La visita internazionale di Re Carlo III di Inghilterra negli Stati Uniti si presenta come un momento chiave per il rapporto transatlantico. Le turbolenze portate dall’era Trump hanno infatti logorato tanto i rapporti tra USA ed Europa quanto quelli su cui si basa la cruciale garanzia occidentale dei Five Eyes.
L’auspicio di noi repubblicani è, quindi, che il sovrano inglese, uomo colto e di grande vocazione euroatlantica, possa creare un clima di distensione capace di ricostruire il dialogo tra i due continenti e le condizioni per una collaborazione in scenari chiave come il Mediterraneo, l’Artico e l’Indopacifico in cui il ruolo britannico è centrale.
La sua missione è quindi essenziale per cercare una riconciliazione comune che eviti questa intollerabile divisione dell’occidente sul piano dei valori e degli interessi. Londra oggi può essere il ponte dell’Europa e cercare di favorire la cooperazione, l’adattamento reciproco degli standard economici e la collaborazione sotto il profilo strategico e di difesa da parte degli europei è fondamentale.
Occorre ricostruire il dialogo tra gli occidentali e per farlo serve da una parte una maggiore responsabilizzazione militare e politica dell’UE dall’altro la costruzione di una strategia comune insieme al blocco dei paesi del Commonwealth per difendere libertà e democrazia.
Il viaggio del sovrano britannico ha quindi un significati cruciale in questo momento e gli europei, ed in primis l’Italia per le ragioni storiche che vanno dall’unità alla liberazione che ben conosciamo, dovrebbero supportarlo in tale delicatissimo compito. O a trarne vantaggio saranno soprattutto le autocrazie.
The White House






