno di moda i partiti cosiddetti ‘liquidi’, i partiti padronali che nascono e finiscono in base alle fortune di chi li crea. In Italia, qualcuno ha detto e scritto che le stesse istituzioni parlamentari sarebbero state sostituite da strutture elette dai “leoni delle tastiere”. Per non farci mancare niente siamo riusciti a tagliare drasticamente la rappresentanza parlamentare che sarà eletta dalle prossime elezioni politiche! Onore al PRI, che è stato coerentemente uno dei pochi soggetti politici a ribellarsi e a dire un NO forte e chiaro a questa vergogna!

Detto questo confesso che vista la drammatica situazione internazionale determinata dall’ inaccettabile invasione dell’ Ucraina da parte della Russia ho pensato che posticipare lo svolgimento del 50° congresso di qualche mese sarebbe stata cosa buona e giusta. Se non sbaglio, nel ’78, nei giorni drammatici del sequestro Moro, Ugo La Malfa posticipò lo svolgimento del congresso repubblicano  proprio per non farlo svolgere con la Repubblica che aveva di fatto una pistola puntata alla tempia. Oggi Il mondo occidentale  è chiamato a far fronte a una drammatica crisi: prima, gli Stati Uniti, e tutto il mondo occidentale hanno lasciato l’ Afghanistan, e la sua popolazione in mano ai talebani  e sui mezzi di comunicazione è sceso un inquietante silenzio. Sembra che l’ ordine regni a Kabul. Ma è veramente così? Kiev farà la stessa fine? Oggi, in casa nostra, in Europa, la comunità internazionale pensa e crede di poter condizionare la Russia con le pesanti sanzioni economiche, e dando assistenza finanziaria e militare a Kiev. Fino a quando? La mia generazione è cresciuta con il blocco di Cuba ordinato dal presidente Kennedy, e dalle forti parole pronunciate dallo stesso presidente americano a Berlino allora divisa in due . “Ich bin ein Berliner”: io sono berlinese. Fino al crollo del muro di Berlino, il mondo in base agli accordi di Yalta era diviso in zone di competenza. Da una parte il mondo libero, dall’ altra la cortina di ferro, con la Nato da una parte e il patto di Varsavia a fare da Gendarmi all’ ordine stabilito. La stessa seconda guerra mondiale avrebbe avuto un esito diverso se Winston Churchill non fosse stato al posto giusto nel momento giusto. Dall’ inizio dell’ invasione dell’ Ucraina mi sono domandato perché l’ occidente pur avendone i mezzi non ha dichiarato l’ Ucraina “No fly zone”. La risposta è scontata : L’angoscia di un conflitto globale, nucleare, gli approvvigionamenti energetici e l’ economia globale  potrebbero essere il miglior alleato della Russia, ovvero al trattato di Yalta abbiamo sostituito alla chetichella e in gran silenzio la legge del far west, chi spara per primo spara due volte .

Ma veniamo ai fatti di casa nostra. Gli ultimi due congressi, il 48° e il 49° sono stati importanti anche se non determinanti. Sappiamo bene quanto sia stato duro e difficile celebrare il 48° congresso. Siamo stati costretti  persino a una causa  in un aula di tribunale perché qualche autorevole amico non voleva celebrarlo! Nonostante ciò  siamo usciti dalle secche della segreteria Nucara, abbiamo riportato grazie alla collaborazione del gruppo parlamentare di Ala  alle ultime politiche il simbolo del PRI e successivamente alle ultime elezioni europee ci siamo alleati con + Europa . Sempre nel corso del 49° congresso con un apposito ODG abbiamo reintegrato nel partito l’ amico Giorgio La Malfa precedentemente espulso dai probiviri eletti dai congressi gestiti da Nucara. Confesso che non ho mai capito, e mai capirò se i probiviri e cito una canzone di Venditti “Sono uomini liberi , o servi di partito”. E qui apro una parentesi che provocherà qualche polemica. Nella nostra storia recente siamo stati e tuttora lo siamo ancora, capaci di farci del male.

E la storia si sta ripetendo nuovamente con Giorgio La Malfa, ormai da mesi sparito dalla vita di partito, e la querelle si è estesa alla Fondazione Ugo La Malfa. Sicuramente di errori ne sono stati commessi da entrambe le parti, ma serve urgentemente una soluzione positiva che risolva una situazione negativa che sta danneggiando tutti. Siamo in pochi, vogliamo continuare a litigare sul nulla, o vogliamo mettere tutte le nostre energie al servizio di “quell’ amore secolare che ci lega in modo indissolubile all’ Italia e alla Repubblica”?

Le prossime elezioni politiche, guerra permettendo, potrebbero riproporre in forme diverse gli scenari che ben conosciamo: da una parte i buoni, ovvero quelli che difendono le ragioni e valori del mondo occidentale dall’ altra i cattivi, ovvero quelli che non si schierano, o meglio fanno finta, per poi pensare e agire come i cattivi. Basta tornare con la memoria  ai drammatici giorni del sequestro Moro per capire la fragilità della Repubblica difronte ai suoi nemici interni. Una forza di minoranza come il PRI, a mio avviso, con una legge puramente proporzionale con lo sbarramento al 5%, o con il mantenimento dell’ attuale legge elettorale avrebbe comunque la necessità  di un apparentamento con altri soggetti politici con i quali sottoscrivere accordi politici e programmatici. Ritengo che onde evitare di fare la figura degli scappati di casa “o come ha detto Saponaro in CN “salire le amare scale altrui” sarebbe opportuno :

1)   La definizione programmatica del PRI come soggetto politico

2)   La costituzione di una segreteria politica forte, autorevole all’ interno, e riconoscibile all’ esterno

3)   Reperimento di risorse finanziarie adeguate

4)   Individuazione di candidati in grado di attirare consensi all’ esterno del PRI

Non voglio soffermarmi sugli attuali soggetti politici in quanto la guerra ed eventualmente nuove leggi elettorali e/o integrazioni a quella attuale potrebbero cambiare lo scenario politico.

Faccio una doverosa ma semplice deroga: Il tandem Mattarella e Draghi, mi sembra il più idoneo per continuare a guidare il paese anche dopo il turno elettorale. Sta al PRI ,pur nelle difficoltà che tutti noi conosciamo rafforzarsi per poter portare il contributo dell’ “Altra Italia” nel dibattito politico.

La parola al 50 congresso del PRI».

Tags: CongressoPri
Riccardo Bruno

Riccardo Bruno

Riccardo Bruno si è laureato in Storia della Filosofia presso l'Università di Roma La Sapienza nel 1988. Dal 1987 al 1989 collabora all'Ufficio esteri del PRI diretto dall'onorevole Vittorio Olcese. Dal 1994 è capo ufficio stampa del PRI, dal 1995 giornalista professionista iscritto alla stampa parlamentare. Nel 1999 è capo redattore de La Voce Repubblicana. È stato poi editorialista per il Foglio di Giuliano Ferrara e l'Indipendente di Vittorio Feltri. Dal 2019 è prima vice direttore de La Voce Repubblicana e poi direttore politico

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