venerdì, 17 Aprile 2026
  • Login
  • Register
LA VOCE REPUBBLICANA
Giornale di politica e attualità fondato nel 1921 | Editore: Partito Repubblicano Italiano
  • Home
  • Attualità
    • Guerra in Ucraina
  • Cultura
    • La Biblioteca Repubblicana
  • Economia
  • L’editoriale
  • La Nota Politica
    • Il Pri informa
No Result
View All Result
  • Home
  • Attualità
    • Guerra in Ucraina
  • Cultura
    • La Biblioteca Repubblicana
  • Economia
  • L’editoriale
  • La Nota Politica
    • Il Pri informa
No Result
View All Result
LA VOCE REPUBBLICANA
No Result
View All Result


Autonomia, federalismo, devoluzione: l’esempio del Trentino

di Fabio Peterlongo
2 Dicembre 2022
in Attualità / Politica, L'editoriale
0
Condividi su FacebookTwittaCondividi su WhatsApp

Vi avverto, sto per infrangere il fondamentale comandamento che ogni trentino deve inderogabilmente rispettare: «Non parlerai mai male dell’Autonomia. Tanto meno lo farai di fronte ai “taliani”». Eppure eccomi qua a fare precisamente questo: commetterò il peccato capitale che nessun trentino compie mai a cuor leggero e che mi alienerà alcune amicizie. Sono qui a dire peste e corna della nostra Autonomia Specialissima. Lo faccio perché sono trentino, mitteleuropeo, ed anche italiano. 

Scriverò della nostra Autonomia (che va scritta con la “A” maiuscola, altrimenti arrivano i fantasmi di De Gasperi e Gruber a schiaffeggiarti sulla mano), perché ultimamente il tema del federalismo è tornato nell’agenda politica nazionale, con i tentativi del ministro Calderoli di arrivare alle “autonomie differenziate” invocate da numerose regioni, soprattutto del Nord. In soldoni, si tratterebbe di assegnare alle regioni facoltà amministrative ulteriori e l’autonomia finanziaria per gestire da sé competenze attualmente in capo allo Stato centrale. Di nuovo una sorta di devolution (ancora tu? non dovevamo vederci più?), con la quale lo Stato decentra alcuni poteri a beneficio delle istituzioni regionali. L’ennesimo tentativo da copione leghista di federalizzare uno Stato non federalizzabile.

Dall’altra, emerge la preoccupazione dei meloniani, da sempre inclini a porre l’interesse superiore della Nazione (della quale solo loro sono supremi e unici numi tutelari, ça va sans dire, in una sorta di mistica totalitaria che confonde Patria e partito) come diga contro i localismi e i regionalismi, che costoro non capiscono e di cui diffidano. Per Fratelli d’Italia la direzione dev’essere la seguente: si fanno le autonomie solo se si fa il presidenzialismo, ovvero se si cambia la forma di governo, procedendo verso un rafforzamento dell’esecutivo nazionale. 

Al netto delle proposte ancora fumose, emerge l’enorme problema ermeneutico di cui i leghisti soffrono da sempre quando si tratta di comprendere cosa significhi federalismo, devoluzione, autonomismo. Ciò che non riescono a capire è questo: il federalismo non è una riforma, nemmeno una riforma costituzionale. Il federalismo non si riesce a fare, non per resistenze politiche, o per le rimostranze dei governatori del sud, o per mancanza di volontà di chi sta nelle stanze dei bottoni: il federalismo non si riesce a fare perché il fatto se uno stato è federale o centralista, è qualcosa di iscritto nel codice genetico dello stato stesso ed è praticamente impossibile modificarlo. La Repubblica italiana è uno stato centralista per sua essenza costitutiva (e per Costituzione), mentre gli stati federali nascono come tali. 

