Il vice presidente Vance è riuscito a fare nuovo scalpore partecipando ad un evento alla Richard Nixon Presidential Library, sede in cui ha detto che lo scandalo Watergate ai tempi di oggi sarebbe durato al più dodici ore. Per quanto possa apparire clamorosa, l’affermazione ricalca quella del capo di governo di Singapore Lee Kwan Yew che nel 1974 si espresse similmente. Yew riteneva incredibile che l’America rischiasse di sacrificare la libertà del mondo sull’altare di un’inchiesta giornalistica. Va detto che dalla Tailandia in giù, la Repubblica di Singapore è a ridosso della Malesia, la percezione della politica internazionale era molto diversa da quella degli Stati europei. Avendo impedito alla dittatura di Hanoi di sottomettere l’intera Indocina francese, Nixon aveva vinto la guerra. Invece di portarlo in trionfo, l’America lo voleva processare.
A parte la capacità di lettura degli eventi di Yew, Nixon era stato rieletto proprio per il successo del Vietnam. Il suo potere presidenziale rischiava di diventare straordinario. La società americana non aveva sopportato quello di un Kennedy, appena abbozzato, figurarsi se poteva sopportare quello di un bigotto con tendenze paranoidi come era Nixon. Per il resto Vance ha delle ragioni. Il caso Iran contra della presidenza Reagan compie sicuramente più violazioni costituzionali e anche più gravi, aggirando il controllo del Congresso, di quante potesse averne fatte Nixon con i suoi idraulici della Casa Bianca. E pure Reagan riuscì a districarsi da quella matassa, grazie agli accordi di disarmo nucleare con Gorbaciov. Un colpo da maestro. La prospettiva della pace con l’Urss fu l’arma che salvò Reagan dalla fine di Kennedy, subì anche lui un attentato, o di Nixon, che, fosse stato necessario, avrebbe ripreso a bombardare il Vietnam immediatamente. Quanto a Ford, gli interessava solo il baseball.
Nessuno più di Trump conosce la presa della pace sull’elettorato americano. Senza Pearl Harbour, l’America non sarebbe mai entrata in guerra e Lyndon Jhonson, vinse le elezioni promettendo la pace con Ho ci min e fallendo si giocò la sua carriera politica. I cittadini americani non avevano voglia di combattere per Da Nang, figurarsi per Zhaporizha. Manco sapevano dove fossero. Biden ha pagato il suo sostegno all’Ucraina, anche finanziario ovviamente e Trump, che ha vinto le elezioni promettendo di fare la pace in Ucraina in 24 ore, per lo meno ha dovuto tagliare i costi straordinari della guerra. Mai nessun altro paese al mondo ha ricevuto aiuti militari diretti dall’America di quanti ne abbia avuti l’Ucraina a cominciare proprio dai Javelin, prima presidenza Trump, sino all’alta tecnologia con cui Kyiv costruisce missili balistici che cadono in Siberia. Da notare che i missili russi si chiamano Oreshnik e nomi simili. Quello ucraino si chiama Flamingo, come l’hotel di Bugsy Siegel a Las Vegas. Se pensate che sono gli europei. “i volenterosi”, a sostenere gli ucraini siete fuori strada, Fosse per gli europei e Biden, gli ucraini starebbero ancora a prendere botte senza poter reagire oltre confine. La politica di Trump si valuta non sulle risse alla Casa Bianca, ma sui successi che gli ucraini ottengono da quando non hanno più le mani legate dietro la schiena. Almeno Carlo Calenda, un amico sincero dell’Ucraina, dovrebbe iniziare a rendersene conto.
Piuttosto Trump è finito in un grosso guaio con l’Iran. Aveva promesso quattro settimane di conflitto, sono 4 mesi che non cava un ragno da un buco, a parte la morte di Khamenei che da sola poteva far chiudere la guerra. Il senatore Cassidy, un suo rivale nel Gop, ha avuto un duro scontro con il presidente. Poi però Cassidy ha cambiato il voto congressuale lasciando inalterati i poteri presidenziali in guerra. L’America ebbe bisogno di dieci anni contro il Vietnam schierando quasi un milione di uomini sul campo e adesso si pretende di vincere in Iran senza nemmeno inviare le truppe dopo quattro mesi? La guerra in Iran non è nemmeno iniziata, è l’altro lato della guerra dell’Ucraina alla Russia, di Israele a Gaza ed in Libano. La società americana non ha concesso il multilateralismo all’Unione sovietica, figurarsi se lo concede a Putin o agli ayatollah. Al limite l’America può aprire una trattativa con la Cina, ma non da una posizione di debolezza. Prima gli europei lo capiranno, prima riusciranno a farsi una qualche idea plausibile della crisi internazionale. Davvero non ce l’hanno.
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