Alexei Zhuravlev, primo vicepresidente del Comitato di Difesa della Duma, ha evocato la possibilità di fornire a Maduro i missili Oreshnik o Kalibr. Il Venezuela riceve già armi da Putin. Per cui Zhuralev non vedrebbe “alcun ostacolo” ad aiutare un Paese amico, o almeno, “nessun obbligo internazionale” impedirebbe alla Russia di farlo.
Zhuravlev aveva meno di un anno, è nato nel 1962, quando ci fu la crisi dei missili a Cuba. Farebbe bene a documentarsi meglio a riguardo. La clamorosa marcia indietro per cui Krusciov mollò un paese fratello, non un paese amico, dipese dal fatto che il leader sovietico realizzò in ritardo quello che stava per fare, ovvero compromettere la sicurezza dell’Unione sovietica. I vertici militari statunitensi erano pronti a colpire la Russia immediatamente dalle basi a terra in Turchia. Ammesso che a Cuba ci fossero già dei missili operativi, la Russia sarebbe stata ridotta un colabrodo prima che si potessero usare.
Tralasciamo il fatto che al Consiglio di sicurezza della Casa Bianca, i militari volessero l’attacco. Kennedy si ritenne più preoccupato per i suoi alleati, gli europei, che per gli Usa e scelse la strada dell’ultimatum e della trattativa. I russi ricevettero la proposta di smantellamento dei missili turchi e i rapporti fra i vertici militari statunitensi ed il presidente si guastarono definitivamente. L’aeronautica riteneva che quella fosse l’occasione propizia per sbarazzarsi della Russia e con danni minimi. Krusciov fu lesto a capire l’antifona. Di fatto iniziò la strada che avrebbe portato alla sconfitta della guerra fredda. La Russia non era in grado di competere militarmente con l’America allora, quando aveva le basi dei missili a Cuba e le truppe a Berlino. Figurarsi ora. Sarebbe interessante vedere come pensa Zhuralev di fare arrivare i missili a Maduro. Via mare? Paracadutandoli da casse da morto volanti come i vecchi Tupolev? Farebbe meglio a preoccuparsi dei Patriot arrivati a Zhelensky a cui potrebbero arrivare anche i Tomahawk, perché oramai persino Trump si è stufato dei russi.
Al Cremlino sono tutti eccitati per aver ingaggiato finalmente i combattimenti all’interno di Povrovsk dopo due anni d’assedio e centomila morti. Lo considerano davvero un grande successo di cui inorgoglirsi. Non hanno letto Michail Bulgakov, la Guardia Bianca. Il tempo esatto in cui l’Armata rossa prese, non un paesucolo del Donbass, ma la capitale ucraina, fu di cinque minuti. Prima ancora che fosse esploso un solo colpo di cannone, le bande cosacche che imperversavano in città scomparirono nel nulla e non si rividero mai più. Vero che il capo dell’Armata rossa era pur sempre un ucraino, Trotskij, ma questo non è sufficiente per spiegare una simile capitolazione. L’Ucraina si arrendeva a Mosca perché Mosca era nel 1918 una speranza. Nel 2025, piuttosto che arrendersi a Mosca, l’Ucraina preferisce essere distrutta. Questo è il punto fondamentale della vicenda e conferma il fallimento di un regime che mentre arranca a Pavrovsk, rilancia offrendo a Caracas missili che farebbe bene a scagliare su Odessa. Le navi russe colano a picco nel Mar Nero, figurarsi nell’Atlantico.
Gli amici della Russia, appena Trump si è recato a Pechino, si sono messi a ricordare l’invasione dell’Inghilterra. L’Occidente ha bombardato Pechino! Nessuno però ha spiegato come mai l’impero cinese conferì la sua più alta carica militare al generale Gordon, quello che sarebbe poi morto in Sudan: Nessuno è curioso di sapere perché il capo dell’esercito inglese in Cina, quindici mila uomini per invadere un paese che ne contava un miliardo, divenne il comandante in capo dell’esercito dell’impero cinese? Meno male che si tratta di storici professionisti.
I geopolitici invece si chiederanno cosa succederebbe semplicemente se Xi mollasse Putin, perché Xi a contrario di Putin ha solo interesse ad andare d’accordo con l’occidente, senza contare che se ci fu un’invasore della Cina, quello fu la Russia in Manciuria, non l’Inghilterra. L’Inghilterra intraprese due guerre commerciali per ripristinare un accordo fra potenze imperiali. L’America all’epoca era solo una ex colonia e per questo piaceva tanto a Mao. Il presidente Mao considerava la Cina come tale, ma non degli inglesi, dei giapponesi, che allora non contavano più niente e soprattutto dei russi che contavano eccome. Mao amava dire che metà del mondo doveva essere spazzata via. Non ha mai indicato quale.
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