Facciamo un esempio noto: gli Stati Uniti d’America. Essi sono una comunità di stati quasi sovrani, che decidono di mettersi insieme e si riconoscono in un’autorità federale a cui sono gli stati a devolvere alcuni poteri. E questi poteri sono quelli che gli stati federati non possono o non hanno la convenienza a tenere per sé: essenzialmente politica estera, difesa comune e gestione delle dinamiche macro-economiche di scala globale. Simile è la situazione svizzera: i Cantoni, autenticamente sovrani, convergono verso un centro federale le cui competenze sono limitate. Dall’altro lato dello spettro vi sono gli stati centralisti, come la Francia o l’Italia: lì esiste uno stato centrale che decide se e come conferire alle sue articolazioni locali (regioni, province, dipartimenti e prefetture sono sempre espressioni dello stato) alcune competenze. 

Per chiarire, immaginiamo un condominio: lo stato federale è quello in cui i singoli inquilini degli appartamenti decidono di mettersi insieme, eleggere un rappresentante condominiale e lasciargli alcune competenze, quelle essenziali e che non possono non essere condivise, come la pulitura delle scale o le relazioni con i condomini vicini perché “l’unione fa la forza”. Lo stato centralista è quello per cui prima esiste il condominio, poi esistono i vari inquilini, ai quali viene concesso un certo grado di potere gestionale, ma solo finché il condominio lo vuole. Non è una distinzione da poco ed occorre capirla molto bene. Un ottimo esempio in questo senso è la Spagna: prevede autonomie locali anche ampie, a patto che non pestino i piedi a Madrid, come si è visto quando la Generalitat catalana volle farsi un referendum per l’autodeterminazione, ricevendo per tutta risposta le bastonate (letterali) della Guardia Civil madrilena ai cittadini in fila ai seggi, la sgridata a reti unificate del Re che solitamente non apre bocca, l’incarcerazione o l’esilio dei suoi leader e lo scioglimento della sua assemblea regionale. 

L’Italia repubblicana per sua natura costitutiva (e costituzionale) è un condominio del secondo tipo. Al massimo lo stato riconosce alcune autonomie speciali per ragioni eclatanti di difformità linguistica (Alto Adige, Friuli-Venezia Giulia) o per il carattere insulare di alcune regioni (Sicilia, Sardegna). Si tratta sempre di eccezioni alla regola di base. Non per nulla ci sono regioni a statuto ordinario e regioni a statuto speciale. Ordinario e speciale: occhio ai termini. Siamo di fronte ad un archetipo irriformabile: non si può trasformare uno stato centralista in uno federale attraverso un processo di riforme. Occorrerebbe rifondare totalmente lo stato. E qui viene comodo menzionare Carlo Cattaneo che immaginava un’Italia confederale, che nasceva dall’unione delle sue comunità storiche. Un processo che sarebbe stato preferibile, ma che non si è attuato ed è rimasto solo nei resoconti delle utopie risorgimentali di cui non si è poi vista concretizzazione. 

Ed ora vengo al punto gustoso, quello in cui parlo maluccio della mia Autonomia, quella in cui abito in quanto trentino. Prima, una doverosa precisazione: i trentini non hanno mai rubato una lira o un euro per costruire la loro (presunta) prosperità. Teniamo sul territorio buona parte del gettito fiscale che produciamo e con quei fondi paghiamo moneta sonante le competenze che ci sono riconosciute. In sintesi, noi l’Autonomia ce la paghiamo e non viviamo a sbafo del contribuente italiano. La nostra eccellente Università, i poli di ricerca, il buono stato delle strade pubbliche e dei servizi, sono l’esito del lavoro dei trentini. Detto questo, per decenni esempio di autogoverno virtuoso, nel corso del tempo è cresciuta l’insofferenza del pubblico nazionale verso quello che viene percepito come un privilegio. «Perché il Trentino sì e il Veneto no?» ci domandano da Verona. In fondo anche il Veneto ha una tradizione di auto-governo: la Serenissima Repubblica si è governata da sé per mille anni con discreto successo. 

