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La confusione regna sovrana

Riccardo Bruno di Riccardo Bruno
22 Gennaio 2024
in L'editoriale
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Nella Nota di aggiornamento del Documento di economia e finanze c’è scritto che il governo intendeva procedere con le privatizzazioni per reperire risorse. 20 miliardi di euro in tre anni, l’1% scarso del PIL, più che altro un messaggio rivolto ai mercati per attirare capitali dall’estero. Ieri l’agenzia di stampa finanziaria Bloomberg ha riportato che il governo Meloni avrebbe intenzione di vendere fino al 4% di Eni per incassare qualcosa come circa 2 miliardi di euro. E sempre ieri è stata rilanciata la notizia dell’intenzione di mettere in vendita Rai Way, una delle poche società in attivo della Rai, ma pazienza. Mentre il governo annuncia di voler privatizzare, in vero ha già nazionalizzato l’Ilva che pure privata era sempre stata. Non c’è modo diverso di leggere altrimenti l’amministrazione controllata ed il ritiro di ArcelorMittal. Per cui soprattutto nel caso in cui gli indiani procederanno ad azioni legali nei confronti dello Stato italiano, sai il segnale che dai ai mercati. Capitali privati tenetevi al largo dall’Italia, perché gli indiani insegnano che gli italiani ti fregano. Affronteremo poi in un’altra occasione se un governo che mette in programma le privatizzazioni sia in grado di improvvisarsi gestore di un comparto industriale che non è mai stato pubblico e delle dimensioni di quelle dell’Ilva, con qualche successo. Intanto dovrebbe subito metterci i soldi dell’Eni che ancora non è stata venduta, per cui incrociando le dita è facile che veda bene l’onorevole Calenda, l’Ilva di Taranto finirà come Bagnoli e tanti saluti.

Poi c’è il capitolo autonomia differenziata per il quale bisogna prendere in parola il ministro Calderoli, non si tratta di un progetto per scardinare l’unità nazionale, al contrario, anche perché per scardinare l’unità nazionale basterebbe continuare ad ignorare di intervenire sulla riforma del titolo V votata dal governo Amato. Se però l’autonomia differenziata intende comunque sottolineare la capacità di articolazione dei poteri locali dello Stato, perché il ministro Salvini contesta una decisione relativa alla circolazione stradale del comune di Bologna? Lo Stato non dispone già oggi della esclusività nel legiferare sulla viabilità, vuole appropriarsene proprio quando il partito di Salvini propone l’autonomia differenziata? E non è forse un caso di centralismo indiscriminato quello per il quale il ministro della Cultura scavalca le prerogative di nomina del comune di Roma per il teatro Argentina? Certo che il teatro Argentina è un bene nazionale, ma possibile che al sindaco della capitale non sia richiesto il gradimento del futuro presidente e che ci si ritrovi in uno scontro simile fra Comune, Regione e Governo? Fosse questa l’autonomia differenziata, avrebbero ragione coloro che sostengono sia un grimaldello.

Avevamo davvero apprezzato lo spirito democratico di società aperta occidentale della seconda metà del secolo scorso, dimostrata dal presidente Meloni nella sua opposizione al governo Conte due che aveva chiuso un paese, imposto il coprifuoco, e contato più morti di chi si era rifiutato di applicare simili misure da Stato autoritario. Poi abbiamo letto il piano antipandemico del governo Meloni e ritroviamo non solo le ipotesi asiatiche di lock down, ma pure l’utilizzo dei dpcm per governare la Repubblica. Allora scusate, perché fare una commissione di inchiesta sul Covid? Invece di sprecare altro tempo inutilmente diamo a Conte e a Speranza una medaglia.

Tante oscillazioni inquietanti su capitoli decisivi della politica del governo richiedono una causa specifica, che potrebbe essere dettata dalla poca esperienza, piuttosto che da idee confuse. In questo caso il tempo potrebbe aiutare. Se invece si tratta di un problema di fondo, ovvero di una forza nata come antisistema che si ritrova al governo, la situazione sarebbe più grave perché all’ ordine nazionale si sovrapporrebbe quello internazionale. Il capo del principale partito di opposizione, l’onorevole Schlein ha invitato il governo italiano a non fornire armi ad Israele perché potrebbe diventare responsabile di crimini contro l’umanità. Il governo poteva rispondere che Israele non aveva bisogno delle armi italiane, per la verità non ha bisogno nemmeno di quelle europee, o che Israele non commette nessun crimine contro l’umanità. Ha risposto attraverso il ministro Tajani che il governo italiano non fornisce armi ad Israele da dopo l’8 ottobre, ovvero che il governo è d’accordo con l’onorevole Schlein. Non c’è un solo tema che caratterizzi univocamente il governo, tranne quello dell’immigrazione che ha già segnato i peggiori risultati immaginabili. E pure vanno avanti così beatamente alle elezioni europee dove il meglio deve ancora venire.

Tags: EniIllva
Riccardo Bruno

Riccardo Bruno

Riccardo Bruno si è laureato in Storia della Filosofia presso l'Università di Roma La Sapienza nel 1988. Dal 1987 al 1989 collabora all'Ufficio esteri del PRI diretto dall'onorevole Vittorio Olcese. Dal 1994 è capo ufficio stampa del PRI, dal 1995 giornalista professionista iscritto alla stampa parlamentare. Nel 1999 è capo redattore de La Voce Repubblicana. È stato poi editorialista per il Foglio di Giuliano Ferrara e l'Indipendente di Vittorio Feltri. Dal 2019 è prima vice direttore de La Voce Repubblicana e poi direttore politico

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