Ora che le truppe ucraine hanno effettuato una controffensiva nella ragione di Zaporizhzhia si leggono anche le prime analisi serie sullo stato del conflitto. Gli ucraini non hanno riconquistato duecento chilometri quadrati ai russi, perché i russi non li avevano mai presi. C’è un’ampia terra di nessuno in cui si combatte da quattro anni con risultati alterni, praticamente incontrollabile, che caratterizza l’intera regione del Donbass e anche Zaporizhzhia ne è ricompresa. La notizia semmai è che l’offensiva di terra per Odessa che Putin pensava di potere realizzare il mese scorso, se la può scordare un’altra volta. Causa il nebbione stagionale, causa l’interruzione di Starlink, il perfido Musk aiuta gli ucraini, vai a sapere, i russi sono rimasti come sempre con le pive ne sacco. Per questo si accaniscono con i bombardamenti su Kyiv. La ferocia sulle strutture civili è il segno della loro impotenza militare, la controprova che non possono fare la pace. Dopo quattro anni di guerra Putin non ha in mano niente, se non sessanta chilometri in più di territorio ucraino rispetto al 2021, come scrive Beppe Severgnini sul Corriere della Sera, la distanza fra Milano e Varese.
Il punto debole della trattativa in corso è l’evidente illogicità diplomatica. I russi pretendono la capitolazione dell’Ucraina che li ha fermati. Persino l’inviato di Trump Witkoff, che anche se non conta niente è dalla parte di Putin, se ne rende conto. Witkoff potrebbe stare a negoziare anche altri vent’anni senza cavare un ragno dal buco, perché i russi non sfondano e gli ucraini non cedono. I negoziati sono paralizzati.
La Russia che non riesce ad espandersi in una regione che ritiene di sua proprietà storica e geografica, e che è abitata dalla sua stessa popolazione, a volte gli stessi soldati che si combattono sono parenti. potrebbe forse cambiare di colpo obiettivo con successo? Per cui l’occidente avrebbe presto tutti i vantaggi di vederla logorarsi in una vana e lunga guerra civile. Costi enormi di vite umane, dispendio di risorse a danno del suo possibile sviluppo, dequalificazione militare. La Russia continua così ed i paesi occidentali si avvantaggerebbero strategicamente, come se ne avvantaggia già la Cina. In quattro anni si sono capovolte le gerarchie politiche militari del ‘900 dove la Russia fu sempre sopra la Cina e ora sta sotto.
Altrimenti l’Europa dovrebbe covare un profondo rimorso, quello di non aver provato, dal momento in cui i russi ammassavano truppe ai confini e per gli interi mesi del covid, guarda il caso, a schierare le loro in Ucraina. Se Francia, Italia, Germania, Spagna, Olanda, avessero inviato anche solo cinquemila soldati ciascuna, i russi ci avrebbero pensato meglio a lanciare un’offensiva. Al Cremlino erano convinti che l’Europa avrebbe mollato l’Ucraina come aveva sempre fatto nella storia, che l’America già l’aveva mollata. Ritrovarsi anche solo 25 mila soldati europei sul campo, almeno li avrebbe costretti a rivedere i piani. Per la verità già piuttosto ridicoli.
L’Europa adesso può giurare fedeltà eterna alla causa ucraina, inviare i suoi denari, pochi, i suoi armamenti, obsoleti, andare in pellegrinaggio sulle tombe dei caduti, quello che vuole. L’occasione per mostrare la stoffa di una grande nazione è sfumata. Pensava a come chiudere i suoi cittadini in casa e non si è accorta di aver sepolto la pace ai confini.
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