Il perché il Trentino sia autonomo e altre aree italofone della penisola non lo siano è in effetti un piccolo enigma a cui non è facile dare risposta, a meno di non essere esperti cultori della storia dell’arco alpino. Ci sono alcune ragioni: anche in Trentino, nonostante la popolazione sia praticamente all’unanimità di lingua italiana, ci sono minoranze linguistiche, abbiamo i mòcheni, i cimbri, i ladini, che parlano lingue diverse dall’italiano. Si tratta di alcune migliaia di persone, a cui scommetto che nel ventunesimo secolo nessuno torcerebbe mai un capello per il fatto di parlare una lingua diversa, persino di volerla insegnare nelle scuole e di voler organizzare rievocazioni folcloristiche per tutelare il proprio retaggio culturale. Non ci vedo qui una grande ragione per rivendicare un’autonomia speciale. Per lo meno, nulla di paragonabile a quanto accade nel vicino Alto Adige, dove effettivamente abita un 70% di tedeschi. Poi c’è il nostro fantomatico retaggio “tirolese”, mito fondativo dell’autonomismo trentino e in quanto tale più affine alla leggenda che alla storia: secondo alcuni il Trentino e l’Italia sarebbero diversi perché noi, per quanto parlanti italiano, siamo stati per molto tempo inglobati nel Sacro Romano Impero, con una millenaria tradizione di auto-governo e forti legami culturali e politici con Innsbruck. Il che può essere vero, ma, come ho già scritto, questo non ci rende molto diversi dalla Repubblica di Venezia, dal Piemonte sabaudo o dalla Repubblica di Genova, che pure loro si governavano da soli avendo forti connessioni con le potenze straniere confinanti. 

Insomma, l’Autonomia trentina si basa su fondamenta piuttosto vaghe e difficilmente comprensibili nel ventunesimo secolo. Però, uno può obiettare: «Almeno voi siete bravi, guardate in giro nel resto d’Italia, da voi c’è il buon governo». E su questo, le opinioni divergono: l’Autonomia trentina ha contribuito allo sviluppo di questa terra, se si pensa che negli anni Cinquanta era tra le province più povere d’Italia, essenzialmente agricola, trasformandola in un territorio dove la qualità della vita è ottima. Ma ancora una volta, lo stesso può essere detto per il Veneto: anche loro fino agli anni Settanta erano economicamente arretrati, poi hanno costruito il Veneto che conosciamo, una delle aree d’Italia maggiormente trainanti. Eppure loro non hanno mai avuto l’autonomia. Cosa ci rende così speciali? Io francamente non ne sono così sicuro e prego il lettore trentino di darmi una spiegazione diversa dal presunto retaggio tirolese o dalle mirabolanti imprese di quell’integralista di Andreas Hofer che si oppose a Napoleone. 

Inoltre, quello del “buon governo” trentino è ormai uno stanco mito: nel corso degli anni sono emersi i clientelismi, la sudditanza ai potentati locali, l’incapacità di andare oltre alla promozione del folclorismo come unica identità. Per questo, a chi ci invidia per la nostra autonomia, da trentino dico: capisco la frustrazione, poiché la mancanza di un’autonomia fa in modo che i vostri rappresentanti locali debbano riferire in maniera molto più netta al potere centrale. È un male? Molte volte sì, ma altre volte le mani libere sono peggio. Alla fine, il cruccio è rappresentato dalla qualità della classe dirigente. Per decenni il Trentino è stato guidato da politici di prim’ordine, con una visione ambiziosa e futuribile di questa terra in origine contadina. Più di recente, la nostra Autonomia è diventata spesso un teatrino popolato da lobbisti di piccolo cabotaggio, industriali dello sci, rivenditori internazionali di mele e smerciatori globali di bolognini di porfido, qualche volta sotto inchiesta per infiltrazioni ‘ndranghetiste, segno che l’Autonomia non ci protegge dal male. Volete finire come noi? Non è un brutto destino, ve lo concedo, ma non è tutto oro ciò che luce, anche se produciamo le mele golden. 

