Gentile Direttore,
ho letto con simpatia e non senza un certo stupore la lettera del Presidente del PRI di Cesena, Romano Fabbri. Simpatia, perché il confronto politico è sempre salutare; stupore, perché se egli avesse ascoltato con maggiore attenzione la mia relazione in Direzione regionale, che costituisce la premessa integrale del documento presentato, si sarebbe facilmente accorto che sul governo Meloni non vi è stata alcuna indulgenza né ambiguità.
Al contrario, il giudizio espresso è stato netto e severo, senza sconti, non solo per l’evidente contraddizione tra le posizioni propagandate per anni da Giorgia Meloni e le scelte concrete compiute una volta al governo, a partire dalle accise, passando per l’abolizione della legge Fornero fino a quello che lei definiva come sciagura, ovvero il superamento del veto a Bruxelles, ma soprattutto per l’inadeguatezza delle politiche adottate rispetto alle reali esigenze del Paese.
Lo stesso criterio vale per il livello regionale, dove il giudizio sul primo anno di governo deve essere espresso sulle azioni e sui risultati, non sulla simpatia personale o sull’appartenenza alla comune romagnolità.
Anche perché, se il metro fosse l’anagrafe, dovremmo allora pretendere che anche gli amici campani sostenessero il nostro governatore regionale, considerando la sua “salernità”, che egli stesso rivendica, e giustamente, con legittimo orgoglio. Personalmente continuo a ritenere che la politica si misuri sulle scelte e non sui certificati di nascita e che le simpatie personali, per quanto rispettabili, appartengano a una sfera diversa dall’interesse generale e da quello del PRI.
Analogamente, la mia relazione non chiedeva alcuna “fedeltà a prescindere” al segretario nazionale, ma richiamava con chiarezza la linea politica del Partito e la necessità, fondamentale, di mantenerne coerenza, riconoscibilità e unità, condizioni indispensabili per qualsiasi iniziativa politica credibile. In questo quadro va letta la proposta di chiedere la conferma di Corrado De Rinaldis Saponaro alla segreteria nazionale, non come atto fideistico o personalistico, ma come scelta di natura pienamente politica e programmatica.
La riconferma del segretario nazionale è infatti legata alla continuità di una linea riformatrice, laica, atlantista ed europeista, che ha collocato il PRI su un terreno autonomo e riconoscibile, distante tanto dal sovranismo della destra quanto da una sinistra priva di un solido progetto riformatore.
È questa linea che ha orientato l’intero mandato congressuale, che ha garantito coerenza all’azione del Partito a livello nazionale e che ha consentito, sul piano regionale, la costruzione di una maggioranza politicamente definita e stabile.
Una continuità innanzitutto regionale, visto che su quella linea si è costruita, e che continua a reggere, la maggioranza che guida la Federazione regionale dell’Emilia Romagna.
Continuità che è stata peraltro condivisa anche da Cesena nell’ultimo Consiglio Nazionale del 29 novembre, come attestato dal documento votato all’unanimità dei presenti, tra i quali figurava anche il segretario della Consociazione cesenate.
Proprio per questo colpisce l’oscillazione politica di Cesena, che merita chiarezza.
Infatti, come già richiamavo, con il segretario Gabanini, sia in Consiglio Nazionale sia soprattutto in Direzione regionale, dove è stato l’unico intervenuto dei presenti cesenati e dunque, come tale, espressione della linea dell’intera Consociazione, Cesena ha sostenuto la linea del Terzo Polo, salvo poi votare nella stessa Direzione regionale il documento Gambi-Ballestrazzi, favorevole a un’alleanza stabile con l’opposizione di sinistra.
Non solo. In Consiglio Nazionale lo stesso Gabanini ha votato il documento a favore del SÌ al referendum sulla giustizia; in Direzione regionale ha votato il documento Gambi-Ballestrazzi che sostiene il NO, peraltro ampiamente argomentato nei relativi interventi anche con motivazioni tecniche.
Infine, in Consiglio Nazionale ha sostenuto la candidatura alla riconferma politica del segretario nazionale, salvo poi votare in Direzione regionale un documento che lo nega e dove, per fugare dubbi sull’avversione all’ipotesi di riconferma, gli interventi dei due presentatori hanno sottolineato apertamente la sua inadeguatezza, anche con giudizi non particolarmente sobri.
A questo punto viene il dubbio che, per Cesena, le maggioranze del PRI abbiano un assetto variabile a seconda della sede in cui ci si riunisce, per cui ciò che vale a Roma smette di valere una volta valicato il Verghereto.
Una sorprendente elasticità politica fra ciò che si sostiene a Roma e ciò che si fa a Bologna, che meriterebbe almeno una nota esplicativa.
Un capolavoro di coerenza da far impallidire le maggioranze ad assetto variabile tanto care alla memoria dei governi balneari della Prima Repubblica.
A meno che lo stesso Gabanini non abbia legittimamente cambiato idea, oppure sia stato smentito dalla propria Consociazione e costretto a seguirla in questo repentino cambio di linea: tertium non datur.
Non so quali manuali di politica abbiano ispirato la posizione espressa sulle colonne de La Voce Repubblicana dal Presidente Fabbri; ma, se ben ricordo correttamente l’ABC appreso alle elementari della politica, tutto questo configura una chiara rottura con la maggioranza nazionale.
Salvo che, per Cesena, non valga il singolare principio secondo cui si può essere contro la linea politica del Partito e tuttavia restare nella maggioranza per ragioni di mera amicizia personale.
Se queste sono le logiche politiche che segue Cesena (non si critica la Regione perché c’è un amico romagnolo che la governa e si boccia la linea nazionale del PRI ma si è ugualmente in maggioranza perché si è amici del segretario), allora possiamo chiudere gli organismi di partito e dedicarci a piacevoli sedute conviviali con il Presidente di Regione e il Segretario Nazionale.
Che Cesena fosse fuori dalla maggioranza regionale del PRI lo sapevamo dal XXVI Congresso della FRER del 1° ottobre 2023; oggi appare evidente, al di là delle argomentazioni del Presidente Fabbri o chi per lui, che essa si è collocata fuori anche dalla maggioranza nazionale.
Il pluralismo è una ricchezza del nostro Partito, ma presuppone coerenza, lealtà e rispetto delle sedi decisionali. In assenza di questi requisiti, il dibattito rischia di diventare una sommatoria di contraddizioni che logorano, anziché rafforzare, l’identità repubblicana e, soprattutto, la chiarezza che si deve al PRI prima ancora che ai repubblicani.
Per ora resta chiara una sola cosa, l’uscita di Cesena anche dalla maggioranza nazionale. Una rottura che non può essere liquidata con banalità né sanata con parole di circostanza, ma che deve essere affrontata con atti politici conseguenti a ogni livello, a partire da quello regionale.
Anche perché la maggioranza regionale coincide esattamente con quella nazionale e la FRER non è disponibile a continuare ad assistere a una commedia degli equivoci.
Cordialmente Eugenio Fusignani, segretario Regionale Pri Emilia Romagna







