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Dilettanti allo sbaraglio

Riccardo Bruno di Riccardo Bruno
29 Aprile 2026
in L'editoriale
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Non c’era davvero bisogno di incappare nel caso Minetti per ritenere arrivati al governo dei dilettanti allo sbaraglio, capaci di compromettere il prestigio stesso delle istituzioni. Comunque finisca la vicenda, mai si era visto il Capo dello Stato costretto a ripensare ad un provvedimento di Grazia. Il caso Minetti nel suo clamore non è nemmeno il più grave che concerne il ministro Nordio, che ha già subito le dimissioni di un capo di Gabinetto, lampante esempio di rimpallo di responsabilità. L’errore più grave del Ministro è stato il rimpatrio di Almasri. Se allora non ha sentito il dovere di dimettersi, qualunque cosa faccia resterà segnata. E Nordio è un ministro competente, nel senso che per lo meno conosce la materia. Ci sono ministri che non si capisce nemmeno che titoli abbiano per stare al loro posto.

La questione fosse i singoli ministri, che pure possono essere inseriti in un esecutivo per ragioni politiche, sarebbe ancora nella noma della mediocrità. I ministri politici dovrebbero farsi supportare da tecnici capaci, evidentemente mancano anche quelli, andiamo avanti. La questione è lo stesso presidente del Consiglio, onorevole Meloni. Prima ha ingaggiato uno scontro con la magistratura sui centri di detenzione per migranti e ancora non ne uscita. Anzi, l’onorevole Meloni si è convinta che gli altri paesi europei siano pronti a sostenerla. Non sarebbe la prima volta che l’Italia sbaglia e il resto del continente le va dietro. E questo dei centri in Albania è un caso grave, dove si gioca con la vita delle persone più disagiate, come i migranti. Bene, per quanto importanti e decisivi, i centri restano marginali.

Il fallimento del governo si è consumato nella scelta internazionale. L’onorevole Meloni si è presentata come il campione di Trump in Europa e poi si è fatta bruciare da Trump, bruciandolo a sua volta. Al che uno potrebbe dire al governo, in fondo, meglio così. Cosa si erano messi in testa di mediare fra Trump e l’Europa, dal momento che con Trump ogni mediazione pare impossibile. Piuttosto il governo, ora che ha compreso finalmente il vero volto di Trump. rientri pienamente nello spirito europeo. E questo è l’intoppo decisivo, il governo non ce l’ha proprio lo spirito europeo, ammesso che ne abbia mai avuto uno filostatunitense.

Lo dimostra l’annuncio di voler uscire dal patto di stabilita e di crescita autonomamente, motivando questa decisione come dettata dalla contingenza. Persino il ministro Taiani ha avuto un soprassalto dal torpore abituale. Taiani ha detto che non se ne parla nemmeno. Invece il presidente del Consiglio ne ha parlato eccome, con la solita sicumera che la caratterizza e lo ha fatto in un vertice ufficiale dell’Unione. Morale si è presa la risposta piccata della Commissione. “Non esiste alcuna possibilità per uno Stato membro di uscire unilateralmente dal Patto di stabilità e crescita. Le regole fiscali fanno parte del diritto dell’Unione europea e sono vincolanti per tutti gli Stati membri”. Uno schiaffo dritto in faccia.

Adesso il presidente del Consiglio farà spallucce e come niente fosse innescherà la marcia indietro. Si è appena lanciata in un rutilante piano “primo maggio”, pieno di buoni, quanto vani propositi. Resta bravissima in questi testa coda. Purtroppo è incappata nel tema sbagliato. Se prima gli Stati europei la guardavano con una certa diffidenza, adesso non hanno più dubbi a riguardo. L’Italia dell’onorevole Meloni, non è che non sa essere stabile, non sa proprio crescere ed è pronta a mettere a rischio le prospettive stesse della stabilità europea. Ecco in una frase definita la politica del governo italiano come appare agli occhi della Commissione. Almeno, quando Meloni cercava la mediazione con Trump, per quanto assurdo potesse essere, rivelava un’intenzione pregevole. Adesso è a un passo dalla catastrofe.

ministero di Grazia e Giustizia

Tags: MinettiNordio
Riccardo Bruno

Riccardo Bruno

Riccardo Bruno si è laureato in Storia della Filosofia presso l'Università di Roma La Sapienza nel 1988. Dal 1987 al 1989 collabora all'Ufficio esteri del PRI diretto dall'onorevole Vittorio Olcese. Dal 1994 è capo ufficio stampa del PRI, dal 1995 giornalista professionista iscritto alla stampa parlamentare. Nel 1999 è capo redattore de La Voce Repubblicana. È stato poi editorialista per il Foglio di Giuliano Ferrara e l'Indipendente di Vittorio Feltri. Dal 2019 è prima vice direttore de La Voce Repubblicana e poi direttore politico

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