Insomma, per concludere: se autonomia per tutti dev’essere, in modo da creare una sorta di parodia sghemba e ridicola degli stati autenticamente federali, lo si faccia, ma prevedendo anche il rafforzamento del potere centrale. Se vogliamo scimmiottare gli Stati Uniti d’America, immaginando un’Italia composta di venti piccoli stati di dimensione regionale, non si dimentichi che negli States hanno nel presidente federale l’uomo politico più potente del mondo democratico. Ma anche qui sorge un dubbio: siamo proprio sicuri di volere l’autonomia per tutti? Abbiamo visto le regioni all’opera, autonomisticamente, nel corso della pandemia. Venti sistemi sanitari, venti risposte diverse e solo l’intervento a gamba tesa del governo centrale (che sembrò muoversi sulla scia di un pensiero del tipo: «Adesso si fa come diciamo noi, questa qui è una cosa seria, non si tratta di collocare liberamente primari e suorine nelle varie cliniche») ha evitato un disastro ancora peggiore di quello che si è purtroppo verificato. Insomma, l’autonomia va bene quando si tratta di questioni che possono essere distinte per il criterio di prossimità: politiche culturali, promozione del turismo, viabilità e parchi. Ma quando il gioco si fa duro – ed abbiamo visto con i nostri occhi quanto possa farsi duro questo gioco – occorre poter contare su uno Stato costituzionalmente forte e capace di dire ai suoi cittadini: «La Repubblica è una e indivisibile. I cittadini sono tutti uguali, soprattutto quando si parla di diritto alla salute, diritto ad un ambiente sano e sicuro, diritto all’istruzione, diritto al lavoro».

Foto Mortadelo2005 (Modifications made by Lkcl it.(Wikivoyage) | CC BY-SA 3.0

Fabio Peterlongo

Fabio Peterlongo è laureato in Filosofia presso l'Università degli Studi di Trento. Ha collaborato con il quotidiano Trentino, con la rivista Trentino mese e con Radio Dolomiti. Oggi scrive per l'Adige

Altri Articoli

La pontiera

Un’Italia che non conta più niente

La dichiarazione del presidente del consiglio italiano sull'annuncio di un cessate il fuoco tra Libano e Israele, è quella di...

La  Pace Perpetua della sola forma Repubblicana

La Pace Perpetua della sola forma Repubblicana

Il diritto internazionale lo inventò Kant quasi di sana pianta in un'epoca in cui l'unico diritto era quello del re....

Un giudizio sintetico a priori

I principi dimenticati

C’è un limite oltre il quale la politica smette di essere esercizio di responsabilità e diventa teatro di reazioni tardive,...

Una premier de sinistra chiamata Giorgia

Una premier de sinistra chiamata Giorgia

La sospensione del memorandum Italia Israele, che prevede collaborazione militare e di intelligence fra i due Stati, non rappresenta un...

Prossimo articolo
Spirito repubblicano e Patto sociale

Spirito repubblicano e Patto sociale

Lascia un commento Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Consigliati

Mazzini, la Fede e il vero senso dell’universalità

Mazzini, la Fede e il vero senso dell’universalità

Dn Pri, il rilancio della democrazia

Dn Pri, il rilancio della democrazia

Articoli Popolari

  • Il documento della Direzione Nazionale del Pri dell’8 agosto

    1074 Condivisioni
    Condividi 430 Tweet 269
  • Il giovane Hegel e lo Spirito del mondo a cavallo

    1070 Condivisioni
    Condividi 428 Tweet 268
  • Barbero, l’inutilità della filosofia e il segreto dei Templari

    1045 Condivisioni
    Condividi 418 Tweet 261
  • Il bipolarismo fasullo, intervista a Luigi Marattin

    950 Condivisioni
    Condividi 380 Tweet 238
  • Piero Angela, i complottisti e le bandiere

    877 Condivisioni
    Condividi 351 Tweet 219

LA VOCE REPUBBLICANA

Giornale di politica e attualità fondato nel 1921

Edizione online iscrizione n.136 del 02/12/2020
del Tribunale Ordinario di Roma
Direttore Responsabile: Paolo Morelli
Direttore Politico: Riccardo Bruno
Coordinamento direzione: Mauro Cascio

