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La Costituzione rimossa

Riccardo Bruno di Riccardo Bruno
25 Giugno 2025
in L'editoriale
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Che esponenti del parlamento della Repubblica ignorino completamente la Costituzione vigente è qualcosa di inquietante nel momento nel quale si toccano aspetti che concernono le premesse stesse della vita democratica. Nella passata legislatura l’intera classe politica ha ritenuto di poter intervenire sui criteri della rappresentanza adducendo ragioni economiche. Solo mettere insieme i due concetti per regolamentare la materia costituzionale dovrebbe suscitare raccapriccio, perché se il problema della democrazia sono i costi del Parlamento, tanto varrebbe chiuderlo il Parlamento, non limitarne i rappresentanti, tanto è vero che una volta limitati i rappresentanti, i costi che dovevano ridursi sono aumentati. Piuttosto che tagliare i parlamentari per ragioni economiche, era meglio scegliere il monocameralismo per semplificare il percorso legislativo. Questa sarebbe stata una prassi legata allo spirito costituzionale. È accaduto che chi proponeva questa riforma è stato dipinto come un dittatore e chi ha proposto la prima è stato appoggiato dalle Camere.

Questa classe politica di incoscienti, una volta compiuto il misfatto, nemmeno si è resa conto delle sue estreme conseguenze. Ancora nessuno propone l’abolizione della repubblica parlamentare, anche se il premierato serve ad inibirla. Del resto il percorso intrapreso è stato lungo. Prima la modifica dell’articolo 68 per cui il parlamentare perde l’immunità, poi l’aumento delle competenze regionali rispetto al governo. Ieri il governo alle Camere ha rivendicato il suo diritto di non interrompere le relazioni con Israele che pure due Regioni hanno interrotto eccome ed il governo ci è passato sopra. Infatti il governo promuove una riforma di autonomia e quindi non ci pensa proprio a mettere in discussione dei governatori dell’opposizione pronti persino ad ampliare il mandato richiesto dal testo del governo. Un modo per poter dire che in verità tutti vogliono in maniera diversa l’autonomia regionale. Il risultato sarà lo sbriciolamento dello Stato repubblicano dal suo interno.

Può solo accadere che lo Stato repubblicano venga distrutto prima dall’esterno. Solo dei cretinetti possono pensare che una Repubblica nata dalla Resistenza e da un intervento militare alleato, non sia pronta a combattere per i suoi valori e confonda il ripudio della guerra con l’impossibilità di farla. Vengo invaso, mi arrendo. Infatti ecco esponenti parlamentari schiamazzate in aula citando l’articolo 11, che ovviamente non hanno letto nella sua interezza e pazienza. Purtroppo non hanno nemmeno letto il resto del capitolato costituzionale come l’articolo ’87, quart’ultimo comma. Il Presidente della Repubblica “dichiara lo Stato di guerra deliberato dalla Camere”. La sottile ed impalpabile intelligenza dell’onorevole Schlein come spiega il ripudio della guerra con la dichiarazione dello Stato di guerra, nel medesimo testo? Magari semplicemente non sa di cosa parla l’onorevole Schlein.

Ha molta maggiore razionalità chiedere semplicemente l’uscita dalla Nato, e con essa abbandonare direttamente il blocco occidentale, con il quale non si sente nessuna contiguità. Se l’America ed Israele sono i responsabili del disordine mondiale, è chiaro che l’Iran, la Russia, la Cina ne sono i garanti. Se si ritiene la democrazia multipolare, spostiamoci ad est, saremo sempre democratici. Cambiamo campo. Questa è la proposta che viene fatta da Conte e dalla Schlein e dal loro alleati Bonelli e Fratoianni, che interpretano la Costituzione come conviene loro.

Al che uno potrebbe invocare calma e gesso. Si tratta solo dell’eccesso di strumentalizzazione polemica verso un governo detestabile da parte dell’opposizione. Giusto, se al governo su questi temi non la pensassero uguale alle opposizioni. C’è qualcuno nel governo capace di dire che l’America e Israele intervenendo militarmente in Iran, il mondo lo rendono più sicuro? Intanto perché dimostrano che le democrazie sono capaci di difendersi con successo. Poi che sono in grado di sbaragliare i loro nemici. Persino l’onorevole Meloni che si vorrebbe amica di Trump ha balbettato. Se condanna gli eccessi israeliani, perché dovrebbe risparmiare quelli americani? Fortuna che abbiamo Conte proporre il dialogo con il moderato Putin. Facciamocela scrivere da loro la nuova costituzione.

Azione

Riccardo Bruno

Riccardo Bruno

Riccardo Bruno si è laureato in Storia della Filosofia presso l'Università di Roma La Sapienza nel 1988. Dal 1987 al 1989 collabora all'Ufficio esteri del PRI diretto dall'onorevole Vittorio Olcese. Dal 1994 è capo ufficio stampa del PRI, dal 1995 giornalista professionista iscritto alla stampa parlamentare. Nel 1999 è capo redattore de La Voce Repubblicana. È stato poi editorialista per il Foglio di Giuliano Ferrara e l'Indipendente di Vittorio Feltri. Dal 2019 è prima vice direttore de La Voce Repubblicana e poi direttore politico

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