Le parole pronunciate da Antonio Patuelli, presidente dell’ABI e del Gruppo La Cassa di Ravenna, durante l’assemblea annuale dell’Associazione bancaria italiana, rappresentano un contributo di grande lucidità in un momento economico complesso e segnato da molteplici tensioni internazionali. In un contesto fragile e pieno di incognite, il messaggio è chiaro: per favorire crescita e sviluppo servono meno parole e più politiche coerenti, concrete e lungimiranti.
Patuelli mette in guardia dai pericoli del ritorno al protezionismo, dei dazi e della frammentazione normativa europea. «Occorre disinnescare i rischi dei dazi e del protezionismo che rischiano di avere effetti pesanti sull’economia, sulle imprese e sulle famiglie» – ha detto – e il monito è più che fondato. Semplificare non significa smantellare: serve un’Europa più armonizzata, meno burocratica, più capace di offrire regole chiare e comuni.
Nel suo intervento, il presidente dell’ABI ha fatto riferimento a due elementi di fondo che il Partito Repubblicano Italiano non può che condividere e rilanciare. Il primo è l’urgenza di sostenere gli investimenti produttivi, attraverso strumenti fiscali e finanziari stabili e incentivanti, come il potenziamento dell’IRES premiale o il ripristino dell’ACE. Il secondo è la necessità di completare l’Unione bancaria europea, superando i decennali blocchi politici che impediscono l’avvio della garanzia unica sui depositi, e favorendo una piena convergenza delle normative tra Stati membri.
A fronte delle gravi crisi internazionali, Patuelli ha anche citato Papa Leone XIII nel richiamare l’importanza di «disarmare le parole». Ma sul piano economico, la riflessione assume una dimensione ancora più profonda: occorre ricostruire fiducia. Fiducia degli operatori economici, delle famiglie, dei risparmiatori. Fiducia che nasce dalla prevedibilità delle regole, dall’equità fiscale, dalla valorizzazione delle competenze, dalla stabilità delle istituzioni.
Nel suo discorso, il presidente ha ricordato anche un passaggio di Luigi Einaudi – uno dei riferimenti etico-politici più cari alla cultura repubblicana – sulla fragilità della concorrenza, che va difesa con attenzione e rigore, soprattutto in un mercato finanziario che vede l’emergere di nuovi attori non bancari e spesso meno regolati. L’Unione delle regole, del risparmio e del mercato è un obiettivo strategico, che richiede visione politica e coerenza istituzionale.
Come repubblicani, vogliamo affiancare a quella riflessione anche il pensiero di Ugo La Malfa, che sin dagli anni ’50 indicava nella modernizzazione produttiva, nella cultura industriale e nell’investimento sulla formazione le chiavi per trasformare il risparmio privato in leva di progresso nazionale.
E vogliamo ricordare John Maynard Keynes, quando sottolineava che «la difficoltà non sta tanto nel pensare cose nuove, quanto nel sfuggire da quelle vecchie»: un monito che vale anche per chi oggi governa, troppo spesso prigioniero di vecchie retoriche e di una logica emergenziale priva di respiro riformatore.
Ravenna, in questo quadro, rappresenta una delle eccezioni positive. Le amministrazioni locali e la Regione Emilia-Romagna hanno saputo lavorare con serietà, pianificazione e apertura al mondo produttivo. I grandi investimenti sul porto, la costituzione della Zona Logistica Semplificata, la rigenerazione urbana in atto e le politiche per la sostenibilità hanno generato fiducia nei confronti del territorio, attirando investitori e contribuendo a rafforzare il tessuto economico locale.
Se l’Italia vuole davvero tornare a crescere in modo stabile e inclusivo, deve guardare oltre gli annunci e le misure spot. Serve una strategia chiara, coerente e fondata su scelte strutturali che restituiscano fiducia alle imprese, ai lavoratori e ai territori. I ritardi che si registrano sul fronte delle riforme, delle semplificazioni normative, del completamento dell’Unione bancaria europea e degli investimenti pubblici qualificati sono responsabilità precise del Governo, che troppo spesso si rifugia in una narrazione ideologica anziché affrontare con serietà le sfide sistemiche del Paese.
In questo contesto, Ravenna rappresenta un esempio positivo: grazie all’impegno delle amministrazioni locali e della Regione Emilia-Romagna, si è riusciti a generare fiducia negli investitori, con progetti concreti sul porto, sulla Zona Logistica Semplificata e sulla rigenerazione urbana. Ma non può bastare l’impegno locale se non si costruisce un quadro nazionale all’altezza delle trasformazioni in atto. Le parole di Antonio Patuelli indicano con forza la direzione da prendere: il Partito Repubblicano Italiano, in piena coerenza con la sua storia e con le linee politiche tracciate dal segretario Corrado De Rinaldis Saponaro, rivendica con determinazione un ruolo attivo in questo percorso di riforma e sviluppo, per un’Italia laica, seria, produttiva, europea e responsabile.