  • Privacy e Cookie Policy

© 2022 La Voce Repubblicana - Giornale di politica e attualità fondato nel 1921 | Partito Repubblicano Italiano

No Result
View All Result
  • Home
  • Attualità / Politica
    • Guerra in Ucraina
  • Economia
  • L’Editoriale
  • La Nota Politica
    • Il Pri informa
  • Cultura
    • La Biblioteca Repubblicana
  • Privacy e Cookie Policy

© 2022 La Voce Repubblicana - Giornale di politica e attualità fondato nel 1921 | Partito Repubblicano Italiano

Welcome Back!

Login to your account below

Forgotten Password? Sign Up

Create New Account!

Fill the forms below to register

All fields are required. Log In

Retrieve your password

Please enter your username or email address to reset your password.

Log In
Cookie Policy
Sul nostro sito web utilizziamo i cookie per offrirti l'esperienza più pertinente possibile ricordando le tue preferenze nelle successive visite. Cliccando su "Accetta tutti", acconsenti all'uso di TUTTI i cookie. Tuttavia, puoi visitare "Configurazione Cookie" per fornire un consenso controllato.
Configurazione CookieAccetta Tutto
Revisione consensi

Privacy Overview

This website uses cookies to improve your experience while you navigate through the website. Out of these, the cookies that are categorized as necessary are stored on your browser as they are essential for the working of basic functionalities of the website. We also use third-party cookies that help us analyze and understand how you use this website. These cookies will be stored in your browser only with your consent. You also have the option to opt-out of these cookies. But opting out of some of these cookies may affect your browsing experience.
Necessary
Sempre abilitato
Necessary cookies are absolutely essential for the website to function properly. These cookies ensure basic functionalities and security features of the website, anonymously.
CookieDurataDescrizione
cookielawinfo-checkbox-analytics11 monthsThis cookie is set by GDPR Cookie Consent plugin. The cookie is used to store the user consent for the cookies in the category "Analytics".
cookielawinfo-checkbox-functional11 monthsThe cookie is set by GDPR cookie consent to record the user consent for the cookies in the category "Functional".
cookielawinfo-checkbox-necessary11 monthsThis cookie is set by GDPR Cookie Consent plugin. The cookies is used to store the user consent for the cookies in the category "Necessary".
cookielawinfo-checkbox-others11 monthsThis cookie is set by GDPR Cookie Consent plugin. The cookie is used to store the user consent for the cookies in the category "Other.
cookielawinfo-checkbox-performance11 monthsThis cookie is set by GDPR Cookie Consent plugin. The cookie is used to store the user consent for the cookies in the category "Performance".
viewed_cookie_policy11 monthsThe cookie is set by the GDPR Cookie Consent plugin and is used to store whether or not user has consented to the use of cookies. It does not store any personal data.
Functional
Functional cookies help to perform certain functionalities like sharing the content of the website on social media platforms, collect feedbacks, and other third-party features.
Performance
Performance cookies are used to understand and analyze the key performance indexes of the website which helps in delivering a better user experience for the visitors.
Analytics
Analytical cookies are used to understand how visitors interact with the website. These cookies help provide information on metrics the number of visitors, bounce rate, traffic source, etc.
Advertisement
Advertisement cookies are used to provide visitors with relevant ads and marketing campaigns. These cookies track visitors across websites and collect information to provide customized ads.
Others
Other uncategorized cookies are those that are being analyzed and have not been classified into a category as yet.
ACCETTA E SALVA