Viviamo in un tornante della storia in cui i punti di riferimento geopolitici del passato non offrono più certezze. Da un lato, la tradizionale affidabilità di alleati storici attraversa fasi di profonda imprevedibilità e oscillazione politica; dall’altro, l’ascesa di regimi autocratici e dittatoriali — che non nascondono la propria aggressività interna ed esterna o che ne celano abilmente la natura dietro una facciata di convenienza — pone una minaccia diretta alla stabilità globale. In questo scenario, l’obiettivo primario di questi blocchi autoritari appare chiaro: erodere la coesione interna delle democrazie, mirando in primo luogo al ricco mercato e ai valori fondanti dell’Unione Europea.
Di fronte a questa morsa, la risposta non può essere la rassegnazione o la frammentazione, bensì un salto di qualità radicale: il rafforzamento dell’Europa e l’ampliamento delle sue alleanze strategiche con le grandi democrazie avanzate del pianeta, a partire dal Regno Unito, per estendersi a partner globali come Canada, Australia e Giappone.
L’Unione Europea attuale rappresenta una straordinaria potenza normativa e commerciale, ma sconta limiti strutturali evidenti: la frammentazione della politica estera e della difesa, la vulnerabilità geoeconomica e una relativa contrazione demografica.
Prima ancora di guardare all’esterno, l’Europa deve completare la propria integrazione interna, superando il principio paralizzante del voto all’unanimità in settori chiave e ponendo le basi per una vera autonomia strategica.
La sicurezza non passa più unicamente attraverso le tradizionali forze armate, sebbene un coordinamento militare più stretto resti indispensabile. Oggi la partita decisiva si gioca sui flussi invisibili ma vitali della tecnologia:
La protezione dei dati e delle comunicazioni: Dipendere da infrastrutture digitali e cloud extra-europei espone il continente a ricatti e vulnerabilità cibernetiche inaccettabili.
La tutela dei brevetti e della proprietà intellettuale: L’Europa è un faro nell’innovazione scientifica, ma rischia di subire la predazione tecnologica e il furto di brevetti da parte di attori spregiudicati. Unire le normative e i mercati delle democrazie avanzate significa blindare la filiera dell’innovazione.
La difesa cognitiva: Proteggere i processi democratici e l’informazione dalla manipolazione sistematica e dalla disinformazione sponsorizzata da regimi ostili.
Allargare lo sguardo a Paesi come il Regno Unito, il Canada, l’Australia e il Giappone — democrazie avanzate che condividono i nostri stessi valori di libertà, mercato aperto e stato di diritto — non significa ipotizzare improbabili espansioni geografiche dell’UE, bensì dar vita a nuove forme istituzionali di cooperazione.
Si tratta di costruire un “asse democratico globale”, una confederazione di intenti o un consiglio permanente di sicurezza tecnologica ed economica capace di garantire catene di approvvigionamento sicure (materie prime critiche e semiconduttori) e di fare da contrappeso ai modelli autoritari di gestione del potere globale.
In questo scenario, per l’Italia la neutralità o l’ambiguità non sono opzioni praticabili; sono un passaporto per l’irrilevanza. È arrivato il momento in cui le grandi forze politiche del centrodestra e del centrosinistra dovrebbero fare una premessa forte e condivisa: fare di questa visione l’alto inizio di una campagna elettorale fondata sui temi reali del futuro, e non sulla difesa corporativa dei propri interessi o sulle polemiche di bottega.
Chiunque guidi l’Italia oggi si trova davanti a un bivio definitivo che definirà la sua eredità per i decenni a venire: vuole passare alla storia come colui che ha contribuito all’unità e alla crescita di un’Europa forte nel mondo, oppure come il responsabile di una desertificazione politica e della mancata crescita che consegnerà le democrazie alla mercé delle autocrazie?
La risposta a questa domanda non ammette tentennamenti. Il futuro della nostra libertà e del nostro benessere richiede coraggio e visione: l’Italia deve essere l’avanguardia di questo grande asse democratico globale, ergendosi a baluardo contro il populismo interno e le dittature esterne.
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