Giunti a duecento venti anni esatti dalla battaglia di Austerlitz per lo meno un aspetto della strategia militare bisognerebbe averlo appreso, gli attacchi preventivi, non si annunziano, si fanno. Più che i russi, le parole dell’ammiraglio Cavo Dragone, dovrebbero lasciare perplessi gli europei. Sentendosi in dovere di spiegare che occorre una maggiore determinazione della Nato contro gli attacchi ibridi russi in corso, l’ammiraglio ha per l’appunto annunciato l’ipotesi di considerarne uno preventivo, per quanto questo fosse lontano della mentalità dell’Alleanza. Poiché lo stesso Cavo Dragone ha dovuto poi specificare che l’attacco sarebbe stato difensivo, si è contraddetto, senza accorgersene, ben due volte. I russi, insomma, dovrebbero farsi una risata. Poche settimane prima di Austerlitz un altro ammiraglio, Villeneuve, si era mosso incautamente contro la flotta russa e venne colato a picco anche se da vascelli inglesi comandati da lord Nelson.
Invece di Cavo Dragone i russi non ridono, perché Putin straparla. Solo il 27 novembre scorso ha detto “la dinamica positiva si mantiene in tutte le direzioni dell’operazione militare speciale e il ritmo dell’avanzata aumenta”, per poi pronosticare come “possibile il crollo del fronte ucraino nella direzione di Zaporizhzhia. Krasnoarmiysk e Dimitrov completamente circondate” ed infine ha esultato, “Volchansk è quasi completamente nelle mani delle Forze Armate della Federazione Russa”. Solo Franz von Weyrother, l’ideatore del piano di battaglia alleato ad Austerlitz, era altrettanto ottimista. Dopo il primo quarto d’ora di cannoneggiamenti von Weyrother era morto stecchito.
Una breve ripassata della battaglia di Austerlitz vale sempre la pena di farla. Furono i giovanissimi nobili ufficiali russi ed austroungarici a voler prendere contatto con l’esercito francese inferiore loro della metà degli effettivi e questo prima di averne triplicato il numero. Von Weyrother che aveva studiato la campagna di Bonaparte in Italia, pensò di emularlo a Castiglione, accerchiando il nemico ed annientarlo, senza rendersi conto di due cose. La prima, che il campo di battaglia di Castiglione era un quarto rispetto a quello di Austerlitz. La seconda è che quel piano era comunque quasi fallito. L’imperatore francese da parte sua fece ben poco, o per lo meno il solito, indurre l’esercito austro russo a dividersi per combatterlo singolarmente. Alcuni storici, sostengono che tutti i tentativi di attirare il nemico in trappola erano falliti. il nemico nemmeno si preoccupava di cosa facessero i francesi. Per cui non venne preso d’assalto il lato destro dello schieramento a Telnice, considerato più debole. Gli austro russi, semplicemente, puntarono i due lati della forza francese schierata su un fronte di 15 chilometri. Le truppe che attaccarono sul lato destro furono solo più veloci di quelle sul sinistro. Napoleone osservò un tale scempio insulso con compiacenza e rapido sfondò al centro.
Anche nel Donbass le cose non vanno proprio come asserisce Putin. I reparti di Kiev sono ancora attivi nell’oblast di Kharkiv. Soprattutto sono in grado di contrattaccare a nordest della città e reggono agli assalti russi in direzione di Kupyansk e Borova. Non è vero che i soldati russi abbiano completato la presa di Kupyansk e conquistato la maggior parte del suo oblast. Come von Weyrother, Putin non capisce che le unità ucraine, inferiori di numero, ricorrono a ritirate tattiche, rinforzano i diversi settori della prima linea e evitano l’accerchiamento, la manovra più difficile da compiere almeno dal 1796, campagna d’Italia. .
La battaglia del Donbass è ben lungi dall’essere conclusa, del resto Putin ha poi ammesso di dover combattere tutto l’inverno. A suo vantaggio ci sono solo le dichiarazione improvvide degli ammiragli della Nato, i Villeneuve dei tempi nostri.
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