Il Movimento cinque stelle si è presentato alla ribalta della scena nazionale con un colpo da maestro, la riesumazione di Rousseau, il primo pensatore democratico dell’Europa contemporanea. Amatissimo in mezzo mondo per tutto il settecento e sino a metà dell’800, Rousseau venne obnubilato da Marx dal 1870. Quando poi furono evidenti gli errori tragici del marxismo, i suoi sostenitori scaricarono tutte le colpe su Rousseau che era già odiato dai vecchi reazionari. Il gioco riuscì perfettamente, tanto che riproporre Rousseau all’attenzione pubblica come pretendeva il Movimento cinque stelle, avrebbe richiesto, convegni, studiosi, dibattiti, cenacoli di esperti. La cosa dovette apparire tanto complessa ed arzigogolata da preferire al dunque intitolargli una piattaforma gestita da Roberto Casaleggio, il genio del Movimento. Quando si chiese a Casaleggio la sua idea di Rousseau, lui rispose che gli era simpatico, come Voltaire. Ovviamente, Voltaire e Rousseau si combatterono a viso aperto per tutta la loro vita. In genere, o si ama l’uno, o l’altro.
Il pensiero politico di Rousseau offre infinite varianti ed una sola costante, la sovranità plurale ed il contratto sociale, formule che non esistevano nella sua epoca. La sovranità era monocratica e assoluta e godeva di tutti i diritti, anche di morte dei suoi sottoposti. A Rousseau questo sembrava una ignominia vera e propria, perché i popoli precedono i loro sovrani, dunque al popolo spetta ogni diritto e l’unico governo che si rispetti non è il governo del re, è l governo del popolo. A momenti finiva in galera. Il concetto di Rousseau che però colpì il movimento cinque stelle, fu più sofisticato, ovvero l’esercizio della democrazia, che secondo alcuni interpreti Rousseau non ritiene possa essere rappresentata, la democrazia deve essere diretta. Ora questa ricostruzione del pensiero di Rousseau sarebbe derivata dal Contratto sociale in cui Rousseau afferma che “il popolo inglese è libero nel momento del voto e schiavo subito dopo”. Ecco che Rousseau non crede nel parlamento! Una clamorosa sciocchezza, Rousseau non credeva nel sistema parlamentare britannico che eleggeva solo la camera dei Lords. Rousseau riteneva che anche il panettiere dovesse concorrere alla formazione delle leggi e se con il Contratto sociale, si fosse letto anche La Costituzione della Repubblica di Polonia, che in in Italia nemmeno è tradotta, questo sarebbe stato più chiaro. I romani non venivano rappresentati se non dalla loro persona, perché dominavano l’universo mondo, i polacchi sottoposti a qualsiasi governo straniero dovevano avere una rappresentanza eccome, altrimenti come singoli cittadini, non sarebbero mai contati nulla.
La formula “uno vale uno” non è dunque di Rousseau, è di Beppe Grillo. Per quanto possa essere discutibile aveva un senso quale quello di un grande partito di massa, che raccoglie più di quindici milioni di voti, che rifiuta di definirsi come la nuova Democrazia cristiana. Rousseau è il pensatore anticristiano per eccellenza, che vuole il cristianesimo fuori dallo Stato. Ci mancava solo che il movimento cinque stelle ripercorresse i triti riti della Dc, per cui tutti a votare in piattaforma. Se non era propriamente rousseauiano, per lo meno non era lo scudocrociato. Questo il partito del 33 per cento. Ora che il partito non fa il sei e conta forse quattro milioni di voti, perché mai non ripristinare un confronto politico in presenza? Anche solo per uscire dall’anonimato. Non c’è niente di male se un movimento si riconosce unitariamente in un solo leader. Ragione per non eleggerlo attraverso una piattaforma, soprattutto ora che il movimento cinque stelle non è più un’alternativa rousseauiana di sistema, ma un partito spregiudicato quanto gli altri. Infatti manco più Grillo lo vota.
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