La BCE fa un piccolo regalo di Natale e non c’è neanche bisogno di aspettare il 25 dicembre. Quest’anno gli europei, tra un panettone e l’altro, riceveranno anche un bel taglio dei tassi dello 0,25%, improbabile uno dello 0,50% ma tutto è possibile.
Si poteva fare meglio, dicono in molti, ma con l’inflazione è sempre bene andarci cauti soprattutto considerando che gli analisti prevedono ulteriori sette tagli nel 2025.
Insomma: si torna a respirare, a finanziarsi e (si spera) a crescere.
La crescita prevista dell’Eurozona è peraltro di ben 1,4% sperando che gli sconvolgimenti geopolitici e la tremenda situazione del settore automotive non minino queste aspettative.
L’inflazione, insomma, è neutralizzata e a breve sarà morta e sepolta tanto che la BCE, anche in chiave di crescita, continua la sua riduzione dei tassi. Secondo la BCE, l’inflazione si attesterà al 2% nei primi mesi del 2025 e pertanto l’obiettivo del suo contenimento sarà ampiamente riuscito.
Tutto pronto per l’omelia funebre e per il requiem aeternam ma come in tanti film splatter anni ’80 questo cadavere rischia di rianimarsi e seminare terrore ovunque vada.
L’inflazione è sostanzialmente la perdita del potere d’acquisto del denaro in circolazione. Questa perdita si verifica quando c’è troppa moneta in circolazione; banalmente se un bene è raro questo vale tanto, se è altamente disponibile vale ovviamente meno: così è anche per il denaro.
La lunga stagione dei tassi d’interesse a zero e l’arrivo successivo di miliardi di euro grazie ai vari bonus hanno generato una spinta inflattiva che ha costretto la BCE a correre ai ripari aumentando significativamente i tassi di interesse negli anni scorsi.
Quando c’è troppa moneta in circolazione, la BCE aumenta i tassi di interesse per scoraggiare il finanziamento presso le banche e per incoraggiare invece il rientro dei mutui a tasso variabile; essenzialmente “ritira” la moneta in circolazione.
Parlavamo però di zombie e del rischio che l’inflazione si rianimi e attacchi gli ignari europei. Di questo rischio non sta parlando nessuno, eppure ci sono almeno due fattori che, congiunti, potrebbero portare a questo macabro evento.
Il primo è la spesa militare in aumento in tutta Europa, effetto congiunto degli aiuti all’Ucraina e della necessità per il nostro continente di riarmarsi molto rapidamente.
Il presidente americano Trump peraltro ha già chiarito che desidera dai paesi NATO un maggior apporto alle spese militari e questo è un ulteriore carico che pesa sul piatto, dato che difficilmente il suo appello rimarrà inascoltato.
Il secondo fattore è la transizione energetica, che sta già mietendo migliaia di esuberi nel settore automobilistico. La transizione energetica, passo necessario per la salvaguardia dell’ambiente, è uno splendido progetto che però ha un punto debolissimo e rischiosissimo: costa un sacco di soldi.
La guerra, il riarmo europeo e la transizione energetica sono questioni estremamente costose che necessitano quindi di enormi trasferimenti di denaro.
Questi trasferimenti di denaro generano, per definizione, una spinta inflazionistica.
L’effetto congiunto della spesa per queste finalità che abbiamo identificato e il concomitante taglio dei tassi da parte della BCE rischiano di riportarci a un periodo di alta inflazione e quindi a mutui che costano di più e a titoli di stato che costano di più.
Tutto ciò in un volano costante di problemi di crescita ed esuberi in arrivo.
Forse per un po’ sarebbe il caso di dare un taglio ai tagli.
A proposito, qualcuno ha sentito parlare dei rischi dei dazi? Perché ormai la Befana non porta più carbone, anche lei è passata al green, ma potrebbe portare brutte notizie.







