«Io mi sono sempre meravigliato che tutti rimanessero in vita», Kirillov, da i Demoni di Dostoevskij
Non si vivesse una tragedia la situazione sarebbe ridicola, con Putin che parla di suicidio energetico dell’Occidente. Il personaggio ha perso definitivamente la testa. L’Occidente di tutto ha bisogno tranne che dell’energia della Russia, la scelta di consegnargliene le chiavi in Europa era apposta dettata da voler aiutare un paese sulla soglia del baratro causa settant’anni di socialismo. Si chiamava “Ostpolitick”. Il calcolo sbagliato della socialdemocrazia tedesca, avviata dal tempo del buon cancelliere Schmidt, fra i dubbi dell’allora amministrazione statunitense, molto apprezzata dalla Francia di De Gaulle. A quel calcolo ne ha corrisposto uno ancora più sbagliato del presidente russo, convinto di poter quindi fare indisturbato tutto quello che gli passava per la testa. Un anno a pezzi la Cecenia, un altro invadere l’Ossezia, poi piantare le tende in Siria, riprendersi la Crimea, un bel massacro in Ucraina. Così sembra quasi che Putin appartenga già ad un altro mondo comunque è prossimo a lasciare questo di cui davvero non ha capito niente, meschino sbirro del Kgb.
Solo su una cosa Putin ha ragione, ovvero il suicidio energetico dell’Italia, parte importante dell’occidente, ma minoritaria ed avvenuto in tempi nei quali la sua personalità non c’entra niente. C’entra invece l’Ucraina, seppure in quanto federazione sovietica e ancora di più la tecnica obsoleta di quel regime, la stessa ereditata da quello russo attuale come dimostra il campo di battaglia. Quando esplose la centrale di Cernobyl qui da noi ci si mise a parlare di nucleare non sicuro, e si sfruttò il panico per indire un referendum che distrusse l’eccellenza italiana conseguita sul piano degli studi in quel settore. Chi ricorda il professor Felice Ippolito e la sua epopea sa di cosa stiamo parlando.
Tutto quel formidabile lavoro è stato disperso e pensare di recuperarlo è impossibile. Vi sono nuovi sbocchi al nucleare magari, comunque il ritardo italiano in confronto al resto del mondo occidentale appare quasi incolmabile. Oggi abbiamo chi si vanta che adesso la Germania anche vuole dismetterlo. Vedremo. Intanto per quarant’anni la Germania ne ha goduto i vantaggi. Il suicidio italiano sul fronte nucleare si accompagna alle scelte poco felici sul gas che hanno dato grande confidenza alla Russia e si capisce pure. L’Italia ha avuto il principale partito comunista in Europa, con dirigenti che si sentivano di casa a Mosca. Salvini non ha il primato nel dire idiozie.
Un suicidio, insomma anche se l’Eni nonostante la perdita di Mattei ha sempre operato bene, tanto che il governo Draghi si è mosso subito con una certa lena. Vi sarebbe anche il mar Mediterraneo, in particolare l’Adriatico, dove le politiche sciagurate dei precedenti governi, persino inutile nominarli, hanno contribuito a bloccare tutto. Il prossimo parlamento si dovrà rendere conto di quale follia abbia spinto il suicidio compiuto in questa legislatura e corra ai ripari. Volete un tema programmatico, uno solo, che porti avanti il partito repubblicano? Chiedete agli amici di Ravenna che vogliono ripristinare le piattaforme. Fino a quel momento, è vero, l’Italia potrà pagare ancora caro il prezzo del gas e sicuramente con lei, la Germania che dipende ancora di più dalla Russia, qualche altro paese occidentale che comunque si sta attrezzando. Un sacrificio ancora limitato rispetto a quello che pagherà presto Putin e per sempre.







