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La dissoluzione della Russia prossima ventura

Riccardo Bruno di Riccardo Bruno
25 Marzo 2024
in L'editoriale
1
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Se davvero gli ucraini o i servizi occidentali, fossero in grado di organizzare un commando capace di colpire nel cuore della Russia come è accaduto alla sala concerti di Mosca, Putin dovrebbe dimettersi. Tutto preso da scagliare missili sull’Ucraina notte e giorno si è dimenticato di come garantire misure di sicurezza sufficienti alla sua popolazione. Il Cremlino rifiutandosi di accettare l’idea di una guerra che espone la Russia stessa ad un rischio, non ha preso le misure indispensabili, ad esempio il coprifuoco e ritiene tranquillamente di poter condurre la vira di tutti i giorni, andare al ristorante, frequentare concerti, prendere la metropolitana. Auguri. Basta un commando armato di quattro persone a compiere una strage ovunque. Colpa di Zelensky’? Colpa di Putin che non si rende conto di quale scrigno di Pandora ha scoperchiato.

Peggio ancora sarebbe l’ipotesi che davvero sia l’Isis ad aver colpito. Questo significherebbe che dopo vent’anni nonostante la repressione gli islamisti sono ancora in grado di organizzare un attentato e con tanta facilità. Se mai al Cremlino pensassero di aver risolto la questione con gli arresti dei colpevoli, sarebbero ancora più sprovveduti di quanto comunque appaiono. Le ferite del massacro compiuto in Cecenia sono rimaste aperte e non sarà certo l’appoggio ad Hamas a sanarle, piuttosto Putin dovrebbe rivedere tutte le relazioni con le comunità islamiche della federazione. Si tratta in pratica di monitorare 10 milioni di persone, più quelle che vengono da fuori, inclusi i mercenari arruotati per necessità. In pratica è come stare seduti su una bomba ad orologeria. L’assalto al Crocus city halls ne sarebbe solo un ticchettio.

Il miglior consiglio dato a Putin in questi due anni gli è venuto dai polacchi che pure si sono visti un missile russo ieri l’altro invadere il loro spazio aereo. Varsavia ha detto di lasciar perdere la guerra in Ucraina e di concentrarsi sui suoi problemi interni e questo perché la guerra e le difficoltà interne sono legate e la guerra, Putin, proprio non la sa fare. Nemmeno nel 1914 -18 si era visto un fronte tanto esteso e tanto immobile come quello tracciato fra russi ed ucraini e pure la sproporzione di forze dovrebbe esser netta, quando allora non lo era per niente. Le potenze europee si equilibravano. Ma se Putin, esclusa Mariupol, non è mai riuscito a schiacciare le forze nemiche nemmeno per caso, queste sono sempre ripiegate, significa che perse le principali unità di élite in attacchi sconsiderati, tanto da doversi affidare a Prigozhin, con gli attuali effettivi recuperati tra carcerati e nepalesi, non va da nessuna parte. Il che potrebbe essere ancora utile se la Russia volesse isolare il Donbass dal resto del paese, ma non vi riesce perché ogni settimana le forze ucraine gli fanno saltare una o due navi in Crimea in un disastro che ripercorre e approfondisce le tracce dell’ammiraglio Persano a Lissa. I russi puntano a fare collassare le infrastrutture ucraine, quando quelli gli fanno collassare le flotta. Al buio ed al freddo gli ucraini combatteranno ancora, senza il supporto navale, cosa possono fare i russi che nemmeno usano l’aviazione per insufficienza tecnologica? Le minacce di un’espansione del conflitto sono ridicole e a questo punto Putin dovrebbe accorgersi di essere estremamente vulnerabile perché ha perso un altro confine neutrale, quello finlandese.

L’Unione sovietica controllò l’Ucraina nel secolo scorso, grazie a due fattori, i capi, Trotskj prima e poi Crusciov che erano originari di quella regione e poi l’odio di classe che fu funzionale a dividere la popolazione. Senza questi fattori lo zarismo già agli inizi del ‘900 era stato costretto a concedere una qualche autonomia di governo, l’etmanato. Se militarmente la guerra di Putin è un fallimento, politicamente è antistorica. Il corso del mondo ha imboccato un’altra direzione, ovvero lo smembramento degli imperi, Putin sembra volerne ricostruirne uno. La cosa più semplice che possa accadere è che si sfaldi quanto gli rimane ed è questo il senso profondo dell’attentato a Mosca, non il terrorismo, la dissoluzione dello Stato prossimo venturo.

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Tags: IsisPutin
Riccardo Bruno

Riccardo Bruno

Riccardo Bruno si è laureato in Storia della Filosofia presso l'Università di Roma La Sapienza nel 1988. Dal 1987 al 1989 collabora all'Ufficio esteri del PRI diretto dall'onorevole Vittorio Olcese. Dal 1994 è capo ufficio stampa del PRI, dal 1995 giornalista professionista iscritto alla stampa parlamentare. Nel 1999 è capo redattore de La Voce Repubblicana. È stato poi editorialista per il Foglio di Giuliano Ferrara e l'Indipendente di Vittorio Feltri. Dal 2019 è prima vice direttore de La Voce Repubblicana e poi direttore politico

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Comments 1

  1. Enrico Martelloni says:
    2 anni ago

    Dissoluzione della Rossiya in uno zarato dopo una nuova. Norimberga.
    Putin sta usando la stessa strategia di sempre come nel 1999 a Volgodonezk e a Rjzian dove fecero saltare in aria i palazzi civili notte tempo, per incolpare i ceceni da tre anni ormai indipendenti e poi attaccarli in forze, distruggendo Grozny come Mariupol.

    Rispondi

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