Il rispetto di un pontefice dovrebbe partire dalla rinunzia alla pretesa di strumentalizzarne l’opera. Il capo della Chiesa cattolica, non è una parte politica e anche nel caso in cui il suo magistero possa giungere molto influente, questo si svolge su un piano morale, al di sopra dei conflitti mondani. Vedere i partiti che si accapigliano rivendicando una presunta eredità del papa morto, appare un dispetto alla memoria dell’uomo e al ruolo che ha svolto. Piaccia o non piaccia, l’opera di un papa si giudica nella propria coscienza, non attraverso gli organismi di partito.
In un pontificato lungo ventisei anni, il partito repubblicano ha avuto qualche volta modo di polemizzare con Woytila sul capitalismo, piuttosto che sugli anticoncezionali. Ciononostante il Pri ha sempre ammirato la forza dimostrata da Woytila nella difesa dei valori di libertà per la sua religione, come per quella ebraica, o quella mussulmana. La differenza che ci può essere stata fra un Woytila ed un Bergoglio, o un Ratzinger è principalmente dettata da esigenze contingenti. I continui richiami alla pace di Bergoglio, nascono dall’apprensione tangibile per un mondo in guerra. Chi ritiene necessario porgere l’altra guancia, non può anche stabilire una pace giusta. La pace è considerata giusta in se stessa, è la dottrina cristiana per antonomasia, già gli ebrei la vedono diversa.
La grandezza di un papa è nel suo appartenere ad un altro mondo e nella promessa di resurrezione. Disputarsene il pensiero è invece proprio della miseria terrena che non lo riguarda. Il papa ha amore per tutti, anche per chi non lo ama. Meriterebbe che si evitasse ogni tentata appropriazione indebita. Anche perché i progressisti che siedono in parlamento non possono certo condividere la sue posizioni antiabortiste, mentre i conservatori che trasportano migranti da un porto all’altro del Mediterraneo, dovrebbero raccomandargli la propria anima. Solo la carità divina può ricomprendere loro tutti, persino chi vorrebbe far eleggere ora un papa accomodante. Allora, meglio un papa scomodo.
Ci sono anche aspetti formali molto delicati che riguardano la considerazione stessa del pontefice dal momento che lo Stato italiano è inevitabilmente coinvolto nelle esequie solenni. Fino a che il Vaticano non disporrà di un proprio aeroporto è praticamente impossibile fare altrimenti. L’Italia diventa una pista di atterraggio e poi un’anticamera. Lo Stato italiano viene impegnato in questa funzione di assistenza ed è un suo dovere costituito. Non c’è invece nessun dovere nei confronti dell’estensione del lutto nazionale. Un giorno, due, sarebbe sufficiente. Per Woytila, un papa capace di conquistarsi un posto nella storia mondiale e nel cuore dell’umanità, lo Stato italiano istituì tre giorni di lutto nazionale. Dedicarne uno solo in più al suo successore è una mancanza di riguardo nei confronti di Woytila. Dedicarne cinque, come pure è stato fatto è un deliberato insulto alla festa nazionale del 25 aprile che si ritrova contraddetta dal giorno di lutto. Il lutto e la festa non si tengono insieme e raccomandare sobrietà suona provocatorio. A meno che qualcuno desideri oscurare la ricorrenza della Liberazione con il sussiego ad un papa morto. Un modo ingegnoso di mancare di rispetto al l pontefice e insieme rivolgere un’insolenza all’antifascismo democratico posto a fondamento della Repubblica.
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