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Il terzo Stato

Riccardo Bruno di Riccardo Bruno
25 Luglio 2025
in L'editoriale
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Prima di poter riconoscere i nuovi Stati disegnati in medio oriente, l’Inghilterra del ministro delle Colonie di Sua Maestà, sir Winston Churchill, dovette compiere lo sforzo di liberarli tutti dall’occupazione ottomana. L’impresa richiese il cannone e poi il compasso e tracciare i confini fra Iraq, Siria, Giordania fu cosa più complessa ed ardua che sconfiggere tutto l’esercito turco. Per questa ragione il riconoscimento di un presunto Stato palestinese da parte di Macron sembra una mossa, dispiace scriverlo, puramente velleitaria. buona da diffondere fra i mussulmani delle banlieues parigine. Non c’è lavoro, non ci sono case, vi trattiamo quasi come cani, ma sappiate che la Francia è con voi, con la Palestina. Fatto questo, Macron dovrebbe salire su un cammello e guidare un’armata per cacciare la perfida Israele che occupa illegalmente quel territori. A quel punto Macron dovrebbe donarli generosamente agli arabi. Qualcosa che insomma la Francia fece solo con l’Egitto e ai tempi di Bonaparte. Altrimenti agli arabi la Francia ha preso e mai dato niente, tanto da non poter mettere piede in Libia nemmeno una volta ucciso Gheddafi.

Macron voleva mandare le truppe in Ucraina, dove se dipendesse da lui, Putin sarebbe già a Leopoli dall’anno scorso. Le mandasse a Gaza con i rifornimenti che reclamano le ong. Che sta ancora a fare all’Eliseo? Vada di persona nella Striscia così finalmente qualcuno dice cosa sta davvero succedendo, perché obiettivamente i conti non tornano. Anche l’intelligenza di una gallina dovrebbe essere in grado di capire che se davvero Israele volesse eliminare la popolazione di Gaza, con cento arabi morti al giorno, non va da nessuna parte. Cento morti al giorno sono tremila e cento in un mese, trentadue mila circa in un anno. In dieci anni, Israele avrebbe eliminato 326 mila arabi. In vent’anni non sarebbe riuscita nemmeno ad eliminare metà della popolazione residua. Ne servirebbero quaranta di anni per completare un simile lavoro. Fai prima a tirar su il ponte sullo Stretto. Questo, ovviamente, se la popolazione araba restasse invariata, perché ci sarebbero dati secondo cui, in questi mesi di sterminio, sarebbe aumentata. Con tutta la buona volontà, Israele per essere un Reich nazista che pratica il genocidio, fa pena. Le Ensatzgruppen ss di ebrei ne ammazzavano minimo cinquemila al giorno. Ne avessero uccisi cento, nessuno parlerebbe di olocausto, al limite di crimini di guerra.

Fra schiamazzi e starnazzi, l’Europa fa meno per la popolazione di Gaza di quanto non faccia per quella ucraina. In compenso tende ad equiparare la Russia ad Israele, il che è privo di senso. Lo fosse solo sotto il profilo politico, nessuno l’ha aggredita la Russia tanto è vasta, poco male. Disgraziatamente è sotto il profilo delle prospettive della ridefinizione dell’area l’errore clamoroso. Gaza è più probabile che torni egiziana, piuttosto che diventi la capitale di un terzo Stato a ridosso della Giordania e di quello ebraico. Questo per una ragione di dimensione geografica, che mai nessuno considera e che pure era il problema insoluto del mandato britannico. Allah, lo diceva il Mahdi, è spazio. Tu non puoi fare uno Stato palestinese su una città che non è nemmeno di origine araba, come la fenicia Gaza. Lo Stato palestinese deve avere Gerusalemme capitale e già sarebbe discutibile perché Gerusalemme nemmeno è nominata nel Corano. Meglio Aqaba, oppure Damasco. Ecco, Macron potrebbe prendere un’armata, occupare Damasco e convocare la nazione araba. Ci riuscisse finalmente il mondo avrebbe se non lo Stato palestinese, per lo meno un epigono del colonnello Lawrence, che l’Arabia la conosceva palmo palmo, meglio ancora i suoi abitanti e risparmiava all’universo mondo le tante sciocchezze che si ascoltano ogni giorno.

licenza pixabay

Tags: GazaMacron
Riccardo Bruno

Riccardo Bruno

Riccardo Bruno si è laureato in Storia della Filosofia presso l'Università di Roma La Sapienza nel 1988. Dal 1987 al 1989 collabora all'Ufficio esteri del PRI diretto dall'onorevole Vittorio Olcese. Dal 1994 è capo ufficio stampa del PRI, dal 1995 giornalista professionista iscritto alla stampa parlamentare. Nel 1999 è capo redattore de La Voce Repubblicana. È stato poi editorialista per il Foglio di Giuliano Ferrara e l'Indipendente di Vittorio Feltri. Dal 2019 è prima vice direttore de La Voce Repubblicana e poi direttore politico

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